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articoli e appunti da franco carlini

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Il prossimo libro del Capitale

Posted by franco carlini su 18 giugno, 2006

di Donatella Della Ratta

Helsinki. «Tutto è cominciato dal Capitale di Marx. Mi ha fatto riflettere sull’importanza degli oggetti nella vita quotidiana. E mi sono detta: perchè non si può rintracciare l’origine degli oggetti? Perchè le cose devono essere solo merci da consumare e da possedere e non possono essere storie da raccontare, legami fra luoghi diversi, relazioni con il nostro passato?».

Ulla-Maaria Mutanen, una delle animatrici finlandesi di Aula 06, racconta così l’origine del suo progetto thing:link (www.thinklink.org). La filosofia del sito è semplice quanto significativa: ogni persona che produce qualcosa – un abito, una scarpa, un quadro – viene invitato ad iscriversi al sito e a mettere un’etichetta virtuale al suo oggetto che, una volta stampata, diventa una specie di codice a barre con un numero seriale. Chi vuole comprare quell’oggetto, da qualsiasi parte del mondo, potrà digitare le cifre che vede sull’oggetto e risalire al suo produttore, alle condizioni economiche e di lavoro in cui è stato prodotto, imparare la sua storia.
«L’oggetto cessa di essere una semplice merce e diventa il racconto di una storia, il possibile legame sociale con chi l’ha prodotto. Produttore e compratore possono così incontrarsi, cessare di essere degli sconosciuti l’uno per l’altro. Diventa una questione sociale, non solo una faccenda economica e di consumo» spiega Ulla-Maaria.
Al fascino emotivo del suo progetto va aggiunto il suo aspetto più politico, la rintracciabilità delle cose, sempre più complicata e costosa nel mondo multinazionale contemporaneo. Se un giorno i piccoli produttori di cibi o di tessuti utilizzassero thing:link come luogo per informare su ciò che vendono, i consumatori potrebbero orientarsi meglio negli acquisti «equo-solidali» globali, tenendo conto dell’anima etica del commercio. Forse thing:link nel futuro sarà un nuovo ebay, un luogo per comprare e vendere oggetti dalla storia e dal significato, non soltanto merci. È il sogno di Ulla- Maaria che, per il momento, ha realizzato il sito nei ritagli di tempo, contando sulle sue forze e sui contributi volontari (di tempo) degli amici. «È un hobby», dice. Non a caso il suo blog si chiama hobbyprincess.com.
Come Ulla-Maaria, tanta gente qui ad Aula fa le cose per hobby. Da qualche parte rispunta una vecchia email degli anni 90. Dice: «Ciao, cerco gente che voglia sviluppare un progetto open source, una cosa così, per hobby». Anche lui era finlandese, si chiamava Linus Torvalds, ed è il papà di Linux.

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