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editoriale / ecco s’avanza un nuovo modello

Posted by franco carlini su 22 giugno, 2006

di Franco Carlini

«Redmond abbiamo un problema». Parafrasando gli astronauti dell’Apollo 13, sembra questo lo stato d’animo che da mesi turba i 60 mila dipendenti di Microsoft (che ha sede a Redmond, lassù vicino a Seattle) e che penalizza in borsa il titolo, inchiodato attorno ai 25 dollari. Il problema peraltro non è nuovo e si chiama Internet, una rivoluzione tecnologica che lo stesso Gates aveva sottovalutato nei primi anni ’90, che parve scoppiare in bolla nella primavera del 2006, e che invece continua implacabile a mutare il mondo (per lo più in meglio). Il web sembrava una cosa fatta di contenitori di testi, depositati nella rete per condividere parole e idee, ma un fumo senza arrosto, cioè senza dollari. E invece le cose sono andate diversamente perché l’Internet è diventata strumento fondamentale della vita e degli affari, sia come mezzo di comunicazione che come fonte di profitti, almeno per chi sa starci «alla Internet». Una lettera ai dipendenti di Bill Gates, spedita il 30 ottobre scorso, lo ammetteva con chiarezza: ogni cinque anni un’azienda deve ripensare se stessa e questa volta noi della Microsoft dobbiamo fronteggiare due questioni del tutto nuove. Intanto c’è un modello di business che non si basa sulla vendita del software in scatola, ma che regala contenuti e che si alimenta con la sola pubblicità. E’ quello proposto da Google e ora inseguito da Yahoo!. La seconda novità si chiama «servizi web», ed è ancora più minacciosa per chi, come Microsoft, è organizzato per vendere software da installare sul proprio computer. Ma sta succedendo che di quei software si comincia a fare a meno perché le stesse prestazioni le si trova in rete: che bisogno c’è di acquistare il pacchetto Office di Microsoft quando si possono scrivere dei documenti usando un sito chiamato Writely che offre prestazioni analoghe a quelle di Word? A cosa serve avere Excel sul proprio Pc se altri siti permettono di creare liberamente dei fogli elettronici e condividerli con i collaboratori? Dunque il panorama che si delinea non è più centrato sul Pc, ma sulla rete. Gli apparati servono solo per entrare in Internet e lì operare. E non sono necessariamente dei computer, possono essere anche dei cellulari o delle console da videogiochi. Non hanno bisogno di grandi prestazioni né di grandi software perché la piattaforma di lavoro è la rete stessa, e la connessione ad essa è permanente, a alta velocità, in ogni luogo e non solo nel proprio office.

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