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cellulari di lotta

Pubblicato da franco carlini su 7 Giugno, 2007

Le notizie dalla Cina non sono facili da controllare, ma secondo il Los Angeles Times, il sindaco di Xiamen, città da 1,5 milioni, nel sud est del paese, ha sospeso la costruzione di un impianto chimico che avrebbe dovuto produrre tonnellate di ParaXylene, un composto derivato dal petrolio, usato per produrre pellicole sottili e tessuti. Che però è altamente cancerogeno. Secondi il Shanghai Daily, una manifestazione di decine di migliaia di persone si era svolta venerdì scorso dalle 9 alle 17, malgrado l’appello delle autorità a studenti e dipendenti pubblici a non partecipare. C’è stato qualche scontro, ma alla fine sono stati concessi sei mesi di tempo per svolgere un’approfondita analisi ambientale. Prima della manifestazione l’invito a mobilitarsi aveva fatto la sua strada grazie agli Sms dei cellulari, di cui moltissimi cinesi sono dotati: «una volta che questo composto chimico velenoso sia prodotto, sarà come avere piazzato una bomba atomica a Xiamen» e i suoi abitanti correranno il rischio di leucemie e di deformazioni; «vogliamo le nostre vite e la nostra salute». Secondo alcuni ambientalisti locali non si sa chi abbia spedito il primo messaggio, ma esso sarebbe circolato un milione di volte e comunque è stato riprodotto in cartelli e scritte sui muri. Ai tempi della rivoluzione usavano i tatsebao, in quelli di Tiananmen circolavano i fax, ora è il momento dei cellulari, che hanno il pregio della propagazione virale, da persona a persona. E le autorità si sono sentite in dovere di prestare ascolto. I cinesi hanno ottenuto più udienza dei vicentini contro la base Usa: per Prodi la decisione è presa, è presa, è presa.

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