Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

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Archivio per 12 Luglio 2007

Proposta musicale indecente

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

editoriale

 

Carola Frediani

David Cameron, il giovane leader dei Tories britannici, ha presentato all’uditorio di discografici una di quelle offerte che «non si possono rifiutare». Il capo del partito conservatore ha infatti promesso che, una volta eletto, appoggerà l’allungamento del diritto d’autore per le canzoni – dagli attuali 50 anni a 70. Un regalino di vent’anni che Cameron non ha disdegnato tradurre in soldoni: per l’industria musicale saranno 4,5 miliardi di euro nei prossimi cinquant’anni. Come contropartita, però, i discografici dovranno aiutare il leader nella sua crociata per rimettere in sesto la società britannica, squassata da divorzi, gravidanze di teenager, abuso di sostanze stupefacenti e di alcol, e, naturalmente, criminalità. Tutto ciò significa che l’industria musicale dovrà avere più attenzione nel proporre contenuti e immagini che oggi, troppo spesso, sarebbero intrise di violenza. Dovrà dunque mostrare modelli positivi e avere senso di responsabilità: esercitare insomma un ruolo attivo nel fare cultura, e non limitarsi a rispecchiare la realtà sociale. Ma guai a parlare di censura. «Non parlo di censura, di leggi o di messa al bando dei contenuti», ha specificato Cameron. Formalmente in effetti non è nulla di tutto questo. Si tratta semmai di un accordo informale. Da un lato la missione moralizzatrice dei Tories, dall’altro il desiderio dell’industria musicale di mettere gli anabolizzanti al copyright. Cameron ha aggiunto che a beneficiare dell’estensione del copyright saranno soprattutto i musicisti – «molti dei quali non sono milionari» – che potranno così avere una sorta di pensione garantita. I baronetti Paul McCartney e Cliff Richard (propugnatori dell’aggiuntina) sono tra coloro che godranno del vitalizio. Infatti l’allungamento a 70 anni di protezione permetterà all’industria di continuare a mungere per un bel po’ i ricchi cataloghi degli anni ‘60 e ‘70, che si stanno avvicinando alla data di scadenza, di quando cioè ricadranno nel pubblico dominio. Secondo Cameron, estendere il diritto d’autore sarà un vittoria anche per i consumatori: diminuzione dei prezzi? Allargamento dell’offerta? Non sembra proprio.

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Quei tori del giardino solare

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

Viaggio a Pamplona, famosa per le incornate ma soprattutto per le energie rinnovabili

 

Heminghway la resa famosa e i media la celebrano per il truculento spettacolo, ma Pamplona e la provincia Navarra sono più importanti per essere centri di fonti di energie rinnovabili, dall’eolico al solare

