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articoli e appunti da franco carlini

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Tutti i luoghi del nuovo attivismo da network

Pubblicato da franco carlini su 19 luglio, 2007

 

Ovvero come si stanno trasformando i modelli di business per lo sviluppo. Dalla mediazione ridotta all’osso alla cooperazione ambientale, al «proprio» pc che cambia il mondo. Fino alla necessaria divulgazione del no-profit

N. B.

Il servizio più radicale e promettente è senza dubbio Kiva, network di micro-credito ispirato alla Grameen Bank di Muhammad Yunus.
Donare
Mediazione ridotta all’osso, sponsorship per favorire l’impegno in prima persona, feedback sui risultati, ampio ricorso a tool virali. Ottimo anche GlobalGiving: il meccanismo è lo stesso di Kiva, ma il focus è su progetti a più ampio raggio. Apertura alle partnership con organizzazioni governative e non.
Tra i tanti cloni (Changing The Present, Reality Charity, Network for Good), segnaliamo Modest Needs, servizio «preventivo» per la povertà della porta accanto: ospita le richieste di denaro di persone sull’orlo dell’indigenza. First Giving ed Entango possono tornare utile ad associazioni e Ong intenzionate a raccogliere fondi secondo le logiche della rete. Molte strade della coda lunga restano ancora da esplorare: si vedano le donazioni indirette attraverso i motori di ricerca solidali (GoodSearch, Ripper) e i guadagni pubblicitari devoluti (Socially Given, la campagna di Msn Messenger «I’m making a difference»).
Raccogliere e condividere
Qui le cose migliori vengono dalla cooperazione ambientale. Conservation Commons è un esempio illuminante: aggrega dati e informazioni sulla biodiversità globale allo scopo di diventare il più grande archivio di esperienze condivise sul tema, all’insegna dell’open, l’interoperabilità e il riuso. Altrettanto aperto l’approccio di Open Architecture Network, community per la condivisione di progetti abitativi innovativi e a basso costo. Tutti i materiali sono protetti da licenza Creative Commons e possono essere ulteriormente implementati e riutilizzati. Sul fronte statistico, interessante Swivel (una sorta di Flickr per grafici e dati), ma la palma del migliore va a GapMinder, lo spettacolare tool di Hans Rosling, pensato per visualizzare in maniera più efficace i dati sullo sviluppo. E quindi sensibilizzare meglio anche chi non ha dimestichezza con percentuali e diagrammi. Altro ambito da tenere sott’occhio è la georeferenzializzazione e soprattutto l’encomiabile Google Earth Outreach per la mappatura dal basso dei fenomeni più vari: dai genocidi in Darfur ai progetti del Wwf in corso. Segnaliamo infine Wepoco e il suo mash-up sperimentale per aggregare informazioni meteorologiche e redistribuirle via cellulare ai contadini dell’Etiopia.
Attivarsi
Ovvero come provare a cambiare il mondo dal proprio pc. A fare scuola è Change.org, servizio pensato per mettere in rete Ong, politici, attivisti e chiunque voglia portare avanti una battaglia come web 2.0 comanda. Quindi uso estensivo di tag, forum, risorse multimediali. Lo scopo è fare massa critica di utenti con interessi simili, mettendoli in contatto diretto con associazioni e politici (da notare la massiccia presenza dei candidati alle primarie Usa). Simile, ma dedicato ai temi della sostenibilità è Make Me Sustainable: permette di calcolare il proprio impatto ambientale quotidiano, suggerisce diete correttive, spinge alla mobilitazione e alla creazione di gruppi attivi su cause specifiche. Mobile Active prova invece a far passare la rivoluzione per i telefoni cellulari: elabora progetti per rafforzare l’impegno civico, supporta strumenti per campagne in qualsiasi parte del mondo. Singolare, poi, la forma di attivismo di PledgeBank, presente anche in Italia con una versione locale. Marco, ad esempio, si è impegnato a “realizzare una petizione on line da presentare alla RAI perchè ci parli degli abusi delle Compagnie Petrolifere in Nigeria ma solamente se 100 altre persone si impegneranno firmarla”. Il traguardo è stato raggiunto.
Informarsi
Tech Soup è una buona risorsa online per le ong intenzionate a migliorare le proprie capacità comunicative e tecnologiche. Ancora meglio Net Squared, progetto di divulgazione del web sociale per chi opera nel no-profit. All’indirizzo http://nptechbestpractices.pbwiki.com/ si trova un wiki per condividere strumenti e pratiche 2.0 di successo. Infine, NetAction.org ha pubblicato un’utile guida dal titolo «The virtual activist 2.0».

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