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articoli e appunti da franco carlini

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Orfani del Blackberry

Pubblicato da franco carlini su 14 dicembre, 2006

Fra luoghi comuni, statistiche e ricerche, che fanno i figli ma anche cosa fanno i genitori
Noi e i nostri figli, schiavi – come si dice – delle tecnologie, tra cellulari e videogiochi, di cui diventano addicted, dipendenti in maniera quasi totale

Sarah Tobias
Dice il luogo comune, e confermano le statistiche, che i nostri figli sono oggi schiavi delle tecnologie, tra cellulari e videogiochi, di cui diventano addicted, dipendenti in maniera quasi totale. La ricerca più recente si chiama «2006 Teen Trends», tendenze dei giovani del 2006, ed è stata condotta da Harrison Group su un campione di mille americani tra i 13 e i 18 anni. Il risultato è al limite dell’incredibile: essi usano uno o più apparati elettronici come Internet, cellulari, televisione e videogame per un totale di 72 ore alla settimana, coem a dire più di 10 ora al giorno. Il totale è così alto, evidentemente, per effetto dei cellulari sempre accesi, che si sommano alle altre attività digitali. Un terzo di loro infatti possiede un iPod (ed erano solo l’un per cento tre anni fa) e più della metà possiede e una una PlayStation 2 della Sony.
Anche l’Xbox della Microsoft, comunque, raccoglie molti appassionati. Quanto alla musica, lo studio valuta che in media i giovani impieghino 2-3 ore al giorno per scaricare o per ascoltare brani digitali. E infine il fenomeno più recente: il 68 per cento ha creato un suo profilo personale su una delle reti sociali (social networks) come MySpace o Facebook. Infine questi teenager medi americani sono costantemente in contatto elettronico con gli amici: il giovane medio chatta attraverso Istant messaging per tre ore alla settimana, con 35 altri coetanei.
Ma c’è anche il fenomeno inverso, almeno in America: figli trascurati dai genitori, perché anche loro, gli adulti, sono sempre immersi nelle conversazioni elettroniche. Lo ha segnalato il Wall Street Journal, che di queste cose se ne intende, dato che i suoi lettori sono in larga misura uomini e donne del business, un mondo dove la velocità e la tempestività sono regola aurea.
Si prenda il caso di Holth e di Elsa, rispettivamente figli di 7 e 4 anni di Elizabeth Pecore, proprietaria di un emporio di dolci specializzati a Austin, Texas. «Sono molto annoiato, dichiara Hohlt – perché lei è sempre concentrate su quella cosa maledetta». La cosa in questione è un BlackBerry, oggetto tascabile con schermo e tastiera classica (Qwerty), che offre molte funzioni e nelle ultime versioni anche quelle di un normale telefono cellulare. Ma la virtù principale, almeno per i suoi cultori, è questa: non appena un messaggio di posta elettronica arriva alla casella del possessore, questo viene spinto (push) al BlackBerry, il quale ne segnala l’arrivo. Il tutto avviene grazie a un collegamento senza fili, appoggiato su una delle reti cellulari disponibili. In questo modo il fortunato» la può leggere immediatamente il messaggio e i suoi allegati e rispondere altrettanto rapidamente. Il meccanismo psicologico è analogo a quello che coglie molti al computer: avendo attivato la segnalazione istantanea dell’arrivo di un’e-mail, non resistono alla tentazione di guardare chi è, e interrompono quanto d’altro stavano facendo, anche se magari si tratta di spam o di messaggi che potevano aspettare. Ma con il BlackBerry sempre acceso e attivo,. Ciò avviene non solo alla scrivania, ma in ogni momento e luogo, purché ci sia una rete cellulare.
Ma torniamo in casa di Elizabeth Pecore: una volta, prosegue i quadretto familiare, la piccola Elsa nascose il BlackBerry, per impedire alla madre di essere disponibile sempre a quello piuttosto che a lei. Un’altra volta, tuttavia, vedendo la madre particolarmente affranta dopo il lavoro, la stessa Elsa prese l’apparato dalla di lei borsetta e glie lo portò: «Mommy, forse questo ti aiuterà a stare meglio?».
Altra scena, altra famiglia, altra donna d’affari. A lei i figli hanno imposto di non usare il BlackBerry dall’ora di cena al momento di andare a letto. Lei tuttavia ha confessato di non resistere e così fa dei frequenti salti in bagno, dove l’ha nascosto e dove lo consulta nervosamente. Per non dire di Christina Huffington, 17 anni, la figlia maggiore della famosissima Arianna Huffington, cofondatrice di uno dei blog politici più famosi in America, chiamato The Huffington Post, appunto. Arianna di BlackBerry ne ha due e li consulta in continuazione: se li tiene per terra, a portata di sguardo, durante le sedute di Yoga. La giovane Christina dice: «Ho la sensazione che lei non mi ascolti mai», anche lei comunque ce l’ha e allora lo utilizza spesso per comunicare con la madre, magari anche da una stanza all’altra.
Sembra una malattia incurabile, ed è persino più grave di quella collegata all’uso del cellulare, ma in tutti gli episodi citati a soffrirne sono per l’appunto i figli che, come nel caso della diciassettenne Christina, si sentono trascurati, e in effetti lo sono. In casi del genere chi ai figli tenga non ha altra scelta che spegnerlo e un gesto del genere ha due effetti positivi: toglie la tentazione di rispondere e soprattutto manda un importante messaggio non verbale ai figli (o comunque a coloro con cui si sta interagendo): adesso per me è importante stare con te in maniera esclusiva, perché tu sei più importante.

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