Thuram al museo
Pubblicato da franco carlini su 1 marzo, 2007
Il cranio del calciatore francese Liliam Thuram dal 21 febbraio scorso è esposto al Museo dell’Uomo di Parigi a fianco di un uomo di Cros-Magnon e del filosofo René Descartes. Quello della stella del calcio, ovviamente, è solo una plastica riproduzione, costruita nel gennaio scorso grazie a uno scanner a risonanza magnetica. Il tutto all’interno di una mostra intitolata «La Saga dell’Uomo: Episodio 1». Thuram, che attualmente gioca nella squadra del Barcellona, è stato scelto come simbolo dell’umanità intera: nato a Pointe-à-Pitre nella Guadeloupe, arrivato in Francia a nove anni, è noto per le sue campagne per i diritti sociali e contro il razzismo. Per Thuram l’iniziativa «mostra che siamo tutti della stessa famiglia».
Questa scelta è anche un po’ autocritica. Per lunghi anni infatti il museo francese continuò a mettere in mostra lo scheletro, i genitali e il cervello di Saartjie Baartman, una donna sud africana, di etnia Khoisan, che era stata letteralmente esibita, da viva, in Inghilterra, nei primi anni dell’ottocento. Veniva chiamata la Venere Ottentotta e molte stampe dell’epoca rappresentano la sua triste vicenda. Morì a Parigi nel 1815 ma i suoi resti vennero infine sepolti con dignità in Sud Africa solo nel 2002, grazie alle ripetute e insistite richieste fatte da Nelson Mandela a partire dal 1994. Per prendere l’ovvia e giusta decisione si dovette riunire persino il parlamento francese.
Secondo Nathan Schlanger dell’Inrap di Parigi (Institut Nationale des Recherches Archéologiques Préventive) «Saartjie si trovò in un contesto razzista e coloniale, (venendo trattata) come un oggetto passivo di esibizione … Thuram è un uomo francese moderno, cui capita di essere nero e che si afferma come eguale».