Sotto controllo i bimbi telefonici
Pubblicato da franco carlini su 26 Luglio, 2007
SARAH TOBIAS
Ma i giovanissimi, i minori, hanno diritto alla loro privacy? Grazie al cellulare se la sono riconquistata, ora rischiano di perderla. In virtù del telefonino alcune scene famigliari penose sono cessate, come quando un all’unico apparecchio di casa rispondeva il genitore e poi esclamava «c’è un certo Luca per Patrizia» e la Pat di turno doveva dialogare con il fidanzatino davanti a tutti. Ora si chiama e si riceve dal cellulino in camera propria, senza che nelle vicinanze ci siano orecchie genitoriali indiscrete né inquisitorie. Un livello di potere si è spostato da padri a figli, ma i primi cercano di riconquistare terreno anche grazie a tecnologie come quella offerta ai genitori apprensivi dall’azienda americana EAgency. Questa ha realizzato «Radar», un servizio che permette ai genitori di controllare le chiamate che i figli ricevono nel loro cellulare.
Il funzionamento è semplice: il genitore va sul sito Mymobilewatchdog.com, si registra, immette il numero di cellulare del figlio/a e compila, sempre via Internet, l’elenco delle persone-numeri telefonici che possono chiamare il giovane. Dopo di che, se egli riceve una chiamata da un numero fuori elenco, il genitore viene avvertito con un sms o una e-mail, e tale notifica verrà usata per chiederne conto al minore: «Chi ti cercava oggi alle 10?».
Il sistema viene presentato come un modo tecnologico per proteggere i figli da molestie telefoniche se non da adescamenti. In America, secondo JupiterResearch, il 12 per cento dei bambini fra gli 8-9 anni possiede un cellulare e raggiunge il 24 attorno ai 10-11 anni. In Italia le percentuali sono senza dubbio maggiori. Ovviamente dei figli appena un po’ furbi saranno sempre in grado di mentire per conservare propria privacy di fronte a genitori invadenti: «era Ludovico, della classe di scherma».
Questo servizio si aggiunge ad altre forme di controllo parentale via cellulare: l’anno scorso la Disney lanciò Disney Mobile, basato su dei cellulari dotati di rilevatori della posizione attraverso i Gps satellitari; grazie ad esso i genitori potevano verificare via web e con la precisione di poche decine di metri la posizione dei figli sulla mappa della città. Analogo il sistema di «geo-fencing» (recinti geografici) offerto dalla società telefonica Verizon: i genitori segnalano all’operatore quali sono le zone della città in cui i figli si movono (per esempio andando a scuola o in piscina); se il pargolo esce da quelle «celle» (in questo caso il termine è preciso) per entrare in altri territori, il genitore viene immediatamente avvertito via Sms.
Questi nuovi apparati si aggiungono ai molti software da tempo sul mercato i quali, installati sui computer dei piccoli, filtrano i siti e i contenuti che essi sono abilitati a vedere ed esplorare. Quasi nessuno si è dimostrato una soluzione efficace e robusta, ma un effetto sicuro è stato quello di creare in molti giovani la voglia di aggirare le proibizioni e quando si tratti di programmi software ciò è sempre possibile, in un modo o nell’altro.
Per parte sua Marc Rotenberg,il direttore esecutivo dell’associazione Epic («Eletronic Privacy Information Center») sostiene che la privacy dei bambini deve esser rispettata: «La costante e segreta sorveglianza dei giovani non è detto che sia la miglior strada per rintracciare la verità, ed è questo che molti genitori dovrebbero considerare».
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