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giornali online / Le domande più frequenti

Posted by franco carlini su 29 giugno, 2006

Sembra non si discuta d’altro: se i giornali saranno soppiantati dall’informazione online e sui cellulari; se quest’ultima offra già un modello economicamente sensato, se i contenuti, grazie alla loro supposta qualità, tornano a essere sovrani rispetto al medium e ai formati che li convogliano. Innumerevoli in proposito i convegni (noi italiani in questo siamo specialisti): prima uno del gruppo Rcs, poi un altro del Sole 24 Ore, due giorni fa un terzo della Federcomin, federazione delle comunicazioni associata alla Confindustria e presieduta da quell’Alberto Tripi che ha il record mondiale di precari travestiti da collaboratori, nei suoi Call Center. Tutti questi incontri hanno fornito lo stato delle preoccupazioni correnti tra gli editori ma hanno offerto poche idee per il futuro. Naturalmente non c’è certezza possibile, ma qualche ipotesi ha raggiunto un grado sufficiente di consenso tra gli esperti. Vediamo:

I tempi: il cambiamento è più veloce del previsto. Al debuttare del web nei primi anni ’90 sembrava già una grande rivoluzione, ma da tre anni in qua il panorama è cambiato violentemente, grazie a poche innovazioni che si chiamano Banda Larga con accesso continuo alla rete, uso diffuso degli apparati mobili, software facili e sociali.

I modelli su cui si attesteranno i media tradizionali cominciano a delinearsi e quello che riscuote il maggiore successo è dato dalla coppia: free press più rete. Qualcuno per esempio sta pensando a fare un quotidiano del pomeriggio gratuito, altri pensano di importare anche in Italia il modello dei settimanali gratuiti di qualità. Entrambi i modelli (free + online) sarebbero pagati solo dalla pubblicità, ma eventualmente prevedendo dei servizi premium, a pagamento.

I formati: c’è stata una fase in cui alcuni osservatori hanno sostenuto che essi ormai erano poco importanti, dato che in rete si cercano solo notizie brevi da consumare al volo, poco più che dei lanci di agenzia. Questa ipotesi ingenua sembra essere caduta: nei grandi quotidiani italiani in rete come repubblica.it o corriere.it, le pagine più cliccate non sono di solito le notizie di agenzia, ma i servizi originali; segno che i lettori apprezzano ancora (e probabilmente apprezzeranno anche in futuro) quel valore in più che deriva dalla competenza del giornalista e dal suo stile di racconto.

No limits e diversi livelli di lettura: uno dei pregi dell’informazione in rete deriva dal fatto che la carta costa molto, mentre le memorie magnetiche (gli hard disk) costano pochissimo. Perciò non c’è limite alla quantità di informazione che un giornale online può mettere a disposizione dei lettori, mentre c’è un limite al numero di pagine stampabili. Questo ha due conseguenze: intanto che tutto il passato è accessibile (alcuni come il manifesto, il New York Times, The Economist, lo faranno a pagamento, ma questo è secondario, l’importante è che c’è e nulla va perduto). E poi significa che l’informazione può essere giocata su più livelli, tra di loro allacciati: la notizia, il contesto (la cosiddetta news analisys), uno o più commenti in senso proprio, le schede di riferimento, e magari tutt i materiali originali. Nel recente scandalo del calcio, i due grandi quotidiani nazionali italiani hanno fatto qualcosa del genere, creando un vero e proprio dossier che contiene anche, per chi se lo voglia leggere, l’intero rapporto di Borrelli. Ma di più e di meglio si può fare. Gli esempi migliori, ancora una volta, vengono dalla Bbc, dove ogni pagina web è corredata sia dai riferimenti interni (ad altre pagine del passato sullo stesso argomento), che dai link esterni, verso le organizzazioni o i siti di cui si parla. Un modello misto interessante è offerto dalla rivista economica americana Business Week, dove agli articoli di carta si affiancano, online, altri materiali di approfondimento.

I feedback: ovvero il ritorno di opinioni dei lettori. In qualche caso ogni pezzo pubblicato può ricevere un punteggio da parte dei lettori e può essere contraddetto o discusso nei commenti che compaiono in calce. Questi commenti contestuali sono molto migliori dei forum generici dove si discute un po’ di tutto e spesso a casaccio.

Identità: tutti questi meccanismi, e in particolare l’ultimo, offrono agli editori un grande vantaggio perché rafforzano il rapporto tra testate e lettori, i quali cominciano a «sentirsi parte di» e non solo dei fruitori. Ma questo è solo l’inizio di un percorso, che, come detto in questa stessa pagina, abbatte o rende comunque porose le vecchie barriere tra autore e lettore. E’ proprio questo che molti giornalisti ed editori più temono: ci sarà ancora bisogno di noi? La risposta tranquillizzante è «Sì», ma il come e il quanto è la vera domanda, cui molti sfuggono.

Qualità: una cosa è certa, che da quando c’è l’internet, molti hanno deciso che dei media tradizionali possono fare a meno. Torneranno a leggere i giornali (di carta o di bit, non importa) solo se questi torneranno a essere autorevoli, e cioè seri, documentati, critici.

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