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Vittorio Colao si dimette da Rcs

Posted by franco carlini su 21 luglio, 2006

di Franco Carlini

Divorzio al «Corriere della Sera» tra l’amministratore delegato di Rcs e i vertici dell’azienda. Dopo una lunga battaglia in redazione, è la vittoria del direttore Paolo Mieli
Bruno Del Sarto
Il temuto divorzio tra Vittorio Colao e la Rcs si è compiuto. L’amministratore delegato del gruppo Rcs Mediagroup si è dimesso ieri in tarda serata alla fine di un lungo braccio di ferro prima con il corpo del giornale e in particolare il direttore, Paolo Mieli, poi con gli azionisti che nella riunione del patto di sindacato avevano tentato una mediazione. Nessuno, fino a ieri, era disposto ad ammettere l’avvenuta separazione tra Vittorio Colao e il gotha del capitalismo italiano che controlla Rcs. Il tam tam tuttavia era diventato assordante. C’è chi parla di «affiancamento» del presidente Gaetano Marchetti, chi di «commissariamento» degli azionisti, chi di «isolamento», chi ancora di semplice aggiustamento.
Martedì scorso il quotidiano la Repubblica scriveva: «Colao verso l’uscita». Ieri l’altro il Sole 24 ore ammorbidiva i toni scrivendo che «Colao tiene le deleghe a fianco di Marchetti». Ma al di là degli equilibrismi qualcosa si è rotto in profondità. Prima di tutto tra la redazione, il direttore Paolo Mieli da una parte e il manager dall’altra, poi tra Colao e una parte degli azionisti. Può darsi che il governo Prodi tolga d’impaccio gli azionisti di Rcs proponendo Vittorio Colao alla guida dell’Alitalia ma se questo non accadrà, a settembre lo scontro sotterraneo è destinato a crescere.
Che cosa è accaduto in questi giorni? Quali sono gli equilibri di potere che si sono rotti attorno ai destini dell’amministratore delegato? Il patto di sindacato che si è riunito questa settimana a Milano alla presenza dei rappresentanti di Fiat, Mediobanca, Banca Intesa, Capitalia, gruppo Pesenti, gruppo Della Valle, gruppo Ligresti e altri esponenti dell’azionariato, l’aveva presa alla larga, affidando al notaio Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs Mediagroup, una riscrittura della governance. Un tema valido per tutte le stagioni ma anche un modo molto elegante per rendere più fluidi i rapporti tra gli azionisti e il management e per dire che tra Vittorio Colao e gli azionisti molte cose non andavano per il verso giusto.
Che cosa? Fino all’ultimo gli azionisti non si sono sbilanciati più di tanto per non rompere gli equilibri politici interni al gruppo, ma in via Solferino anche i fattorini sapevano che tra la direzione di Paolo Mieli, tutta tesa alla valorizzazione politica del giornale nella fase post elettorale, e la visione aziendalistica di Vittorio Colao, ossessionato dai costi e dalla redditività, come se il Corriere della Sera fosse un’azienda qualsiasi, c’era rotta di collisione. Paolo Mieli non si è mai scontrato direttamente con Vittorio Colao ma in veste di direttore del giornale ha sofferto e soffre moltissimo la gestione del gruppo attuata dal manager. E quando l’amministratore delegato ha proposto per i giornalisti dei corsi di manager o quando ha chiesto ai capi desk di farsi carico dei costi, incentivando così un palese conflitto d’interesse tra il ruolo giornalistico e quello aziendale, Paolo Mieli ha fatto resistenza passiva. Non ha aderito per ovvie ragioni agli scioperi, ma ha disapprovato profondamente la politica del suo amministratore delegato, attento soltanto ai margini aziendali ma piuttosto incapace di vestire i panni del manager-editore, in una situazione in cui il principale concorrente del Corsera, la Repubblica, continua a tallonare il quotidiano di via Solferino e a surclassarlo nelle iniziative editoriali.
Una tensione, quella tra Mieli e Colao, che si è approfondita quando le vendite del Corriere della Sera a seguito dell’endorsement deciso da Mieli alla vigilia delle elezioni politiche di aprile, ha subito una lieve flessione. D’altronde in via Solferino non hanno dimenticato il fatto che Vittorio Colao nella sua breve carriera al Corsera ha fatto fuori ben due direttori: Stefano Folli, attualmnente opinionista del Sole 24 ore e Antonio Di Rosa, direttore della Gazzetta dello Sport. In via Solferino i giornalisti accusano Vittorio Colao di non essere stato all’altezza del ruolo che gli era stato affidato. «Guidare un gruppo editoriale come Rcs, leader di mercato con il Corriere della Sera, non è come guidare un gruppo telefonico. Se non si coglie questa differenza grazie a una sensibilità editoriale sono guai», dicono in via Solferino.
Nonostante Vittorio Colao fosse inviso ai giornalisti e un po’ ingombrante per una parte dell’azionariato, in via Solferino si sapeva che qualche protezione il manager ce l’aveva. Uno dei punti di forza del manager Rcs era sicuramente l’amministratore delegato di banca Intesa, Corrado Passera, da sempre amico di Colao. Il manager, lo sanno tutti, godeva della fiducia massima dei vertici di Banca Intesa, ma probabilmente neppure quella «colonna» di Banca Intesa è stata suffiente per evitare il divorzio.

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