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La ricchezza dell’infelice

Posted by franco carlini su 6 luglio, 2006

 

di Franco Carlini

Lo studio della felicità è ormai cosa da psicologi e premi Nobel, a conferma che si tratta di una «merce» sempre più rara e pregiata impossibile da acquistare sul mercato

C’è la firma di Daniel Kahneman in calce all’ultima ricerca sulla felicità e il reddito pubblicata la settimana scorsa dalla rivista Science (questo giornale ne ha parlato sabato scorso in prima pagina). Nell’anno 2002 Kahneman ebbe il premio Nobel per l’economia, insieme a Vernon Smith, per «avere integrato le indicazioni che provengono dalle ricerche psicologiche nella scienza economica, specialmente riguardo alla formazione dei giudizi e alla presa di decisioni in condizioni di incertezza». Con quel premio l’economia sperimentale prendeva piena cittadinanza e l’individuo tornava al centro delle ricerche non più come semplice e astratto homo oeconomicus, ma come persona concreta.
Per essere davvero un decisore razionale come l’economia classica supporrebbe, tale Homo dovrebbe intanto avere a disposizione tutte le informazioni a proposito della scelta che deve fare e invece, checché ne dicano i liberisti estremisti, le informazioni sono sempre asimmetriche. Per esempio il venditore di auto usate sa (e non rivela al compratore) quali sono davvero a posto e quali invece taroccate e solo riverniciate. Proprio per ricerche del genere un altro premio Nobel andò nel 2001 all’economista americano George Akerlof di Berkeley.
Non solo: anche qualora abbiano tutte le informazioni possibili, gli umani non sempre decidono come la razionalità rigorosa vorrebbe. Proprio Kahneman, e con lui un altro famoso psicologo, suo collega all’università di Princeton, Philip Johnson-Laird, ha documentato in laboratorio la nostra generale inettitudine a trattare le informazioni di tipo probabilistico. Scegliamo invece in base a sensazioni e desideri, usiamo regole empiriche e scorciatoie non necessariamente perfette, influenziamo il comportamento degli altri e ce ne facciamo influenzare.
Ma cosa c’entra tutto questo con la felicità? C’entra perché tra i fenomeni di psicologia del comportamento studiati da Kahneman c’è la cosiddetta focus illusion, che avviene quando una persona, nel formulare un giudizio, dà un peso eccessivo a uno dei fattori in gioco, sottostimando gli altri.
Nel caso della felicità, l’illusione consiste nel valutare eccessivamente l’importanza del livello di reddito ai fini del proprio star bene (well being) personale. Questo capita soprattutto quando agli intervistati viene chiesta una stima generale della propria felicità, la qual cosa è peraltro assai difficile da misurare e molto dipende da cultura, storia, ambiente sociale e valori da esso convogliati. Un altro modo, che la squadra di ricerca ha adottato, è di chiedere più «banalmente» una stima del proprio stato d’animo in diversi momenti della giornata appena trascorsa. E’ quella che viene chiamata la felicità sperimentata, contrapposta alla soddisfazione globale di vita. Nell’esperimento venne chiesto a 1400 lavoratrici di valutare la percentuale di tempo in cui erano state di cattivo umore nel giorno precedente e in questo caso la felicità/infelicità è risultata scarsamente correlata al livello di reddito – ovviamente appena si stia al di sopra di una certa soglia di reddito dignitoso, quello che non comporta continui problemi per tirare avanti. C’è da chiedersi come mai felicità e reddito siano disaccoppiate e le spiegazioni sono almeno tre, due «classiche» e una proposta dagli autori della ricerca. Secondo la spiegazione del reddito relativo esso è sì importante, ma non già il suo valore assoluto, quanto in confronto a quello degli altri, siano essi i parenti, i vicini, i colleghi. In una società competitiva dove il valore sociale è misurato dal denaro, non c’è da stupirsi che questo parametro conti, ma esso ha un effetto temporaneo: in società che diventano via via più ricche, il mio stipendio magari aumenta, ma cresce anche quello degli altri e perciò la mia posizione nella classifica sociale non migliora, generando eventuali frustrazioni.
Seconda spiegazione: il reddito aggiuntivo viene riversato in beni voluttuari, ma la soddisfazione che il loro possesso provoca è passeggera; dopo un po’ non c’è alcuna gioia nell’entrare nella macchinona nuova perché si è assuefatti e si va in cerca di nuovi stimoli, perennemente insoddisfatti.
Terza spiegazione: al crescere del reddito la maggior parte delle persone ricche non si dedica ad attività che producono più gioia; il benessere soggettivo, invece, è connesso a come si spende il proprio tempo. Sondaggi tra la popolazione americana rivelano che la gente con redditi più elevati tende a spendere più tempo ancora nel lavoro o in attività non lavorative ma comunque compulsive come lo shopping frenetico, la cura dei bambini, le attività di esercizio fisico, tutte operate con lo stesso stato psicologico e stressato di quando si lavora.

F. C.

Happiness
Istruzioni per essere felici
L’articolo firmato da Kahneman e altri si intitola «Saresti più felice se fossi più ricco? Una illusione di focalizzazione» (Science, 30 giugno 2006, pag. 1908). Esso è solo l’ultimo di una serie di saggi di questo e altri studiosi dedicati al tema della felicità e delle nuove economie. Un saggio sullo stesso argomento pubblicato nel 2000 e liberamente disponibile in rete si intitola «Experienced Utility and Objective Happiness» (www.international.ucla.edu/cms/files/Kahneman.pdf). Sul fronte internazione vanno citate le ricerche di Amartya Sen e di Bruno Frey. Anche in Italia c’è un gruppo di studiosi che se ne occupa; vanno ricordati soprattutto Luigino Bruni e Pier Luigi Porta (università di Milano Bicocca), e Stefano Zamagni (università di Bologna). Ai primi due si deve il volume a più voci «Felicità e libertà» (Guerini e Associati) che costituisce un’eccellente rassegna degli studi sulla happiness. Anche la Bbc ha dedicato diverse puntate al tema. Il sito della rete inglese ne contiene la sintesi nonché un test per misurare la propria felicità e un «happiness manifesto». http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/happiness_formula/default.stm

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