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Fare a meno della banca e prestarsi i soldi in gruppo

Posted by franco carlini su 6 luglio, 2006

 

di Sarah Tobias

Due esperienze anglosassoni propongono in rete il prestito di denaro P2P, dove la garanzia dipende dalla ripartizione del rischio e dalla reputazione dei singoli

Sono molto risentite le banche italiane per la decisione del governo di obbligarle a variare automaticamente e senza indugio i tassi anche a vantaggio dei loro clienti, quando la banca europea li abbassi. Così come per il prezzo della benzina, le banche italiane sono state finora assai sollecite nell’alzare il costo del denaro (o della benzina) quando sale alla fonte e a non abbassarlo (o a farlo con grandi ritardi) quando scende. Del resto il fondamento del sistema bancario consiste nel guadagnare tra il tasso a cui prendono il denaro da chi lo deposita e quello a cui lo prestano. E uno dei modi per guadagnare ulteriormente è quello di giocare sui ritardi temporali: anche una banale operazione di accredito online può impiegare cinque giorni prima di comparire nel conto corrente del destinatario, quando computer e reti rendono istantanea tale transazione.Ma per ottenere dei prestiti e per gestire il proprio denaro prestandolo, si può anche fare a meno delle banche, ci dicono due esperienze di rete, l’una inglese e l’altra americana. La prima si chiama Zopa (www.zopa.com), acronimo inglese che vuol dire Zone of Possible Agreement. La seconda si chiama Prosper (www.prosper.com) ed è californiana. Entrambe si basano sull’idea di mettere in contatto direttamente chi ha bisogno di prestiti con chi ha dei soldi da prestare. E’ l’applicazione delle tecnologie P2P (da pari a pari) al mondo del credito e infatti Prosper così si definisce: Il mercato online per il prestito «People-to-People».
Se si vuole è la trasposizione di una pratica diffusa in tutto il mondo da tempo, anche prima che le banche esistessero: all’interno di una comunità, parenti e amici fanno cassa comune per aiutare i membri che abbiamo necessità finanziarie; in seguito quelle forme spontanee e solidali di credito divennero poi società di mutuo soccorso, casse di credito popolare eccetera. Nella forma iniziale, la restituzione del prestito era assicurata proprio dai vincoli di gruppo, dato nessun debitore si azzardava, pena l’onore, a sparire con il malloppo. Anche i modelli di microcredito che si sono sviluppati in Asia e in America latina si basano sul gruppo: la microbanca eroga la somma in prestito, ma è un intero insieme di amici e parenti a garantirne la restituzione.
Ma in rete, e tra sconosciuti che non si conoscono e non si incontreranno mai F2F (faccia a faccia»), come è possibile il credito P2P ? Il meccanismo è semplice: chi ha bisogno di un prestito compila online un modulo con la somma richiesta e il massimo interesse che è disposto a pagare. I prestatori potenziali partecipano a una specie di asta indicando quanto vogliono prestare e a che tasso. Il sito Prosper combina le condizioni migliori, anche ripartendo la somma totale tra diversi prestatori, sì che il rischio sia distribuito. Ovviamente Prosper si fa pagare una commissione per il servizio che rende. Per aiutare chi presta i soldi a ridurre i rischi il sito offre una valutazione dell’affidabilità del debitore, basata sui «credit report» ufficiali (delle banche e di altre agenzie di credito) e anche sul comportamento passato di quella persona nel mercato Prosper. Ma soprattutto il sistema si basa sulla creazione di gruppi di prestito. Questi possono essere creati da chiunque, il quale inviterà altri amici a unirsi; l’idea è che un gruppo dove le persone si conoscono sia nel suo complesso più affidabile dei singoli, dato che deve difendere la sua reputazione collettiva. Qui come in Zopa uno può decidere di prestare solo ai membri di un gruppo con buona fama, o solo a quelli del suo gruppo; comunque quando un prestito viene restituito, il capo gruppo ottiene una piccola percentuale che può tenere per sé o redistribuire.
Zopa ha 15 mesi di vita, vanta 75 mila aderenti e denuncia una percentuale molto bassa di default (contratti non rispettati), solo il 5 per mille. Prosper è attivo dal febbraio scorso e annuncia di avere 1.500 utenti, che tra di loro hanno stipulato prestiti per 7 milioni di dollari. Tra i finanziatori di Prosper c’è Pierre Omidyar che fu uno dei fondatori del sito di aste online eBay e in qualche modo il principio è analogo: transazioni «da uno a uno» mediate da un sito, il tutto basato su un meccanismo pubblico di costruzione della reputazione. Tra le ragioni del successo di queste esperienze c’è un elemento fondamentale, la cattiva fama delle banche e in molto casi, addirittura, l’odio verso le stesse.
Ecco un esempio recente tratto da Prosper: Scott, un richiedente con lo pseudonimo di athausala, sta chiedendo chiedendo un prestito di mille dollari al tasso del 16 per cento, da rifondersi in tre anni. Lo scopo è di acquistare libri scolastici per l’autunno prossimo e abbigliamento per i due figli minori (in foto). Fino a domenica scorsa si erano detti disponibili 4 prestatori, offrendo somme variabili da 50 dollari a 150, per un totale di 355 dollari. L’asta era ancora in corso per i restanti 645.


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