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Alfabeti digitali / 2 Alla ricerca dell’indirizzo web

Posted by franco carlini su 20 luglio, 2006

Il problema degli indirizzi: una stringa di testo alfanumerico (per ricordarla meglio) che «sta per» un indirizzo di soli numeri. E che il router interpreta per stabilire la connessione con quanto si va cercando
Nell’internet, si è detto nella puntata scorsa, «tutti i pacchetti di bit sono uguali». Ma cosa vuol dire, concretamente? Significa che quando Alice manda un messaggio a Bob, sia esso una lettera di posta elettronica o l’invio di una pagina web, o qualsiasi altra cosa digitale, esso viene spezzato in più blocchi di dati e questi recapitati al computer di rete più vicino (un router, instradatore). Questo non esamina il contenuto dei pacchetti – come del resto gli operatori postali non aprono le lettere, ma si limitano a guardare l’indirizzo di destinazione (per esempio Bologna) o a mettere la lettera nel sacco che viaggerà verso quella città.
C’è allora un problema di indirizzi: quelli fisici li conosciamo, ma quelli Internet? Ce ne sono di due tipi, gli indirizzi dei siti Internet e quelli di posta elettronica, ma il principio è simile. Per esempio l’indirizzo del sito web del manifesto è http://www.ilmanifesto.it ed è scritto in caratteri alfanumerici perché più facilmente ce ne possiamo ricordare e quel www davanti (che non sempre è obbligatorio), serve a ricordare appunto che si tratta di un sito appartenente a quella grande area dell’internet detta World Wide Web.
Dunque cosa avviene quando un lettore scrive «www.ilmanifesto.it» nel suo programma di navigazione (browser), nell’apposita riga in alto? Succede che il programma manda al primo router a lui vicino un messaggio del tipo: sono tal dei tali, mi mandi la pagina iniziale (Home Page) del sito del manifesto? Ma questo messaggio, per essere esaudito, deva arrivare al web server del manifesto appunto. Attraverso quale catena di eventi? Il router in realtà deve trovare il vero indirizzo internet del manifesto, che non è manifesto.it, ma una quaterna di numeri, nel caso specifico 195.110.125.146. Provare per credere: se anziché battere «www.ilmanifesto.it» inserite nella riga del browser quella quaterna di numeri, vi trovate sul sito della società Mir, che sui suoi server gestisce diversi siti come Smemoranda, Radio Popolare, il manifesto eccetera. In sostanza il router a me vicino per soddisfare la mia richiesta ha bisogno di conoscere l’indirizzo numerico e lo fa consultando una sorta di elenco telefonico (una tabella) dove, a fianco di ogni nome, compare l’indirizzo internet, sito per sito.
Questo vuol dire allora che tutti i router conoscono l’indirizzo internet dei siti di tutto il mondo? No, sarebbe poco pratico: i più richiesti dai loro utenti ce li hanno, ma quando si trovano di fronte a un sito di cui non conoscono l’indirizzo fanno la cosa più semplice, lo chiedono ad altri, in questo caso ad altri router a monte. La ricerca è veloce e di solito non ce ne accorgiamo nemmeno, ma questo percorso all’indietro può dover risalire fino a uno dei 13 server alla radice del web, i root server, strategicamente piazzati in diversi continenti. Sono loro che contengono i nomi e gli indirizzi dei computer internet di tutto il mondo. I root server sono 13 non per scaramanzia, ma per doverosa ridondanza: la rete infatti non può trovarsi bloccata da un malfunzionamento e perciò servono diverse copie delle stesse tabelle, sempre disponibili.
Dunque il nostro router è entrato in possesso del vero indirizzo del manifesto e può finalmente recapitare il messaggio. Lo fa passandolo ad altri router lungo la strada e tutti non fanno altro che leggere l’indirizzo del destinatario e smistarlo. Per esempio dal computer di chi scrive, collegato ai router di Alice Telecom Italia, i passaggi per arrivare al sito di Vodafone sono18, passando per Milano, Francoforte, Parigi, Washington, Atlanta, Los Angeles, San Francisco e infine Santa Clara in California.
Il principio con cui l’intera rete e i suoi router hanno fino ad ora operato è quello del best effort: significa che si fa il possibile, al meglio, ma che il risultato non è garantito al 100 per cento. Operano così anche i sistemi che recapitano gli Sms dei cellulari e anche il servizio postale degli stati. E infatti capita che alcuni Sms spediti la notte di capodanno arrivino il 2 gennaio (la rete cellulare era intasatissima), che delle e-mail non arrivino per niente (raro, ma succede) che una pagina web rimanga completa e che si debba richiederla di nuovo (reload). E’ una scelta di compromesso tra i costi elevatissimi che richiederebbe una qualità totale e la fornitura di un servizio a livelli decorosi. E’ sempre per motivi di semplicità ed economia che i router non scelgono chi smistare prima tra i pacchetti che arrivano loro, ma semplicemente, li servono in ordine di arrivo (First In, First Out: prima arrivato, prima uscito). Ma è appunto l’indifferenza rispetto ai contenuti dei pacchetti e questo egualitarismo che oggi vengono messi in discussione e il motivo in fondo è assai semplice: la tendenziale trasformazione dell’internet in un servizio simil televisivo, dove film, soap opera o partite di calcio devono essere vendibili con buona definizione e senza interruzioni né intoppi.
(2. continua. )

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