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Alfabeti digitali /3 Le reti di nuova generazione

Posted by franco carlini su 27 luglio, 2006

di Franco Carlini

La rete Internet, si è detto nelle puntate precedenti, ha fatto un miracolo: con una tecnologia geniale ma relativamente semplice e povera, è riuscita a collegare tutto il globo, anche i suoi angoli remoti, usando in parte dei grandi cavi in fibra ottica che ne costituiscono lo scheletro (backbone), ma anche le reti telefoniche precedenti. Il trucco è stato quello di usare un protocollo di trasmissione (un insieme di regole tecniche) grazie al quale i messaggi vengono spezzati in blocchi (pacchetti) e questi spediti indipendentemente. Lo spettro del collasso dell’internet per eccesso di traffico è stato avanzato più volte ma è sempre stato smentito dai fatti perché quella rete così decentrata, si è dimostrata capace di crescere per aggiunte successive senza crollare sotto il peso dei bit in circolazione. La filosofia generale adottata è quella del best effort: la rete fornisce le sue prestazioni «al meglio possibile», senza pretendere di essere efficiente al cento per cento.
Questa tecnica (e questa filosofia) a molti non appaiono più sufficienti e la nuova frontiera ingegneristica proposta è quella delle reti di nuova generazione (NGN, Next Generation Networks). con cui si intende la fusione e il superamento in una nuova architettura dei due modelli precedenti, le reti telefoniche vecchia maniera (a commutazione di circuito, Pstn: Public switched telephone network) e le reti con protocollo Ip (Internet protocol a commutazione di pacchetto). Dal punto di vista degli utenti il best effort dovrà cedere il passo a una Qualità del servizio (QoS) pressoché totale perché l’orizzonte di affari su cui si orientano i grandi gruppi delle telecomunicazioni e le reti televisive, non è più di fornire semplicemente agli utenti Internet posta e pagine web, ma due altre cose almeno: VoIP e IpTv.
Voice over Internet Protocol è la tecnica che permette di telefonare via Internet, in questo caso la nostra voce consolo viene digitalizzata, trasformata in sequenza di numeri, ma anche «pacchettizzata», allo stesso modo di quanto avviene per la posta elettronica. Ma se il ritardo nella posta elettronica può essere tollerabile, una telefonata invece deve scorrere fluida, senza che si perdano dei pezzi di conversazione. Attualmente i servizi Internet che offrono questa possibilità vocale, come Skype, Vonage, Google Talk e altri, garantiscono una qualità più decente, spesso migliore di una telefonata via cellulare. Le conversazioni possono avvenire via Internet tra due computer entrambi collegati e ognuno dotato di microfono e di cuffia, o anche da telefono a telefono, purché siano apparecchi dotati di questa funzione. Finora tutto va bene perché gli utilizzatori sono sì milioni, ma non miliardi e questi servizi utilizzano la banda trasmissiva in eccesso che c’è sulla rete Internet. Ma se il loro numero crescerà significativamente la qualità delle prestazioni sarà senza dubbio più basso. Servono reti telefoniche nuove e più efficienti, tanto più se si pensa che a regime tutte le telefonate, anche quelle fatte attraverso Telecom Italia o France Telecom saranno Voip. Per le aziende attuali del VoIP il futuro sembra segnato: quello che oggi loro fanno da pioniere diventerà lo standard telefonico globale e a offrirlo saranno pochi grandi operatori concentrati.
La televisione di Internet (IpTv) è più indietro nelle realizzazioni e soprattutto non ha ancora definito un suo modello vincente e di massa. Il principio tecnologico è lo stesso (tutto viaggia sempre a pacchetti), ma in questo caso la quantità di dati tra trasmettere è molto maggiore della voce. E analoghe sono le esigenze di qualità del segnale: nessuno comprerebbe mai un evento sportivo che si veda solo in un piccolo monitor e per di più a scatti. Occorre che i fotogrammi arrivino in flusso costante e garantito e occorre che ne arrivino tanti per comporre lo spettacolo su un grande schermo di casa, persino a alta definizione.
I tecnici sostengono che per avere una tale qualità non bastano le reti in fibra ottica attuali – e questo è appunto uno dei terreni di discussione – ma che l’unica strada possibile è di «discriminare» tra i diversi pacchetti di dati. Se oggi tutti i bit sono uguali, domani ogni pacchetto avrà un indice di priorità diverso; i router lungo il percorso non si limiteranno più a smistarli, ma faranno anche da semafori, facendo passare per primi quelli che hanno priorità più alta.
In questa scelta, che è al cuore della discussione americana ed europea sulla neutralità della rete, pesano gli argomenti tecnici, ma pesano anche, e moltissimo, quelli commerciali, infatti una priorità più alta verrà fatta pagare. La motivazione ufficiale delle telecom è che solo in questo modo potranno rifarsi degli investimenti necessari a realizzare le Ngn, l’altra motivazione, altrettanto presente, è che questo diventa un modo di rialzare i margini di guadagno mentre quelli sui servizi di base come la voce stanno riducendosi all’osso. A questo modello si oppongo le aziende Internet e i difensori della rete aperta, come vedremo.

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