Sarah Tobias

In queste settimane la città spagnola di Pamplona è sui giornali di tutto il mondo – come tutti gli anni, da decenni. Almeno da quando Ernest Hemingway ne celebrò i riti e la gioia di popolo nel romanzo «Fiesta» del 1926. Il 7 luglio, infatti, scoppiano puntuali los Sanfermines, i giorni di feria dedicati ai tori, con relativo encierro, ogni mattina, quando tori e vacchette corrono per i vicoli della vecchia città fino alla plaza de Toros, là in cima alla città dove un busto ricorda lo scrittore americano.
I tori sono quelli che al pomeriggio verranno uccisi nella corrida. E ogni giorno, puntualissimi, i giornali e le televisioni di tutto il mondo riportano, con un certo sadismo, il numero dei feriti incornati, tra il pubblico che corre davanti e insieme ai tori. Tutta la notte poi è fatta di balli e bevute, fino alla corsa del mattino seguente.
Anche la rivista scientifica Nature, in questi giorni, si è occupata di Pamplona, nel fascicolo del 27 giugno, ma per tutt’altri motivi. Un inviato è andato sul posto a vedere da vicino questa provincia spagnola, la Navarra, che è all’avanguardia mondiale nella produzione di energia da fonti rinnovabili, il vento soprattutto, ma non solo. Le cifre parlano da sole: la Spagna nel suo complesso è al secondo posto al mondo per energia prodotta dal vento. Al primo c’è la Germania (con 20.652 megawatt installati) grazie a una politica lungimirante, attiva da tempo; subito dopo però viene la Spagna con 11.614 megawatt, che batte addirittura gli Stati Uniti per 39 megawatt. L’Italia è settima con 2.118.
Ma il dato più interessante è anche un altro, ovvero la percentuale di energia elettrica prodotta con le pale, rispetto ai consumi del territorio. Ed è qui che la piccola regione stretta tra i Pirenei a nord e i paesi baschi a ovest, batte tutti: nel 2006 il 51,7 per cento dei consumi sono stati coperti dal vento, superando e distanziando la Danimarca, che arriva al 21,4 per cento. Per l’Italia questa percentuale vale 1,3 e per gli Stati Uniti 0,8. Il sogno di Estaban Morrás, direttore escutivo di Accion Energia, la società privata che ha realizzato gli impianti, resta quello di arrivare al 100 per cento di rinnovabili e giura che non è impossibile. I piani ufficiali parlano del 75, comunque tantissimo.
Queste prestazioni sono state possibili grazie a un insieme di fattori. Intanto la Navarra è regione poco popolata, con grandi estensioni di altopiano e venti che scendono dai Pirenei. E’ zona abbastanza povera, l’unica industria di peso essendo uno stabilimento della Volkswagen. Avrebbe bisogno di nuove aziende che vengano dal di fuori, ma queste non arrivano anche per la scarsa disponibilità di energia elettrica. Per anni Morrás cercò di puntare sull’idroelettrico, ottimizzando le piccole dighe lungo i fiumi che scendono dai Pirenei e cercando di realizzarne di nuove.
Uno di questi, il Burguete, venne anch’esso reso famoso da Hemingway che lì andava a pesca di trote. L’illuminazione gli venne in Francia, al vedere le prima pale per il vento, ed era il 1989. Fu d’aiuto certo la decisione del governo locale di incentivare finanziariamente i nuovi investimenti. La prima «farm» a vento sorse già nel 1994 nelle località di El Perdón, a sud di Pamplona, e da allora ne sono state costruite 32, con centinaia di turbine e finanziamenti pubblici per 136 milioni di euro. La spesa ha generato anche un indotto tecnologico, dato che oggi gli impianti che venivano acquistati all’estero sono prodotti nella regione, alla fabbrica Gamesa Eólica sempre in Pamplona.
Altri 240 milioni di fondi pubblici sono stati previsti dal 2005 fino al 2010, ma questa volta differenziando le fonti: di pale infatti non si può intasare il territorio, e del resto la loro resa è migliorata significativamente, dato che quelle che producevano 500 kilowatt ora danno 3 megawatt. È stato anche necessario realizzare due impianti tradizionali a gas naturale, per compensare il fatto che il vento va e viene, a intermittenza, mentre il fabbisogno è pressoché stabile. Si è così realizzato in ciclo elettrico combinato, capace di colmare sia i picchi che i plateau di consumi.
Il nuovo piano quinquennale spinge ora anche verso il solare, con un modello che appare interessante e che viene chiamato dei «giardini solari». Sono vaste estensione ricoperte di celle fotovoltaiche, dove singoli investitori possono comprare uno o molti pannelli, così ripartendo l’investimento e incassando gli utili in proporzione al numero di pannelli acquistati.

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La marescialla del G8

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

due donne in rete

 

«Qualche settimana fa ho comprato un computer portatile per i miei figli e per la prima volta ho digitato il mio nome in Internet. Sapevo che avrei trovato di tutto, da ‘è tutta rifatta’ a ‘voleva solo farsi pubblicità’, ma è stato più orribile di quanto pensassi». Così l’attrice francese Emmanuelle Béart, intervistata da Io donna. Non che non abbia ragione: le pagine che di lei parlano sul web sono più di un milione e alla sua presenza tra i sans papiers parigini nel 1997 sono dedicate molte voci, anche quelle più malevole. Ma il web è così: ogni cosa che tu hai fatto, detto e scritto, rimarrà lì per sempre, a tuo vanto o disdoro. A questa seconda categoria va certamente iscritta la marescialla di Genova, Marina S., che fino a domenica scorsa aveva solo 6 citazioni sul web. Tutte rimandano alla sua voce, registrata in occasione del G8 genovese e della morte di Carlo Giuliani e ora depositata in tribunale. E’ lei la marescialla che viene chiamata dal collega Nicola attraverso il 113. Nicola se la fa passare in sala operativa e scherza con lei corteggiandola. E’ lei che tra un cazzeggio e l’altro (in quel giorno, in quelle ore!), pronuncia l’allucinante frase «speriamo che muoiano tutti … intanto uno è già … vabbè 1 a 0 per noi yeah». L’audio originale è disponibile sul sito Internet di Corriere.it: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/06/genova_multimedia.shtml ed è bene che lì resti a futura memoria. Chissà se avrà un figlio la marescialla, ma chissà che (in)cultura della vita e della morte ha, lei con il suo fidanzato con gli occhi blu. La voce è così giovane, così carina, così devastante nella sua leggerezza. Fa paura.

