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editoriale / due file dal Governo

Posted by franco carlini su 25 maggio, 2006

di Franco Carlini

Sulle tecnologie e la comunicazione due segnali sono venuti dal nuovo governo. Il primo è la convocazione di un seminario chiuso tra i ministri per fissare l’agenda e stabilire una linea di comunicazione. Ce n’era bisogno, perché non appena eletti molti di loro hanno sentito il bisogno assoluto di parlare e parlare. Talora a proposito, talora meno. Subito dopo altri hanno voluto replicare, proponendo varianti e contrapposizioni. Naturalmente nessuno sogna una linea bolscevica che sarebbe impossibile, sbagliata e deprimente. Ma negli ultimi anni i governi, le amministrazioni e le imprese hanno accumulato molte esperienze sul fronte della comunicazione cui ispirarsi, nel bene e nel male. Le worst practices, ovvero le pratiche pessime, sono quelle messe in atto, per esempio, dalla presidente del Piemonte Bercedes Bresso e dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati, ispirate a autoreferenzialità autoritaria. I criteri da seguire sono invece: una trasparenza senza vergogna (anche la visibilità dei dissensi è un valore democratico), l’ascolto dei propri pubblici (il plurale è d’obbligo) e l’interazione. L’obbiettivo da ottenere è la famosa «democrazia continua» dove cittadini informati e decisori altrettanto informati dialoghino già in corso d’opera (prima di deliberare) per arrivare alle inevitabili ma a quel punto sane mediazioni. Per riuscirci occorre molta convinzione politica ma anche la scelta dei linguaggi, dei formati e dei mezzi da usare. Il secondo segnale è venuto dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni (al mantenimento di quel ministero chi scrive è sempre stato contrario, ma, visto che c’è, che almeno operi al meglio). Nella lunga intervista concessa a Repubblica il ministro non si è scostato di una virgola da quanto conteneva il programma dell’Unione e questo è un comportamento incoraggiante rispetto ai molti già impegnati a demolirlo parola dopo parola: a proposito del Ponte sullo Stretto, dell’Irak o del superamento della legge 30. E poi Gentiloni dimostra di conoscere le quastioni e di essere consapevole di quanto siano complicate. In questo caso i problemi non sono l’esigua maggioranza, ma le difficoltà oggettive di un mondo come quello di Tlc, internet, cellulari, pubblicità multimedia eccetera. Tutte filiere convergenti e insieme conflittuali, perché sottoposte a una velocità di trasformazione elevatissima. Un legislatore saggio dovrà dunque regolare con fermezza antitrust e insieme con grande e flessibile leggerezza.

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