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Un colpo alle lobby

Posted by franco carlini su 1 luglio, 2006

di  Franco Carlini. il manifesto, 1 luglio 2006, pag. 1

A noi cittadini (e non chiamateci solo consumatori, per favore) sembra di sognare: banche dalle quali puoi uscire senza pagare gabella, auto e moto vendute senza l’infastidito notaio che guarda distratto la tua carta d’identità, farmaci elementari acquistabili al supermercato. Gli orari dei negozi Bersani li aveva già dilatati in passato (e la cosa funziona dappertutto, salvo nella Bologna di Cofferati dove la pizza al taglio viene negata dopo le 21). Ora lo stesso ministro, con una sana pensata notturna, ci manda a dire che potremo godere di alcuni dei vantaggi che il mercato concorrenziale altrove garantisce. Quel mercato la cui caricatura  ci era stata finora sventolata in faccia solo per false liberalizzazioni o per ridurre al minimo l’unica variabile che la Confindustria considera totalmente dipendente, il lavoro.

Questo, come tanti hanno subito notato, è un blocco di miniriforme che non costano nulla allo stato e che peraltro non sono così drastiche come alcuni chiedevano; dunque ci vorrà sempre il farmacista nei supermercati per vendere gli analgesici, laddove nei civilissimi mercati africani li si compra a pillola singola  e perciò senza sprechi; nessuno poi si illuda di non dover attendere i taxi a Firenze Santa Maria Novella, i cui taxisti già nei mesi scorsi hanno avanzato alte lagnanze. Tuttavia questi provvedimenti alterano modelli di business consolidati di alcuni settori ben chiusi come banche,  assicurazioni e ordini professionali. Unici esenti i dottori, come è giusto, e i giornalisti, e proprio non si capisce perché in un mondo dove sono milioni i giornalisti di fatto, talora anche più bravi di quelli con il tesserino amaranto dell’ordine. O meglio lo si capisce tenendo conto del peso che i giornali hanno nella politica – ma non necessariamente nell’opinione pubblica.

Gli effetti concreti, sia chiaro, non saranno immediati né troppo vistosi e contro quel decreto già si immaginano cortei di taxi a palazzo Chigi,  nonché robuste lobby all’opera in parlamento per bloccare o annacquare. L’effetto simbolico tuttavia è alto: facciamo noi quello che una moderna economia richiede e che gli altri, i berluscones, non hanno osato fare, aggrovigliandosi per esempio in tavoli infiniti nella discussione sugli ordini professionali.

Che alle banche venga sottratta una quota di insopportabile arbitrio nella gestione delle condizioni contrattuali merita solo applausi, che non mancheranno. E del resto gli istituti di credito più avvertiti, da tempo avevano cominciato a muoversi nella direzione del costo zero per la chiusura del conto (quelli che lo fanno si trovano sul nuovo sito Patti Chiari). Ma davvero, come ha detto Prodi, questa è « un’azione di impulso, per la ripartenza dell’Italia»? E’ doveroso un qualche scetticismo. Certamente il decreto riguarda milioni di cittadini che apprezzeranno qualche gabella in meno ed efficienza in più, ma altri scossoni e più pesanti saranno necessari. Può spiegare il ministro Bersani, per esempio, perché è fatale l’aumento della bolletta elettrica appena annunciato? Può Livia Turco dirci cosa ha in mente per le tariffe e le confezioni dei farmaci (e non solo quelli da banco?). Magari, suggeriremmo non demagogicamente, potrebbero decidere che anche i ministri e i sottosegretari vanno in taxi, nei molti nuovi taxi promessi.


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