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videogiochi più facili

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

videogiochi

Più facili per i giocatori casual

eva perasso

Un catalogo di videogiochi noiosi, complicati e per nulla innovativi, composto da titoli che si assomigliano, con pochi elementi di novità: «Stiamo annoiando le persone fino alla morte e producendo giochi sempre più difficili», ammonisce John Riccitiello (Ceo di Electronic Arts dalla scorsa primavera) dalle pagine del Wall Street Journal. La critica viene dall’interno – dal primo produttore mondiale del settore – ma si estende a macchia d’olio a tutta l’industria, che proprio in questi giorni si incontra nell’appuntamento annuale più atteso: «E3, Electronic entertainment expo», a Santa Monica, California. In occasione della fiera che ogni anno anticipa i trend del mercato le attese sono molte: dalla guerra dei prezzi tra Microsoft e Sony, che taglia quelli della sua PS3, agli annunci di casa Nintendo, tra gli ultimi accessori per Wii, il suo Fan Network e forse un nuovo design per la console portatile DS. E poi i giochi: quest’anno il focus sarà proprio sui titoli e sull’innovazione del contenuto piuttosto che sull’hardware. La caccia grossa è verso una nuova tipologia di utente: se i videogiocatori più esperti sono ormai un terreno consolidato, è solo studiando un prodotto meno di nicchia, per chi ancora non gioca che si riuscirà a dilatare il mercato. Le ricerche dicono che anche i senior e le donne si sono accorti delle console. Riccitiello chiama il nuovo target quello dei Casuals e apre in azienda una nuova divisione: la EA Casual Entertainment. È per loro che verranno pensati i nuovi giochi, dai prezzi contenuti e dai percorsi più semplici e più brevi (contro i giochi attuali, che spesso raggiungono le 40 ore di lunghezza e prezzi tra i 50 e i 60 dollari). Senza dimenticare la fantasia: «Ci sono troppi prodotti che somigliano a quelli dello scorso anno, che a loro volta somigliavano a quelli dell’anno prima», conclude Riccitiello.

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Wikipedia continua a fare record

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

 

serena patierno

Mentre la querelle fra i suoi detrattori e i suoi estimatori non vede fine, va avanti per la sua strada e dimostra di cosa sia capace mettendo sul piatto cifre poco discutibili: 20 milioni di visitatori unici al mese sfiorati durante l’anno scorso e quasi 47 milioni toccati durante lo scorso ne fanno il primo sito web per notizie e informazione. Il più visitato e stimato. Wikipedia realizza l’ideale della conoscenza collettiva, e gli strumenti con cui viene compilato permettono un processo di aggiornamento senza eguali. Ogni individuo, in effetti, può intervenire in questa sorta di discorso di gruppo condividendo le proprie conoscenze e correggendo le imprecisioni altrui Il tutto utilizzando software e strategie della conoscenza condivisa, la sua forza e la sua croce. Il sito è capace di aggiornare in tempo reale le più svariate notizie e le sue voci sono ormai un punto di riferimento per ogni navigatore online alla ricerca di dati, informazioni o anche solo di curiosità. Anzi, è stato capace di cambiare alcune consolidate abitudini: per chi passa molto tempo sul web è ormai la prima fonte cui ricorrere, molto più comodo e per alcune voci addirittura più aggiornato dei suoi equivalenti cartacei; più ordinato e completo dei motori di ricerca. La fondazione Wikimedia (l’associazione non profit che cura oltre all’enciclopedia anche le altre iniziative come WikiNews, Wikiquote etc.) è certo soddisfatta: vanta migliaia di editori che ogni giorno lavorano e si impegnano per l’ampliamento delle pagine e per la correzione e l’arricchimento di quelle esistenti. Insomma, Wikipedia, spesso accusata di inattendibilità, dimostra di fatto – forse per la legge dei grandi numeri – che le sue informazioni sono non solo percepite come attendibili ma, nella grande maggioranza dei casi, sono effettivamente tali.

