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Alfabeti digitali/1 Un pacchetto tira l’altro

Posted by franco carlini su 13 luglio, 2006

Le scelte tecnologiche hanno sempre valenza economica e sociale. Di che cosa parliamo quando diciamo Net neutrality e perché qualcuno non la vuole più.


Il congresso americano di questi tempi è soggetto a pressioni fortissime da parte di due lobby contrapposte, quella degli operatori telefonici e di reti via cavo, contrapposta a quella delle aziende Internet. La partita riguarda la cosiddetta «neutralità della rete»: se l’internet debba rimanere un servizio uguali per tutti oppure offrire servizi plus a chi paga di più, con autostrade a banda larghissima. La questione si va proponendo indirettamente anche in Italia, specialmente in Germania. In entrambi i casi è il punto centrale delle nuove regole delle telecomunicazioni, a fronte di sviluppi tecnologici già in corso. Ma per capire davvero di che cosa si tratti forse occorre un passo indietro, alla riscoperta dei fondamenti tecnici dell’Internet.
Il termine chiave è commutazione di pacchetto (packet switching) che costituì il vero salto tecnologico dell’Arpanet (poi Internet) nei primi anni ’70. Fino ad allora il mondo della telefonia operava a commutazione di circuito: quando A telefona a B tra l’un telefono e l’altro le centrali telefoniche intermedie stabiliscono un circuito fisico (cavi di rame), dirottando la chiamata fino a destinazione e finché i due parlano quella linea è occupata. La voce, in forma analogica, usufruisce dunque di una line commutata.
Con l’Internet le cose vanno in maniera completamente diversa: intanto un messaggio da A a B (un file di testo, di immagini, ma anche una telefonata vocale) nasce digitale, sequenza di bit (di 0 e 1) e per arrivare a destinazione è sottoposto a un curioso trattamento: viene infatti spezzato in blocchi (detti pacchetti) e ognuno di loro dotato di informazioni supplementari come l’indirizzo del mittente, quello del destinatario, il numero totale di pacchetti di cui il messaggio è composto e il numero progressivo di quel singolo pacchetto. Con una metafora cartacea, è come se il foglio di una lettera venisse tagliato in molti pezzi e ognuno infilato in una busta diversa, con indirizzo e tutto. Quindi le lettere (i pacchetti) vengono spediti verso la destinazione separatamente. Quando arrivano a destinazione il computer B apre tutti i pacchetti e ricompone il messaggio originale; poiché sa di quanti pacchetti è fatto e poiché essi sono numerati, allora gli è facile ricostruire il tutto. Se poi qualche pacchetto non fosse arrivato, allora B chiederà che gli siano rispediti i pacchetti mancanti. Succede così per i messaggi di posta elettronica ma anche per le pagine web: A chiede, B manda la pagina, A la ricompone.
C’è dunque un mucchio di lavoro da fare sia in partenza (spezzare e imbustare il messaggio) che in arrivo (aprire i pacchetti e ricomporre) e a prima vista non sembrerebbe un grande guadagno di efficienza. Allora perché farlo? Per due motivi. Il primo è che qualora certe linee di trasmissione siano intasate, alcuni pacchetti possono seguire altri percorsi: come se, andando in auto da Milano a Roma, alcune auto seguissero l’Adriatico, altre il Tirreno e altre l’Autosole; magari il percorso è più lungo ma il tempo impiegato può essere minore, dato che si evitano le code. Il secondo motivo è che pacchetti appartenenti a diversi messaggi, essendo chiusi in buste sigillate, possono viaggiare sulla stessa linea telefonica: nelle chiamate a circuito le chiacchiere tra A e B non riempiono mai tutta la banda del cavo, ma esso è bloccato solo per loro, anche quando ci sono dei silenzi. Nella trasmissione a pacchetti invece l’uso dei cavi può essere ottimizzato e molti messaggi viaggiare indipendenti, e senza interferire, sulla stessa linea.
Quanto poi alla fatica iniziale e finale c’è poco da preoccuparsi perché i computer attuali hanno potenza e memoria in abbondanza e svolgono loro l’impacchettamento e lo spacchettamento per conto nostro, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Queste operazioni (e molte altre) vengono svolte dai programmi che si utilizzano per navigare in rete, il browser (per esempio Internet Explorer, Firefox, Opera) e il gestore di posta elettronica. (per esempio Outlook, Thunderbird, Eudora).
In mezzo, tra A che spedisce e B che riceve che cosa c’è? C’è un certo numero di computer instradatori (router) che agiscono come centrali di smistamento dei pacchetti: li ricevono, guardano l’indirizzo del destinatario, e lo inviano ad un collega lungo la strada migliore in quel momento. Nel fare queste operazioni non guardano nemmeno il contenuto dei pacchetti, e non ne privilegiano alcuno. E’ questo il fondamento della Net neutrality come l’abbiamo conosciuta finora. (1. continua).
Sul manifesto questo argomento è stato trattato il 29 maggio

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