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Le nuove star del mondo web tra condivisione e socialità

Posted by franco carlini su 22 giugno, 2006

 

di Franco Carlini

Non solo Wikipedia e Google. Nel firmamento brillano altre stelle le cui parole d’ordine sono condivisione, profili personali, amici in gruppo. Non offrono solo parole, ma anche immagini e suoni

Se Microsoft si ripensa, chi è che la costringe a farlo? I consumatori ovviamente, che in un’economia di mercato stanno dedicando sempre più attenzione ad altri prodotti e servizi che fanno le stesse cose dei software tradizionali e persino qualcosa di più. E che magari sono persino gratuiti. La svolta viene dal fatto che un numero crescente di persone non solo è collegata normalmente alla rete Internet, ma lo fa con linee a alta velocità (Broadband, banda larga). Se il computer è sempre in rete (ma anche i cellulari lo possono essere), allora non c’è differenza tra l’avere i propri dati e programmi sul disco rigido del proprio Pc o lasciarli depositati (e ritrovarli) su uno dei 450 mila server di Google, o nella «web farm» di Inet, a Settimo Milanese.

Questo per la funzionalità: l’autore di queste righe ha una posta elettronica su Google (il servizio si chiama Gmail) e questo gli permette non solo di leggerla e scriverla da qualsiasi computer in cui si imbatte durante la giornata, ma anche di avere sempre a portata di mouse l’intero archivio, compresi i file allegati. Può partire per Treviso senza portarsi dietro il computer e nemmeno una chiavetta Usb, dato che quasi tutto quello che gli serve (materiali spediti e ricevuti) è su qualche computer chissà dove, ma sempre accessibile.

Ma non si tratta solo di efficienza: la svolta più violenta si chiama social network, reti sociali, nelle varie e infinite proposte oggi disponibili. In questo mondo nuovo, che il geniale editore Tim O’Reilly ha chiamato Web 2.0 (è un marchio registrato, alla faccia dell’Internet aperta), sono emerse negli ultimi due anni alcune stelle luminose. Può darsi che siano soltanto delle Super Novae che esplodono in un botto, ma la sensazione è che si stiano consolidando, anche come brand.

MySpace (www.myspace.com): è il più noto, ma non è detto che sia il più valido, dipende dagli usi e dai bisogni; ci si registra, si compila un proprio profilo, si accede ai blog, si possono caricare foto e soprattutto creare gruppi di amici, o entrare in altri gruppi. Sono 86 milioni le persone che vi aderiscono, variamente raggruppandosi per interessi e passioni. Acquistato per 580 milioni di dollari dal magnate dei Media Murdoch, è divenuto ormai anche uno spazio pubblico, specialmente per gli amanti della musica e un modo di promozione delle band.

Digg (http://www.digg.com): offre storie e notizie messe in comune, specialmente sugli argomenti di tecnologia e scienza, ma non solo. Ognuno può «postare» dei materiali, citando la fonte. Questi possono essere commentati da tutti gli altri. I post più letti accumulano dei «digg» e più ne hanno più salgono nella pagina iniziale del sito. Anche in questo caso ogni utente registrato può invitare i propri amici e collegare il proprio blog (che si sarà creato con uno dei vari servizi, per esempio Blogger)

Flikr (www.flickr.com): è un gigantesco archivio di foto scattate dai partecipanti e dotate di un’etichetta (tag) che le raggruppa per argomenti. Ognuno può dunque accumulare le foto scattate, che invierà attraverso la rete. Può renderle visibili a tutti e queste saranno reperibili attraverso un motore di ricerca interno per categorie. Anche in questo caso ci sono i profili personali e la possibilità di alimentare il proprio blog a partire da Flikr.

You Tube (www.youtube.com): l’idea è analoga a quella di Flikr, con la differenza che anziché mettere in pubblico delle foto, qui si tratta di brevi video digitali autoprodotti, su qualsivoglia argomento. Ovviamente c’è di tutto, dalle torture di Abu Ghraib ai filmati di vacanze in Botswana ai 10 migliori goal di tutti i tempi. In entrambi questi casi è sconvolgente come su qualsiasi parola si immetta nel motore di ricerca di questi siti, si trovi sempre qualcosa, e spesso assai bella.

del.icio.us (http://del.icio.us): l’indirizzo di questo sito è stato fantasiosamente composto usando il nome di dominio .us (Usa) che quasi nessuno utilizza, per formare la parola «delizioso». Ed effettivamente è tale, appartenendo a un’altra categoria ancora che va crescendo di popolarità, il cosiddetto «social bookmarking». Il termine inglese bookmark vuol dire segnalibro, ma nel web è usato per indicare l’attività di marcare una pagina web, creando un proprio elenco di siti preferiti o comunque da ricordare. Questa operazione di solito viene fatta sul proprio computer ma del.icio.us incita a farla in pubblico, socialmente mettendo a disposizione di altri (tutti o gruppi di amici) gli indirizzi web ritenuti interessanti. La cosa migliore è di denotarli con un’etichetta (tag) di modo che possano essere più facilmente trovati attraverso una ricerca per categorie. Si tratta di un’operazione analoga a quella dei motori di ricerca, ma realizzata da persone anziché da software automatici. I risultati sono meno numerosi che su Google, ma eventualmente possono essere più interessanti perché alla base di ogni link messo in pubblico c’è la valutazione di un umano intelligente che ha esaminato quelle pagine.

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