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Poliziotti che dormono, sono loro i più bravi

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

 

Il gendarme sdraiato è il nome in francese delle «dune» che nei centri abitati costringono le auto a rallentare. Viaggio tra loro e altri oggetti responsabili sparsi nella nostra vita quotidiana

Franco Carlini

Di recente un lettore di Carugate, Brianza, ha scritto al suo giornale preferito, il Corriere della Sera, lamentando che nel suo comune il manto stradale è sì perfetto, ma che ci sono troppi dossi, i quali rifilano delle vere «legnate alle sospensioni degli automezzi». Alcuni addirittura vanno affrontati a soli 10 chilometri all’ora, per attenuare lo sbalzo. Non conosciamo i molti dossi di Carugate, comune di 13 mila abitanti, uno dei pochi della zone dove la Lega Nord è in minoranza, e dove il sindaco alla guida della lista «Progetto Carugate» è un Ds. Ma andrà riconosciuto che queste incurvature artificiali, di solito di gomma dura e colorata a striscie gialle e nere, sono semmai troppo pochi in Italia.
Abbondano invece in molte altre nazioni, non solo nei paesi occidentali, ma anche in molti africani; in Mali per esempio, si trovano lunghissimi e deserti rettilinei sia di asfalto che di sterrato, dove è facile schiacciare l’acceleratore, ma potete star certi che all’ingresso di ogni agglomerato di case, anche assai piccolo, li troverete: fatti di catrame, o anche di terra; talora invece in forma di larghe fessure longitudinali alla strada. Il tutto abbondantemente segnalato in anticipo da un bidone lungo il bordo o da un ramo secco rizzato dritto. Sono provvidenziali perché impediscono di sfrecciare tra le case, dove moltissimi sono i bambini su ambo i lati, giocosi e assai mobili.
Il nome che i francesi danno a tale artefatto è «gendarme couché», una cui versione indonesiana è stata persino fotografata dai linguisti dell’università di Pennsylvania: «polisi tidur», poliziotto dormiente. Nel mondo anglosassone l’espressione usata più frequentemente è «road bump» o anche «speed bump». Ma poliziotto che dorme è forse la migliore, perché questi oggetti rientrano nella vasta categoria di artefatti (cose «fatte ad arte») che incorporano una norma e che da tempo semiologi e sociologi degli oggetti vanno studiando.
In questo caso la norma incorporata nella cosa è molto semplice: «rallentare nei centri abitati». E’ una legge inserita nei codici della strada o nei regolamenti comunali, che però non è semplice da far rispettare – questa come tante altre norme che assicurano una tranquilla coesistenza tra le persone di una comunità. Il modo ideale sarebbe che tutti i membri, essendo solidali e attenti agli altri, rispettino spontaneamente le regole scritte e non scritte, relegando a poche e rare eccezioni le trasgressioni. Un altro modo è quello di identificare e punire i colpevoli, la qual cosa, nel caso del traffico, si può fare con un numero elevato di gendarmi svegli e attivi. Ma in questo caso il costo economico del rispetto delle norme supererebbe i benefici sociali. Così come, la totale sicurezza dai furti negli appartamenti si potrebbe ottenere solo avendo un poliziotto davanti a casa 24 ore su 24, la qual cosa solo pochissimi ricchi possono permettersi. Nel caso dei furti si ricorre al compromesso di usare porte blindate e segnali antifurto, che non danno garanzia assoluta, ma riducono le possibilità di scasso. In un villaggio invece, facilmente si lascerà la porta aperta, fidandosi dei vicini e del controllo sociale che essi spontaneamente esercitano.
