Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

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Quei tori del giardino solare

Pubblicato da franco carlini su 12 Luglio, 2007

Viaggio a Pamplona, famosa per le incornate ma soprattutto per le energie rinnovabili

 

Heminghway la resa famosa e i media la celebrano per il truculento spettacolo, ma Pamplona e la provincia Navarra sono più importanti per essere centri di fonti di energie rinnovabili, dall’eolico al solare

Sarah Tobias

In queste settimane la città spagnola di Pamplona è sui giornali di tutto il mondo - come tutti gli anni, da decenni. Almeno da quando Ernest Hemingway ne celebrò i riti e la gioia di popolo nel romanzo «Fiesta» del 1926. Il 7 luglio, infatti, scoppiano puntuali los Sanfermines, i giorni di feria dedicati ai tori, con relativo encierro, ogni mattina, quando tori e vacchette corrono per i vicoli della vecchia città fino alla plaza de Toros, là in cima alla città dove un busto ricorda lo scrittore americano.
I tori sono quelli che al pomeriggio verranno uccisi nella corrida. E ogni giorno, puntualissimi, i giornali e le televisioni di tutto il mondo riportano, con un certo sadismo, il numero dei feriti incornati, tra il pubblico che corre davanti e insieme ai tori. Tutta la notte poi è fatta di balli e bevute, fino alla corsa del mattino seguente.
Anche la rivista scientifica Nature, in questi giorni, si è occupata di Pamplona, nel fascicolo del 27 giugno, ma per tutt’altri motivi. Un inviato è andato sul posto a vedere da vicino questa provincia spagnola, la Navarra, che è all’avanguardia mondiale nella produzione di energia da fonti rinnovabili, il vento soprattutto, ma non solo. Le cifre parlano da sole: la Spagna nel suo complesso è al secondo posto al mondo per energia prodotta dal vento. Al primo c’è la Germania (con 20.652 megawatt installati) grazie a una politica lungimirante, attiva da tempo; subito dopo però viene la Spagna con 11.614 megawatt, che batte addirittura gli Stati Uniti per 39 megawatt. L’Italia è settima con 2.118.
Ma il dato più interessante è anche un altro, ovvero la percentuale di energia elettrica prodotta con le pale, rispetto ai consumi del territorio. Ed è qui che la piccola regione stretta tra i Pirenei a nord e i paesi baschi a ovest, batte tutti: nel 2006 il 51,7 per cento dei consumi sono stati coperti dal vento, superando e distanziando la Danimarca, che arriva al 21,4 per cento. Per l’Italia questa percentuale vale 1,3 e per gli Stati Uniti 0,8. Il sogno di Estaban Morrás, direttore escutivo di Accion Energia, la società privata che ha realizzato gli impianti, resta quello di arrivare al 100 per cento di rinnovabili e giura che non è impossibile. I piani ufficiali parlano del 75, comunque tantissimo.
Queste prestazioni sono state possibili grazie a un insieme di fattori. Intanto la Navarra è regione poco popolata, con grandi estensioni di altopiano e venti che scendono dai Pirenei. E’ zona abbastanza povera, l’unica industria di peso essendo uno stabilimento della Volkswagen. Avrebbe bisogno di nuove aziende che vengano dal di fuori, ma queste non arrivano anche per la scarsa disponibilità di energia elettrica. Per anni Morrás cercò di puntare sull’idroelettrico, ottimizzando le piccole dighe lungo i fiumi che scendono dai Pirenei e cercando di realizzarne di nuove.
Uno di questi, il Burguete, venne anch’esso reso famoso da Hemingway che lì andava a pesca di trote. L’illuminazione gli venne in Francia, al vedere le prima pale per il vento, ed era il 1989. Fu d’aiuto certo la decisione del governo locale di incentivare finanziariamente i nuovi investimenti. La prima «farm» a vento sorse già nel 1994 nelle località di El Perdón, a sud di Pamplona, e da allora ne sono state costruite 32, con centinaia di turbine e finanziamenti pubblici per 136 milioni di euro. La spesa ha generato anche un indotto tecnologico, dato che oggi gli impianti che venivano acquistati all’estero sono prodotti nella regione, alla fabbrica Gamesa Eólica sempre in Pamplona.
Altri 240 milioni di fondi pubblici sono stati previsti dal 2005 fino al 2010, ma questa volta differenziando le fonti: di pale infatti non si può intasare il territorio, e del resto la loro resa è migliorata significativamente, dato che quelle che producevano 500 kilowatt ora danno 3 megawatt. È stato anche necessario realizzare due impianti tradizionali a gas naturale, per compensare il fatto che il vento va e viene, a intermittenza, mentre il fabbisogno è pressoché stabile. Si è così realizzato in ciclo elettrico combinato, capace di colmare sia i picchi che i plateau di consumi.
Il nuovo piano quinquennale spinge ora anche verso il solare, con un modello che appare interessante e che viene chiamato dei «giardini solari». Sono vaste estensione ricoperte di celle fotovoltaiche, dove singoli investitori possono comprare uno o molti pannelli, così ripartendo l’investimento e incassando gli utili in proporzione al numero di pannelli acquistati.

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energia / Quanto mi costa il tostapane

Pubblicato da franco carlini su 25 Maggio, 2006

di Carola Frediani

In un’epoca in cui anche gli strumenti più stupidi devono essere «intelligenti» finalmente sono arrivati dei contatori dell’elettricità e del gas soprannominati smart. Lo scopo è rivoluzionare il rapporto degli utenti con i consumi energetici, rendendoli consapevoli di quanto e come consumano. Un’idea così utile e banale che davvero stupisce se ne parli soltanto adesso. A voler tirare fuori i contatori da cantine e dispense impolverate è la Energywatch - un’associazione britannica che ha a cuore il risparmio di energia (e di denaro) dei cittadini d’Oltremanica - secondo cui bisognerebbe rimpiazzare i vecchi contatori con una serie di nuova generazione. Per contatori intelligenti s’intendono infatti degli apparecchi dotati di specifiche funzioni quali la lettura da remoto (ovvero fare a meno delle rilevazioni manuali poiché i dati sono inviati in automatico al fornitore di energia), ma soprattutto la possibilità di visualizzare su uno schermo i consumi energetici sotto forma di soldi effettivamente spesi. Questi a loro volta sono divisi per singole apparecchiature: quanto sta consumando il frigo, ma anche il tostapane, la lavatrice e, orrore, i quattro o cinque device lasciate in modalità stand-by. Nei mesi scorsi contro le lucine che decorano i nostri appartamenti si è scatenata, in Gran Bretagna, una campagna che ne chiedeva addirittura l’eliminazione dagli apparecchi d’elettronica. L’introduzione di questi contatori rivoluzionari permetterebbe di ridurre i consumi del 10%, grazie in massima parte all’accresciuto livello di attenzione degli utenti. Un esperimento è già iniziato con per tremila famiglie di Londra. Nel frattempo resta da risolvere, anche in questo settore, il problema della standardizzazione: i nuovi apparecchi rischiano di essere incompatibili coi sistemi delle diverse società di distribuzione d’energia. Quello che manca ancora è un protocollo universale cui aderire. Perché anche gli strumenti intelligenti hanno spesso a che fare con ostacoli stupidi.

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