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editoriale / Vodafone vs Telecom, fisso chiama mobile

Posted by franco carlini su 20 luglio, 2006

di Franco Carlini

Vodafone Italia ha chiamato in tribunale Telecom Italia. L’accusa è di abuso di posizione dominante e la causa, promossa presso la Corte d’Appello di Milano, è analoga a quella già vinta in da Fastweb sempre contro l’ex monopolista: l’abuso consisterebbe essenzialmente nel troppo rovistare nei propri archivi elettronici per ottenerne dei profili degli utenti e lanciare offerte vantaggiose, mirate a quelli che hanno abbandonato Telecom Italia per passare alla concorrenza.
La denuncia segnala che la competizione tra gli operatori telefonici italiani è durissima, perché di nuovi da reclutare non ce n’è più, nella telefonia su rete fissa come in quella mobile, e che questa partita si gioca tutta nel binomio fedeltà-tradimento dei clienti. Nella telefonia mobile la portabilità del numero ha accentuato il fenomeno e generato promozioni sempre più spinte da parte di tutti (Tim, Vodafone, Wind, 3), rivolte al giardino dei clienti altrui.
Ma il recente atto Vodafone vs Telecom Italia ha come oggetto una nuova frontiera, quella della confluenza fisso-mobile: un unico apparato e eventualmente un unico abbonamento per tutte le attività di comunicazione, magari con dei piani famiglia, dove tutti i membri sono invitati a una vantaggiosa coerenza telefonica (avere lo stesso operatore, in questo caso Tim).
Il tutto capita più intensamente da quando la mobile Tim è stata assorbita dentro la fissa Telecom Italia. Questo, secondo l’esposto di Vodafone, ha dato modo all’ex monopolista di studiare il traffico dei propri abbonati fissi, di vedere quali telefonano verso dei mobili altrui e di proporre loro contratti nuovi. Le informazioni del fisso sono utilizzate per reclutare nuovi utenti mobili, il che, nelle normative attuali non dovrebbe essere fatto. Diversi pronunciamenti dell’Autorità delel comunicazioni lo confermano.
Si può obbiettare che se un’azione va a vantaggio dei consumatori, allora che male c’è? Essi vengono inseguiti dai call center che fanno a gara nel proporre loro offerte vantaggiose. Non è questa la concorrenza? E non è questo che ci si deve aspettare dalla famosa convergenza tra i diversi mercati? Sarebbe vero se i nastri di partenza si alzassero solo adesso, mentre Telecom Italia parte da posizioni di vantaggio e dunque non deve abusare di quel vantaggio storico. Che poi si vada in tribunale anziché davanti all’Authority conferma quanto essa sia impotente nelle sue sanzioni, e non è una buona cosa.



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