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editoriale / Le barriere degli ordini

Posted by franco carlini su 6 luglio, 2006

di Franco Carlini

Tra gli indignati per il decreto Bersani c’è anche l’ordine dei giornalisti di Milano. Sostiene Franco Abruzzo che, abolendo le tariffe minime degli ordini professionali, «Il ‘fuoco amico’ del Governo Prodi affonda la piattaforma della Fnsi: si allontana per i giornalisti free lance il tariffario delle prestazioni autonome». Giustamente la piattaforma sindacale chiede maggiori tutele per i free lance, ma chi viene tutelato? Tutti quelli che scrivono o solo quelli iscritti?
La domanda è lecita venendo a conoscenza della storia di Maria, nome di fantasia, ma reale, la quale lavorava per una grande azienda del settore moda, in Milano, regolarmente assunta. Come tale ha scritto negli anni una grande quantità di articoli, e non solo comunicati stampa. Poi l’agenzia ha chiuso e lei ha cercato di avere almeno il tesserino da pubblicista. Ha raccolto la documentazione, e si è presentata all’Ordine di Milano. Qui le hanno spiegato che sì, le sue attività scrittorie erano adeguate e rientravano nella categoria dei pubblicisti, ma che, essendo passati dieci mesi dall’interruzione del suo rapporto di lavoro, tutta quella roba lì non serviva più a niente. Questo è lo stesso Ordine che conserva al suo interno gente che il giornalista non lo fa più da una vita, compresi molti politici. Per esempio, tra i professionisti, Formigoni Roberto, nato a Lecco nel 1947: che sia lo stesso che presiede la regione Lombardia? E’ lo stesso Ordine che organizza dei corsi assai costosi per diventare pubblicisti. A Maria è stato detto che può diventare pubblicista solo ricominciando a scrivere da capo, per i prossimi due anni. Peccato però che molte aziende editoriali per farti scrivere, anche sottopagata, chiedano come requisito l’iscrizione all’Ordine, un circuito infernale. Un potenziale datore di lavoro sentito nei mesi scorsi si è anche spinto a chiederle se per caso era «gravida».
La legge dice che «Sono pubblicisti coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi» e il Regolamento della stessa legge precisa che «ai fini dell’iscrizione nell’elenco dei pubblicisti, la documentazione prevista … deve contenere elementi circa l’effettivo svolgimento dell’attività giornalistica nell’ultimo biennio». Maria nell’ultimo biennio c’era, e anche più a lungo, oggi paga una seconda volta lo scotto del licenziamento per chiusura aziendale.

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