In altre parole per far rispettare una norma si farà ricorso a diverse modalità, quali sociali e informali, quali legali-repressive, quali tecnologiche, e il gendarme sdraiato è tra queste ultime. Esso ha il pregio di non mancare un colpo, perché i molti che l’hanno provato, rallenteranno certamente, per rispetto delle sospensioni e della propria spina dorsale, e i pochi trasgressori riceveranno una frustrata che li dissuaderà dal riprovarci. Il successo non è assoluto, ma quasi.
Un altro artefatto che appartiene a questa categoria è la vecchia chiave d’albergo, ben nota ai sociologi degli oggetti. In questo caso la regola da far rispettare è la seguente «lasciare la chiave al bancone quando si lascia l’hotel», per evitare che ospiti distratti se ne partano con la chiave in tasca e chi li vedrà più? Da qui il trucco di associare alla chiave, anche quando assai piccola, un lungo pendaglio di ottone o di legno, che nemmeno i più distratti possono mettersi in tasca per sbaglio. Anche in questa situazione il rispetto dell’ordine implicito non è garantito al cento per cento, ma ha alte percentuali di successo. A chi scrive, peraltro, è capitato di imbattersi ad Hanoi, Vietnam, in una contraddizione in termini: una chiave il cui pendaglio di plastica dura incorporava una piccola mappa del quartiere, con indicata la posizione dell’albergo. In questo caso alla povera chiave venivano affidati ben tre compiti: quello primario di aprire e chiudere la stanza, quello secondario di aiutare il viaggiatore nel non perdersi (il che comportava che egli la portasse con sé) e quello di terzo grado di essere lasciata al banco della portineria.
In altre situazioni la funzione «legale» degli oggetti è meno invasiva, come nel caso dello spingiporta, anch’esso studiato dai ricercatori. La regola da rispettare è «chiudere sempre la porta uscendo», per esempio perché fuori fa molto freddo o viceversa per preservare l’aria fresca interna dalla calura esteriore, ma a differenza del gendarme sdraiato qui non c’è punizione e a differenza della chiave con pendaglio non c’è nemmeno dissuasione: semplicemente la molla agisce da sola, dolcemente (se ben regolata non è richiesto uno sforzo particolare per aprire la porta) e puntualmente assolve il suo compito di chiusura, almeno finché la molla non sia affaticata dall’uso prolungato.
L’elettronica di recente ha cambiato un po’ le cose: il controllo della velocità, ad esempio, può essere esercitato attraverso telecamere e laser, ma rispetto ai dossi la punizione è ritardata (la multa che arriva a casa mesi dopo) e così minore l’efficacia. Così molte chiavi d’albergo sono ormai delle schede magnetiche, il cui smarrimento provoca un danno minimo al lettore e che però hanno la sgradevole caratteristica di non funzionare assai spesso (non aprono) e di presentare modalità d’uso non autoevidenti. Quanto alle porte, molte ormai si aprono in automatico, grazie a un sensore che si accorge dell’arrivo imminente di una persona. Scorrono aprendosi e poi si chiudono con un tranquillo ciuff. Ma la quasi totalità sono mal regolate: occorre incedere perpendicolarmente e non in diagonale e comunque, nella grande maggioranza, obbligano a rallentare il passo, mai che si adeguino alla velocità di chi arriva. Il loro pregio principale è che si aprono al volo per chi si muova in carrozzella, senza che altri debba tirare o spingere, il che è cosa buona.
Le schede magnetiche d’albergo, peraltro, sono state piegate anche a un altro uso-ordine, che è positivo: entrati in stanza occorre inserirle in una fessura che abilita l’accensione delle molte luci. Quando uscendo la si estrarrà, ogni lampada lasciata accesa per pigrizia verrà spenta, con un buon risparmio di energia. La necessità di avere la chiave, per rientrare successivamente, obbliga i clienti a non essere menefreghisti rispetto all’ambiente.

