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Mercato e altruismo / la scelta di Bill Gates

Posted by franco carlini su 17 giugno, 2006

di Franco Carlini
il manifesto, pag. 2 sabato 17 giugno

Quando uno sia così ricco da non sapere come spenderli, né averne il tempo, e intanto raggiunga i 50 anni, cosa può proporsi nella vita? Alcuni sceglieranno di convertire la moneta in potere, per esempio cercando di diventare capi di stato – è il caso di Silvio Berlusconi. Altri si daranno alla vita spensierata, comprandosi yacht da 160 metri, dotati di 2 elicotteri, e andando per il mondo a inquinare le coste; così fa da anni uno dei due fondatori della Microsoft, Paul Allen, salvo scandalizzarsi se la Sardegna di Renato Soru gli chiede troppi soldi per l’ormeggio.

Altri ancora, ed è il caso migliore, si proporranno invece, consciamente o meno, di accrescere la propria autostima e reputazione. La quale, come ci ricorda la filosofa Gloria Origgi, è semplicemente «come io mi vedo visto», ed è dunque fatta di identità autocostruita, ma anche del riflesso della mia immagine negli occhi degli altri. Quest’ultima è da tempo la scelta di Bill Gates, che giovedì sera, a borse chiuse, ha annunciato un altro passo del suo Lungo Addio al business dell’informatica e alla società da lui creata 30 anni orsono, che allora si chiamava Micro-Soft, nel New Mexico. Ne resta presidente e superconsulente, ma sposta vieppiù il centro dei suoi interessi verso la «Bill and Melinda Gates Foundation» che ha patrimoni per 26,9 miliardi di dollari e che ogni anno ne dona almeno uno, di miliardi, a progetti contro le malattie che infestano i paesi più poveri: malaria, polio, tbc, Aids. Dal 2008 Bill si dedicherà solo a questo.

Della Microsoft Gates resta comunque il maggiore azionista e presidente e i riflessi del suo annuncio su un’azienda globale in piena trasformazione andranno studiati (cominceremo giovedì prossimo, nella pagine Chips and Salsa, su questo giornale). 

Con questa scelta egli ci rappresenta forse il meglio che dal capitalismo moderno sia possibile ottenere. Da un lato spietatezza negli affari, dove non si guarda in faccia nessuno, si abusa della propria posizione di monopolio dominante e ogni scelta è fatta solo al fine di creare valore per gli azionisti. Vale per Microsoft come per le grandi dei farmaci o delle bevande. Vale anche per la supposta alternativa Apple, appena scoperta a fabbricare i suoi iPod in Cina in condizioni di ipersfruttamento. Gli affari – si teorizza – sono solo affari e si giocano così, senza sentimenti né altra etica che non sia quella di borsa. Gates ne è così permeato che probabilmente non si è mai reso conto, almeno fino a un certo punto, dell’ostilità che attorno a lui si stava coagulando: da modello per i giovani a eroe negativo.

Dall’altro ci sono i valori civili e personali, che nella vita di ognuno un qualche peso devono avere. Dunque la Fondazione Gates non è la fondazione Microsoft, ma anzi viene tenuta rigorosamente staccata dall’azienda. Non è una vernice opportunistica per accrescere il brand aziendale pitturandolo di responsabilità sociale, ma si propone di essere utile al mondo, ad esso restituendo qualcosa di quanto si è ricevuto. E’ la stessa filosofia con cui Gates firmò un appello contro l’abolizione della tassa di successione, perché a ogni cambio di generazione ci deve esser almeno un parziale azzeramento delle disuguaglianze e ogni figlio deve farsi la sua strada nella competizione. E’ la parte sana dell’etica protestante del lavoro e degli affari. La scissione in due dell’uomo, il businessman e l’altruista, l’aggressivo e il compassionevole, può apparire schizofrenica e certamente è anche una falsa coscienza. Tuttavia, sia detto con chiarezza, è meglio così che nel capitalismo familiare e un po’ straccivendolo che respiriamo dalle nostre parti.

I maligni hanno già suggerito che Gates aspiri al premio Nobel per la pace, ma per quanto si intuisce dell’uomo non è un’ipotesi sensata, né una motivazione, nemmeno inconscia. E’ giusto insomma prenderlo sul serio e apprezzarne la scelta piuttosto drastica, e non soltanto perché da solo destina ad aiuti ben focalizzati somme superiori a quelle di molti stati e della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Le scelte di vita colorate di voglia di giustizia e altruismo sono importanti che le facciano i miliardari come tanti piccoli donatori.


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