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Bill Gates, il futuro in un click

Posted by franco carlini su 11 maggio, 2006

di  F. C.

Cosa sarà della Microsoft: inesorabile declino o ripresa di controllo? Investimenti miliardari per raggiungere e superare i nuovi minacciosi rivali, Google e tutti quelli dell’internet

L’epoca dei grandi computer, i mainframes, fu dominata dalla Ibm fino agli anni ’60, quella dei minicomputer dalla Digital Equipment nei ’70; l’era dei persona, dal 1981 a oggi, ha visto l’egemonia nel software della Microsoft, abbinato ai processori Intel, ed è un record rispettabile. Ma molti cominciano a sostenere che quel periodo stia per finire, magari non per un tracollo repentino, ma per lenta emarginazione. Gli analisti che la vedono così giudicano il declino inevitabile, per errori di strategia e per condizioni oggettive, due elementi che fanno entrambi riferimento a quella tecnologia «distruttiva» che è l’internet. Gli errori strategici stanno nel non aver capito nei primi anni ’90 che il web stava esplodendo e che lì c’era un business colossale e in seguito di aver perseverato nella miopia non accorgendosi del modello economico che Google andava felicemente percorrendo, quello dei servizi gratuiti, ma finanziati dalla pubblicità online. Le condizioni oggettive dicono che per un’azienda enorme come quella fondata e presieduta da Bill Gates (40 miliardi di dollari di fatturato, 61 mila dipendenti, capitalizzazione di 243 miliardi) è quasi impossibile, o comunque difficilissimo, cambiare rotta e pelle: troppa è la parte dedicata al sistema operativo Windows e ai programmi applicativi Office per rischiare di comprometterla buttandosi in avventure sul web; lo possono fare con disinvoltura e successo imprese nate per la rete e modellate su quel mercato, ma alla Microsoft è costitutivamente impedito, dai fatti più che dalla volontà.
Questa analisi pessimistica per alcuni, gli avversari, è anche un auspicio. Terminerebbe infine lo strapotere e il monopolio sul software che i procedimenti antitrust non hanno potuto (voluto) limitare e finirebbe grazie all’anima libertaria delle tecnologie, incarnata nei software Open Source e nell’internet.
Potrebbe trattarsi di una illusione, almeno a giudicare dall’insieme di mosse che Microsoft ha annunciato e va praticando. La più importante è venuta da Steve Ballmer, il sanguigno Chief executive della casa di Redmond: nell’anno fiscale che si apre a luglio i fondi investiti in ricerca e sviluppo aumenteranno di 1,6 miliardi di dollari e buona parte di questi sono destinati a spingere il portale internet Msn. Lì si gioca la competizione decisiva con la nuova grande rivale, Google che Microsoft intende eguagliare in due aspetti almeno, la potenza del motore di ricerca (Search Engine) e la capacità di attrarre su di esso investimenti pubblicitari. L’annuncio di questi investimenti, che certamente incideranno sui profitti a breve termine, ha provocato un vero tracollo in borsa del titolo che il 29 aprile perdeva l’11 per cento del suo valore, scendendo a soli 24 dollari; per confronto Google, ipervalutata, viaggia sui 400.
Gates e Ballmer tuttavia hanno da loro un vantaggio che gli altri non hanno: un flusso di cassa e un enorme capitale da spendere con cui da tempo stanno finanziando in perdita le nuove avventure di Microsoft in territori fino a ieri inesplorati, per lei. E’ il caso delle console per videogiochi Xbox, dei software per cellulari intelligenti, degli apparati per l’intrattenimento domestico e appunto dei servizi web interattivi. Molto spendendo in ricerca e sviluppo, in ognuno di questi settori la Microsoft continua a fare quello che meglio sa fare e cioè imparare dalle agili aziende che hanno esplorato il terreno, acquisirne alcune, altre imitarle e offrire ai suoi milioni di utenti dei prodotti coerenti, integrati nel suo sistema operativo e accanitamente spinti dal marketing. L’amministratore delegato di Microsoft Italia, Marco Comastri, ci tiene a dire in proposito che questa è vera innovazione, dato che riesce a rendere di massa e ottimali delle intuizioni magari provenienti da piccoli pionieri.
E poi c’è la gigantesca partita di Vista. Questo è il nuovo sistema operativo, annunciato per i primi mesi dell’anno, che sostituirà Windows, arricchendolo di prestazioni e controlli di scurezza. Su di esso già si addensano nubi legali preventive da parte dei concorrenti, presso le autorità antitrust europea e americana. La critica è di continuare nel solito gioco pesante: un sistema di enorme complessità che ingloba molte prestazioni dei software concorrenti, offrendole tutto compreso in un unico sistema. La replica di Microsoft è che l’antitrust non può bloccare le innovazioni che vanno a tutto vantaggio degli utilizzatori. Come che sia, siano preparati gli utenti: Vista è così ricco e dunque pesante, che per essere usato al meglio costringerà milioni di persone a cambiare computer. Saranno contenti i produttori di hardware, dato che il mercato di sostituzione da tempo ristagna e offre comunque margini di guadagno assi bassi, ma in questo caso c’è il rischio che molti si tengano il vecchio e ci mettano sopra un bel sistema operativo Linux, che è sempre più robusto.


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