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Tardive riflessioni del professor Spaventa

Posted by franco carlini su 10 maggio, 2007

FRANCO CARLINI

Al lungo elenco di coloro che hanno deprecato l’interventismo del governo nella formazione del nuovo gruppo di controllo di Telecom Italia si è associato un altro professore. E’ Luigi Spaventa che su La Repubblica, sabato scorso, ha auspicato che l’evoluzione delle strutture proprietarie del capitalismo italiano avvenga «nell’indifferenza del potere pubblico» e non «con una sua implicita partecipazione». Lineare, accademico, ma un po’ ipocrita come ragionamento, specialmente visto che a farlo è colui che nel 1999, anno della scalata a Telecom Italia presiedeva la Consob.

Vale la pena di tornare a quei mesi, quando Roberto Colaninno, chiamato da Carlo De Benedetti a salvare la Olivetti, costruisce il suo sogno più grande, un’Opa sull’ex monopolista telefonico. Per farlo ha intenzione di farsi aiutare da banche americane e comunque di metterci del liquido,  svuotando la Olivetti dei gioielli appena nati, Omnitel e Infostrada. Una logica industriale lungimirante avrebbe cercato di rafforzarli e svilupparli, mentre una logica finanziaria, che punta sulla leva del debito, prescinde dalle valutazioni di lungo momento. La gloriosa Olivetti venne ridotta a scatola finanziaria e la sua grande intuizione, quella di passare dai personal computer ai telefoni, regalata ai tedeschi di Mannesmann (e successivamente a Vodafone).

Il 19 febbraio 1999 Massimo D’Alema, presidente del consiglio, tesse le lodi dei «capitani coraggiosi». Il sostegno politico è chiarissimo, a tutti evidente, e non suscita l’indignazione dello Spaventa di allora. Il giorno dopo il consiglio di amministrazione di Olivetti approva il lancio dell’Opa. E qui entra in gioco la Consob che è chiamata a dichiarare ricevibile l’offerta.  Da quando un’Opa è lanciata, la società oggetto della scalata non può più mettere in atto azioni difensive, se non passando attraverso un’assemblea straordinaria cui partecipi almeno il 30% degli azionisti. Ma quando scatta il periodo delle mani legate? La Consob di Spaventa interpreta la norma nel modo più favorevole a Colaninno, decidendo che l’orologio scatta dall’annuncio e non dal deposito del prospetto ufficiale dell’offerta. L’interpretazione è curiosa, tanto che in altre occasioni il Tar e la stessa Consob decideranno diversamente. Infatti se bastasse un annuncio per bloccare ogni decisione dello scalato, ciò si presterebbe a manovre perverse.

La Consob di Spaventa decide anche, nell’occasione, che Tim, l’azienda cellulare di Telecom Italia, non ne costituisce un patrimonio prevalente; se lo fosse Colaninno avrebbe dovuto estendere l’Opa anche a Tim, con oneri ben maggiori.

Ovviamente ogni decisione della Consob ha le sue motivazioni e senza dubbio il professor Spaventa è persona seria, ma è altrettanto ovvio che quelle decisioni favorirono il progetto che D’Alema aveva così enunciato: «Non siamo di fronte a una misteriosa finanziaria lussemburghese. Si tratta di un gruppo di imprenditori e di manager ben noti, che hanno fatto Infostrada e Omnitel. Forse stano facendo il passo più lungo della gamba. Allo stato delle cose consentitemi di apprezzarne il coraggio». Mai intervento politico governativo fu più netto ed esplicito. Al confronto il governo Prodi, nelle settimane scorse, si è mosso come una timida verginella.

L’aiutino morale divenne poi concreto quando, nell’estremo tentativo di difendere Telecom Italia, l’allora presidente Bernabè convocò un’assemblea straordinaria che doveva proporre agli azionisti delle contromisure e offerte più allettanti. Occorreva la presenza del 30 per cento e per far mancare il quorum fu ancora decisivo l’intervento del governo. Mario Draghi, allora direttore del Tesoro, pensava che il ruolo di non interferenza del governo dovesse concretizzarsi nel partecipare all’assemblea e non alle decisioni. In questo modo si garantiva agli azionisti la possibilità di discutere e deliberare, senza prendere parte. Essendo D’Alema contrario, Draghi chiese almeno una lettera ufficiale della presidenza del consiglio, che puntualmente venne scritta e recapitata. Dunque l’assemblea risultò non valida e via libera a Colaninno.  D’Alema aveva vinto, ma in realtà aveva sbagliato ancora una volta le sue valutazioni e con la scusa della non interferenza aveva scelto del tutto impropriamente, di spalleggiare una parte, contro l’interesse del paese.

Alla scalata anche in quella occasione partecipò Mediobanca, il cui appoggio venne sollecitato ancora da D’Alema, così dicono i cronisti dell’epoca. Non risultano alle cronache insurrezioni verbali dei soliti professori contro le banche che si fanno industria.

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