Google, aria di controllo e di gendarmi
Pubblicato da franco carlini su 29 Novembre, 2006
Franco Carlini, il manifesto, 28 novembre
Quanta confusione e quanta ignoranza nel palazzo di giustizia di Milano. I pm di lassù hanno iscritto tra gli indagati due responsabili di Google Italia: non avrebbero vigilato sulla immissione dei video in rete, in particolare su quello delle sevizie a un disabile, in una scuola di Torino. Molti hanno obiettato che essendo milioni i video sparsi per i server in giro per il mondo, un controllo a priori su quanto viene caricato da utenti singoli è impossibile a farsi. Esistono infatti ottimi software per leggere le parole, e sono quelli usati per esempio dalla Cina ma anche dai filtri anti-spam per bloccare i messaggi indesiderati della nostra posta. Ma non c’è software intelligente capace di leggere e interpretare le immagini, estraendone il senso. Se poi dovessero farlo gli umani, ce ne vorrebbero milioni.
Questa è una critica vera ma debole perché accetta l’idea sbagliatissima dei magistrati di Milano che i siti web siano assimilabili alla stampa (visto che «pubblicano») e che dunque i loro titolari sarebbero responsabili, penalmente. Una sentenza valdostana sostenne mesi fa la stessa discutibile tesi. Ma nel diritto, operare per analogia rivela pigrizia mentale e scarsa conoscenza del mondo e in genere porta a errori pericolosi. Comunque l’analogia, per quanto stiracchiata, potrebbe forse valere per i siti d’autore, a carattere prevalentemente informativo, quando non esplicitamente giornalistico, mentre Google Video, così come YouTube, non sono siti, ma piattaforme di rete, servizi web con cui un’azienda privata offre ai singoli utilizzatori la possibilità, gratuita o a pagamento, di depositare in pubblico i loro materiali. Di essi gli autori, e solo loro, devono rispondere. Da tempo del resto si è riconosciuto che gli Internet Provider, i fornitori di connettività e di ospitalità delle pagine, non possono essere chiamati a controllare i contenuti, ma sono solo obbligati a rimuoverli, rivelandone anche gli autori, qualora ci sia un reato, ma solo dopo, non prima. Vale in questo caso la stessa irresponsabilità riconosciuta alle tipografie e alle edicole. Guai infatti se la collettività attribuisse a dei privati il compito di controllare, magari con loro criteri, i contenuti dei libri, delle riviste, dei video su cassette o in rete.
I magistrati di Milano, peraltro, ben esprimono, senza volerlo, il desiderio di controllo sociale che i poteri, tutti i poteri, e i governi, quasi tutti, vorrebbero esercitare verso un fenomeno sociale che oltre a essere tecnologico ha dato parola, voce e video a circa un miliardo di persone che prima non l’avevano. Di fronte alle conversazioni dilaganti per il pianeta Terra, la prima reazione è di spavento e orrore. E ogni espressione negativa o delittuosa (ce ne sono moltissimi in rete, così come nei gabinetti dei treni) offre loro un’ottima occasione non già per difendere i deboli punendo i violenti, ma per limitare la voce di tutti.
«Tira aria di controllo e di gendarmi» nella rete italiana, ha detto ieri il sottosegretario Beatrice Magnolfi, durante un convegno pisano sulla partecipazione civica per via elettronica. Come darle torto?
Questo post è stato pubblicato il 29 Novembre, 2006 a 6:04 am ed è archiviato in Social Networks, politica. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso il RSS 2.0 feed. Puoi lascia una risposta, oppure trackback dal tuo sito.
Digital Meadows » Blog Archive » Assurdità detto
[...] UPDATE2 Ne parla anche Franco Carlini: Google, aria di controllo e di gendarmi. [...]
Io potrei dirlo meglio? « Filosoffessa detto
[...] Quindi: http://chipsandsalsa.wordpress.com/2006/11/29/google-aria-di-controllo-e-di-gendarmi/ [...]
Andrea detto
Fresco fresco nella mia casella email…
Fimi: rivedere norme europee che regolano le responsabilità dei Service Provider
Milano, 30 Novembre 2006 – La Federazione Italiana dell’Industria Musicale ha chiesto al Governo italiano di farsi promotore di una revisione delle normative europee, che regolano le responsabilità dei service provider in materia di contenuti illeciti, tra i quali rientra anche la musica pirata. Questa infatti viene posta in condivisione dagli utenti sulle piattaforme digitali abusive con la deliberata tolleranza dei service provider.
“Scaricare abusivamente un brano musicale da Internet, rubare un telefonino ad un coetaneo, sembrano ormai essere considerati un fatto comune tra molti giovani – ha dichiarato il Presidente Enzo Mazza. Recentemente l’Istat ha fotografato una realtá dove piratare musica è una pratica cresciuta in maniera esponenziale tra i giovani, e se da un lato ci si interroga sulle colpe dei ragazzi e delle loro famiglie, dall’altro andrebbero identificate anche le responsabilità di chi finge di non vedere” .
“L’unica risposta giunta dai service provider – conclude il presidente di FIMI – è un codice di autoregolamentazione dove gli ISP si preoccupano unicamente di evitare fastidi, anche se i recenti fatti di cronaca mostrano come gli stessi debbano essere ricondotti alle loro precise responsabilità”.
Per maggiori informazioni:
Relazioni Esterne FIMI