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Aspettando l’Uganda. Lo sviluppo del wi-fi

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

scenari

Aspettando l’Uganda. Lo sviluppo del wi-fi

Tutti i numeri Un miliardo di navigatori in rete, 2,7 miliardi di linee mobili, 1 miliardo di telefonini, 100 milioni di linee mobili 3g

Patrizia Cortellessa

Il cellulare e l’accesso a internet hanno rivoluzionato – e continuano a farlo – le nostre vite. Nello stesso tempo lo sviluppo di tecnologie sempre più evolute ha aumentato il divario tra paese e paese, e tra città e «paese», soprattutto in quelli in via di sviluppo. Per una panoramica generale parlano i numeri del 2006: più di un miliardo i navigatori in rete (130 milioni solo in Cina), 2,7 miliardi di linee mobili (quasi ogni due abitanti del pianeta), di cui 1,6 miliardi nei paesi emergenti; 1 miliardo di telefonini venduti, 100 milioni di linee mobili 3g. «Condivisione in rete» sembra essere la nuova parola d’ordine.
La diffusione globale di reti e applicazioni che mano a mano stanno coprendo quasi tutte le aree del pianeta, soprattutto in India e in Cina, rappresentano il fenomeno più innovativo. Ma nello sesso tempo – rovescio della medaglia – aumenta il digital divide, soprattutto in quelle aree dove, continuando ad essere poco «conveniente» per le compagnie telefoniche innalzare pali o abbarbicarsi con fili e cavi, le infrastrutture di comunicazione sono spesso concentrate negli agglomerati urbani più grandi, tagliando fuori dal mondo villaggi e zone rurali dove vive la maggior parte delle persone. Sempre nel 2006, (recente analisi Ocse), la crescita tecnologica è pari al 6%, ed ha il suo punto di forza in paesi come Brasile, Russia, India e Cina. E quest’ultima, sembra essere diventata il principale esportatore mondiale di prodotti Itc. Internet è divenuta sempre più luogo di scambi condivisi, senza dimenticare blogs, social network, podcasting. Gli utenti della telefonia mobile, secondo un’indagine condotta da The Mobile World, supereranno i 3 miliardi entro la fine del 2007, con mille nuovi utenti che si registrano ogni minuto. Ma, da frequentatori delle statistiche, sappiamo che i numeri vanno interpretati. Così come i «segnali» che.- come già detto – purtroppo non arrivano dappertutto.
Gli operatori di telefonia mobile hanno bisogno di molti utenti per giustificare i costi di costruzione di un antenna di telefonia mobile. In caso contrario non verrà costruita. Che fare? La soluzione potrebbe essere un wi-fi a lunga portata, ad esempio, capace di sparare il segnale radio fino a un centinaio di chilometri di distanza. La rete di antenne wi-fi a lungo raggio potrebbe permettere così a chiunque di connettersi a internet, con costi molto più bassi rispetto a soluzioni WiMax e – soprattutto utilizzando frequenze libere da autorizzazioni governative.
Ne sono convinti un gruppo di ricercatori Intel dell’Università californiana di Berkeley, che hanno messo a punto quella che dovrebbe rappresentare un’alternativa economica al WiMax rivolta principalmente ai paesi in via di sviluppo. Brewer e il gruppo di scienziati californiani sostengono che i segnali wi-fi possano essere convogliati a distanze dell’ordine dei cento chilometri, oltre le 60 miglia. La versione modificata di wi-fi (WildNets), avrebbe un basso costo di installazione (si parla di 700/800 dollari) e una frequenza non soggetta ad alcuna licenza di utilizzo. Gli scienziati hanno spiegato che per moltiplicare la portata di wi-fi si avvalgono di access point standard e di antenne direzionali, che invece di diffondere il segnale a 360 gradi lo concentrano verso un solo punto.
Una delle maggiori differenze rispetto al wi-fi tradizionale è dato proprio dalla direzionalità dei segnali, che viaggiano esclusivamente da un’antenna a un’altra. Il segnale che viaggia tra le antenne viene allineato tramite un segnale elettrico, il che permette un posizionamento abbastanza libero delle antenne che possono anche non essere allineate fisicamente. Una forma «particolare» di Wi-fi che permetterebbe ad un laptop situato, ad esempio, a San Francisco, di connettersi a internet grazie a una stazione che si trova a San Jose..
E poiché, come i numeri, anche le parole vanno «interpretate», Eric Brewer ha dato una dimostrazione delle sue teorie. Su distanze però più ridotte. L’ufficio che riceveva il segnale si trovava a 1200 piedi più alto e circa 1 miglio e mezzo lontano dal laboratorio che trasmetteva. L’apparato che riceveva era costituito da una antenna direzionale connessa ad un access point wireless di tipo standard, solo un po’ modificato. Aspettiamo il primo test sul campo, che sembra essere programmato per la fine dell’anno in Uganda.

