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Il Sircana di turno

Pubblicato da franco carlini su 1 Marzo, 2007

L’undicesima condizione «imprescindibile» imposta da Romano Prodi alla sua maggioranza dice: «Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell’esecutivo». Affidando a Silvio Sircana la voce unica si vuole evitare il caos delle lingue di questi mesi, dove ognuno parlava per sé. Al fondo c’è la convinzione, che fu già di Berlusconi, di avere operato bene e comunicato male, sì che gli elettori non apprezzano perché non sanno; e non sanno perché il messaggio è arrivato distorto.  Ma prendiamo un caso concreto, la fatal Vicenza: il ministro della Difesa disse che agli americani erano state proposte altre soluzioni, ma pochissimi giorni dopo non più Parisi, ma Prodi, da Bucarest, comunicava che è deciso, si fa e si fa lì. La comunicazione è stata netta, ma monca: cosa è successo tra la fase uno e la fase due? Questa perentorietà decisionista, che a Prodi piace molto esibire, ha generato disgusto in molti vicentini, è apparsa un abuso a una parte della maggioranza e ha innescato un processo di crisi; è stata anche uno degli elementi del voto negativo al Senato. E nelle crisi, insegnano in tutti i corsi di Relazioni Pubbliche, esistono strumenti precisi, tattiche e azioni da usare nella loro gestione. A che serve avere un uomo delle Pr al proprio fianco in ogni momento della giornata se poi non se ne ascoltano i consigli e non se ne usano le competenze? A scuola insegnano anche che il comunicare non è l’emissione di un messaggio dall’alto. Non è un  «comunicare a», ma un «comunicare con», ovvero entrare in relazione con gli altri. Non è un problema di gentilezza, ma di efficacia: per ottenere un buon risultato occorre sapere a chi ci si rivolge e conoscerne problemi e linguaggi. Per farlo occorre dunque prima ascoltare e studiare i propri pubblici. La comunicazione non è un comunicato stampa all’Ansa, semmai è un processo che si rivolge a una molteplicità di interlocutori ed è parte essenziale della propria strategia. Nelle aziende come nei governi non vale più l’idea che si decide nel consigli di amministrazione e poi si chiama il Sircana di turno per farlo sapere al mondo nel migliore dei modi possibili. Magari si avrà coerenza, ma una coerenza debole, come si è visto.

Una Risposta a “Il Sircana di turno”

  1. angela detto

    Dici bene. Modestamente, credo che su tutte queste sedimentazioni di s/comunicati e s/comunicanti, forse, potrebbe tornare efficace la semplice comunicazione di fatti. Ho l’impressione che, quasi tutti, ci comunichino, invece, quello che dobbiamo capire o addirittura provare :)
    ange

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