Non c’è pace telefonica
Pubblicato da franco carlini su 8 Febbraio, 2007
Franco Carlini
Una lettera della commissaria europea Viviane Reding ha chiesto lumi al governo italiano sul decreto che abbatte i costi delle schede ricaricabili dei telefoni cellulari. Obbietta che la decisione andava presa dall’Autorità delle comunicazioni e che non si tratta di una misura a favore della concorrenza. In effetti quella norma, certamente favorevole ai consumatori, più che una liberalizzazione è una ri-regolamentazione perché in un mercato concorrenziale ogni operatore dovrebbe essere libero di far pagare le ricariche quanto vuole e il consumatore sceglierà quella che più gli conviene – obbiettano i telefonici. In realtà la tecnica di suddividere il costo delle telefonate tra traffico e ricarica era pura cosmesi: gli operatori presentano dei piani tariffari convenienti, spostando in una voce collaterale una parte del costo. Allo stesso modo il fissare una scadenza temporale entro la quale la ricarica deve essere usata, pena decadenza, era un incentivo decisamente furbetto per incentivare le persone a telefonare di più. La decisione del governo potrà essere corretta nella forma, ma in sostanza è sana, a favore di una maggiore trasparenza di un importante servizio pubblico e decisamente di massa. Ma non ci si attenda dei veri risparmi: gli operatori certamente si sono già messi al computer, davanti a una bella tabella elettronica e spalmeranno in altro modo i ricavi attesi, come è lecito trattandosi di privati. Anche in questo caso i clienti sceglieranno le tariffe più convenienti.
Decisamente anticoncorrenziale, sempre in tema di telefoni, è la decisione del solito Tar del Lazio che ha bloccato la sperimentazione «Vodafone casa numero fisso». Autorizzata per soli due mesi e per 15 mila utenti campione, permetteva di dirottare sul proprio cellulare le chiamate al numero fisso, facendo a meno, appunto, dell’abbonamento Telecom. La decisione è venuta dopo un ricorso urgente di Telecom, che in precedenza, in altro tribunale, era riuscita a ridurre a sperimentazione quell’offerta del concorrente. In attesa di un attesissimo nuovo piano industriale e di equilibri interni definitivi, l’ex monopolista in questi mesi esibisce un grande attivismo legale. Secondo la pronuncia del Tar la sperimentazione avrebbe prodotto «pregiudizio grave ed irreparabile, quanto meno nella prospettiva concorrenziale». Ridicolo, se si pensa che sarebbe finita il 14 febbraio.
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MG55 detto
C’è una cosa da dire: il consumatore NON può scegliere la ricarica che gli conviene, o meglio la deve scegliere da un solo fornitore. E siccome mi sembra che la number portability sia ancora costosa, la concorrenza è comunque latitante.
Stefano Quintarelli detto
Tra le altre cose,l e regole dicono che le sperimentazioni sono limitate a 3000 utenti.
Se c’e’ un divieto di sosta fino alle 18, non parcheggio li’ alle 14.
O le regole le rispettiamo, o non le rispettiamo.
Se “non le rispettiamo un pochino”, non c’e’ da meravigliarsi che il mercato diventi litigioso.
Rispettiamo le regole e non litighiamo.
E casomai si faccia lobby per cambiarle.
Se si hanno argomenti convincenti per la politica, si cambieranno.
Comportandosi in questo modo, inece, stiamo solo consumando molta energia.
L’ultima e’ il videotelefono di Alice.
Usa numeri telefonici, deve interoperare. E non lo fa.
Allora gli togliamo (a telecom) i numeri telefonici ?
“non si puo”
alla faccia delle regole.
massimo cavazzini detto
Una decisione ‘politica (sulle ricariche) va bene, una decisione presa da un tribunale basandosi su leggi ‘è ridicola’? Ha ragione Stefano: se ci sono regole, che si rispettino…
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