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Tutti i blogoneers della politica

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

Tutti i blogoneers della politica, raccomandazioni e istruzioni per l’uso

Uno studio di una università americana per conto dell’Ibm sulle migliori pratiche, suggerimenti concreti e prospettive per il futuro per chi usa il blog nel mondo pubblico

Raffaele Mastrolonardo

Per quanto il termine sia oramai abusato, il cosiddetto Web 2.0 (ovvero la seconda ondata del world wide web) è ormai una realtà e il fenomeno dei blog una delle sue incarnazioni più lampanti. La rivoluzione dei diari online ha già cambiato le abitudini del mondo delle pubbliche relazioni, di alcuni grandi manager (che hanno adottato il weblog come strumento comunicazione interna ed esterna) e, in misura minore ma crescente, dei politici. Persino in Italia. Proprio sulle potenzialità del blogging per candidati, parlamentari ma anche per dirigenti delle amministrazioni pubbliche si concentra il rapporto «The Blogging Revolution: Government in the Age of Web 2.0», realizzato da David C. Wyld della Southeastern Louisiana University per conto dell’Ibm. Center Lo studio tiene insieme analisi, ricognizione delle migliori pratiche, suggerimenti concreti e prospettive per il futuro. Il tutto in una ricerca che prende spunto dai «blogoneers», vale a dire dai pionieri nell’uso dei blog nel mondo pubblico.
Ed è proprio nella funzione di repertorio che lo studio dà il meglio di sé offrendo per esempio, i link a tutti i membri del Congresso che hanno un blog (17, e tra questi c’è il candidato democratico Barack Obama), alle commissioni parlamentari dotate di diario virtuale (3), a quelli dei governatori e dei vice governatori (5), dei parlamentari dei singoli stati (oltre 50), dei sindaci (19), dei city managers (11), dei dipartimenti di Polizia e vigili del fuoco (10) e dei presidenti di università e college (8).
Nella ricognizione e spiccano alcuni studi di caso interessanti; tra tutti si segnala soprattutto quello del famoso U.S. Strategic Command (Stratcom) del ministero della Difesa americano. In quelle stanze strategiche da tempo ricorre al blogging come strumento di comunicazione interna per migliorare il flusso delle informazioni. Ovviamente trattandosi di una intranet e per di più militare, il tutto è strettamente riservato. Da queste e altre storie di successo il report deriva una serie di consigli per politici, manager e pubblici ufficiali che vogliano perseguire la strada di questa nuova forma di comunicazione online.
Il decalogo per aspiranti blogger è ricco di suggerimenti sull’importanza di definire se stessi e i propri scopi, di scrivere e aggiornare personalmente il diario online, di essere regolari negli aggiornamenti e non troppo autoreferenziali, ma pronti a coinvolgere, attraverso giudizi e considerazioni, i collaboratori. Non manca poi un avviso importante: sviluppare una scorza dura per sopportare commenti poco eleganti. Ultimo suggerimento: non commettere errori di battitura come spesso accade, per la fretta, in molti luoghi della rete.
Pillole di saggezza ad uso di chi oggi desideri cogliere le opportunità, che potrebbero presto diventare lezioni necessarie per qualsiasi politico. Quel che oggi è una scelta domani sarà un obbligo. «La blogosfera continuerà a crescere – si legge nel rapporto – e con questa crescita diventerà sempre più comune per i top manager privati e pubblici essere blogger a propria volta. Nei prossimi anni quegli operatori pubblici che non useranno i blog potrebbero dunque apparire sospetti per il fatto di non ricorrere a questa tecnologia per connettersi, all’interno, con la propria organizzazione e, all’esterno, con i propri pubblici di riferimento».
Il rapporto offre infine ai politici con vocazione telematica un bouquet di tipologie di diari online tra cui scegliere, nel caso vogliano lanciarsi nell’avventura, come il blog di viaggio, che racconta le trasferte e le missioni o il blog passo dopo passo, che segue gli iter di approvazione di una legge o di un provvedimento allo scopo di aggiornare i propri elettori.

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