Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

  • fc

Lasciarsi cullare da un Google

Posted by franco carlini su 25 maggio, 2006

di  Gabriele De Palma

Affidare tutti i propri dati a un «esterno» come Google Desktop? Una scelta irragionevole, ma basata sul fascino di una software house capace di tirar fuori prodotti gratuiti, funzionanti al meglio e sempre sorprendenti

Sul precedente numero di Chip and Salsa Carola Frediani (L’amichevole controllore), oltre a descrivere le tante e brillanti soluzioni offerte da Google, solleva una domanda degna di riflessione. Com’è possibile affidare senza battere ciglio buona parte dei nostri dati personali, immagini, email, conversazioni in chat a una sola azienda? Le perplessità insite nella domanda sono più che fondate, e oltre al problema del data trading – la possibilità che le informazioni siano cedute o utilizzate in modi non desiderabili — riguardano anche, cosa assai più drammatico, l’ipotesi che i prodotti di Google smettano di funzionare. I vari messaggi «The system was unable to perform your operation» (il sistema è momentaneamente incapace di soddisfare le tue richieste) accompagnato dallo spiritoso «cross your fingers and try again in a few minutes» (incrocia le dita e riprova tra poco) sono effettivamente un po’ inquietanti. Chi ha a che fare con i pc e con internet sa che non sempre tutto fila liscio; anche i migliori sistemi operativi non sono del tutto affidabili, la connessione internet può cadere o non essere così performante come da contratto. Per questo qualche anno fa si diceva che se le automobili fossero costruite come i software costerebbero molto poco, farebbero cento km con un litro di benzina ma sarebbero ferme ogni 5 minuti. Stabilito che i prodotti non sono perfetti, resta da capire come mai molti hanno affidato la loro posta, il calendario, le proprie chat, foto, video e quant’altro a Google. Un po’ di faciloneria o incoscienza probabilmente è imputabile a noi utenti, ma ci sono anche altri motivi. Innanzitutto di comodità. L’omogeneità dei prodotti sfornati da Mountain View, già ampiamente illustrata da Frediani, fa sì che ci si trovi in un ambiente accogliente e che non si debba entrare e uscire dalle pagine web per passare da mail a chat a calendar. Omogeneità che rende più comoda la vita e che se fosse riproponibile al di fuori dei prodotti della stessa azienda sarebbe la tanto agognata interoperabilità. Magica parola che gli utenti, anche quelli inconsapevoli, sognano come le api il polline. Si potrebbe ribattere sostenendo che anche altre aziende rendono omogenee le loro soluzioni, per esempio Microsoft, che per anni ha avuto il monopolio dei nostri pc. I prodotti di Google hanno due indubbi vantaggi: sono gratuiti e non legati al dispositivo utilizzato (pc, laptop, smartphone), visto che tutti risiedono sul web. Si potrebbe altresì obiettare che anche Yahoo! offre soluzioni simili e anch’esse completamente gratuite. Vero, ma spesso arriva leggermente dopo il rivale di sempre. E la prima volta non si scorda mai. Ci si affeziona all’ambiente, come ben sanno proprio Microsoft e Apple che con Windows e l’iPod hanno saputo approfittare del vantaggio di essere arrivati primi. Ma è probabilmente la spiccata natura pionieristica delle iniziative di Brin e Page che avvince gli utenti più esperti del web. Che sia motore di ricerca, software per la gestione della posta, aggregatore calibrato di notizie dal mondo, mappatura del territorio o panoramica satellitare su Marte, Google riesce a realizzare tutto quasi di sorpresa, anche nell’ultimo anno in cui la corsa alle previsioni e anticipazioni di quella che ormai era diventato un colosso anche finanziario del web si è fatta agguerrita. Periodicamente, una mattina capita di accedere al web e scoprire che è nato qualcosa di nuovo in casa Google, disponibile da usare senza spese. Quando non si tratta di uno strumento nuovo per l’utente si tratta di soluzioni efficaci da altri punti di vista, come il sistema di advertisement con il più basso tasso di impatto ambientale. Ci si sente insomma coccolati, o quantomeno presi in considerazione. Cosa rara, al di là dei proclami degli spot pubblicitari, per noi utenti. Un giorno ci regalano un giro sul satellite, un altro una webmail con memoria da elefante. E tutto funziona, funziona almeno come le soluzioni degli avversari che arrivano dopo, più sovente addirittura meglio. Anche lavorare per Google, a quanto si sa dalle cronache, non è male. Soluzioni intelligenti nella gestione delle risorse umane e intellettuali dei dipendenti, alcuni dei quali ora sono diventati anche ricchi soci dopo aver acquistato le azioni del gruppo (da 80 a 380 dollari in un anno) e un’attenzione particolare alle loro esigenze personali. Insomma, quasi inevitabilmente si cade vittime dell’allure che emana la web company più grande del mondo, se ne rimane un po’ contagiati. Non un amore cieco, più che altro un riconoscimento che si traduce in adesione al brand. Ragioni di stima quindi, oltre che di comodità. Stima che si traduce in fiducia, anche nel caso in cui la posta in gioco sia alta come «i nostri dati personali». Fiducia non ragionevole, ma almeno un po’ ragionata.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: