Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

  • fc

Ma dove vanno le reti sociali?

Posted by franco carlini su 11 maggio, 2006

di  Constance  Fels

Social networks in espansione. Moda effimera o fenomeno destinato a durare? Intanto impazzano i blog, al punto che cominciano ad impadronirsene i big come Murdoch e Rizzoli-Corriere della sera

Le reti sociali, i Social Networks, sono le star del momento tra la popolazione più giovane della rete. Ma gli studiosi si stanno interrogando se siano un fenomeno effimero, destinato a essere soppiantato da nuove mode, o una rivoluzione ormai stabile. Per capirsi meglio, tuttavia, sarà il caso di ricordare da dove vengono. Dagli ultimi anni ’80, il piacere primario della rete è sempre stato quello di «essere in rete», sviluppando relazioni con amici vicini e lontani. Era così con i Bulletin Board Systems (Bbs), con i gruppi di discussione (Newsgroup di Usenet). L’ondata del world wide web, dei primi anni ’90, ha reso l’internet più bella e colorata, ma meno relazionale. I siti web, infatti, sono formati da pagine da leggere e vedere, più che di contenuti da immettere. Peraltro i miliardi di siti che popolano il web, sono stati in larghissima misura autoprodotti e se ce ne sono a miliardi, vuol dire che la «gente» ha visto in questa tecnologia la possibilità di prendere la parola, esibirsi, condividere.
Negli ultimi quattro anni è stata la volta dei blog (diari di rete) che in linea di principio non sono diversi da un sito web personale, se non fosse per due caratteristiche. La prima è che sono più facili da creare, senza bisogno né di avere un indirizzo web e un Internet provider sui cui computer mettere i propri materiali. Diversi servizi, per esempio Blogger, permettono di creare un proprio blog, scegliendone la grafica e i caratteri. In questa maniera un blog lo si apre in pochi minuti e lo si può aggiornare in ogni momento, semplicemente collegandosi ad esso e inserendo in apposite maschere i nuovi materiali.
La seconda caratteristica è che i blog hanno comunque un formato fisso, dove i nuovi inserimenti, chiamati «post», appaiono in ordine cronologico inverso: in alto i più recenti e poi via via a scendere. I blog dunque accentuano le possibilità facili e free, gratuite, di presenza personale in rete e poco importa se siano il diario di un quindicenne appassionato di alpinismo o i commenti dell’amministratore delegato di una multinazionale. Lo spirito è lo stesso: quotidianità, punto di vista soggettivo (e dunque parziale), possibilità di commenti da parte dei lettori.
In Italia uno dei maggiori «fornitori» di blog è il gruppo fiorentino Dada (di recente passato sotto il controllo del gruppo Rcs). Una versione recente dei blog proposti da Dada sul suo sito SuperEva, permette di alimentarli da lontano con il proprio telefono cellulare.
Un’altra possibilità, riservata agli appassionati, è quella di scaricare dalla rete uno dei software per progettare il proprio blog, per esempio WordPress (gratuito) oppure MovableType (a pagamento). Questi sono prodotti professionali che andranno usati sul proprio computer, disponendo di un server in rete su cui appoggiarli.
Ma la storia non si è fermata ai blog: i social network hanno lo stesso spirito, ma modalità diverse. Qui si tratta di iscriversi a uno di tali spazi, per esempio MySpace, e di depositarvi un proprio profilo, descrivendo se stessi. Il passo successivo è di invitare degli amici a entrare anch’essi nel giro, costruendo appunto un groviglio di profili che si intersecano. Insieme al profilo si possono aggiungere foto, scritti, musiche e in questo senso un profilo è anche un blog: una gigantesca collezione di pagine personali variamente collegate.
Ovviamente quando uno spazio sociale raggiunge i 75 milioni di utenti, come è appunto il caso di MySpace, diventa quasi ingestibile e nello stesso tempo molto pregiato (Murdoch l’ha acquisito per 580 milioni di dollari). Ma c’è anche un fattore di moda: nel 2003, prima di MySpace, la grande rivelazione era Friendster che arrivò a 20 milioni di utenti ma che oggi è decaduto a meno di un milione. Sembra proprio che nulla, in questo terreno movimentato sia per sempre.
Dietro l’angolo ci sono altri fenomeni convergenti: confluiscono nei profili utente la sua posta, i suoi link preferiti, i ritagli elettronici delle pagine che gli sono piaciuti. E poi anche i messaggi istantanei e le telefonare vocali via Internet. Tutto pagato dalle inserzioni pubblicitarie che i gestori dei Social Networks raccolgono e “attaccano” alle conversazioni di rete (Un esempio? E’ presto fatto: dialogando per posta elettronica con una collega, ricevo una lettera che contiene le parole “figli” e “mamma”: il servizio di posta, Google Mail, ha “letto” quel messaggio e gli ha affiancato la pubblicità di pannolini).


Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: