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Software / Elogio del copia e incolla

Posted by franco carlini su 10 agosto, 2006

di Sarah Tobias

Nei primi mesi dell’anno 2007 con una campagna pubblicitaria tanto globale quanto miliardaria, ci sarà un’altra svolta nel mondo del personal computing. Debutterà infatti, dopo quasi sette anni di lavoro, il nuovo sistema operativo di Microsoft. Quando venne annunciato da Bill Gates nell’ormai lontano maggio del 2001, si chiamava LongHorn. Sarà Vista, invece, anche per segnalare che l’apparire delle informazioni sul monitor sarà molto più visuale, suggestiva. L’acronimo inventato parla di Windows Aero che starebbe per Authentic, Energetic, Reflective, Open. 

La faccia esterna così suggestiva ovviamente impegnerà molte risorse di calcolo e di memoria del computer e questo è uno dei paradossi dell’usabilità: per rendere facile agli umani l’interazione co la macchina occorre impegnare il processore in una grande attività di  resa (rendering); esso dunque passerà più tempo a presentare le informazioni che a elaborarle. Oggi che la microelettronica ha fatto tanti progressi (più potenza a minor prezzo) ce lo si può permettere, ma non era così 25 anni fa. Il Pc Ibm del 1981 offriva la possibilità di utilizzare un software di base a scelta: il Cp/M e il Dos della Microsoft (Ms Dos). Il primo era un po’ migliore, mentre il secondo era stato messo su in fretta e furia da Bill Gates, adattando un altro software, il Qdos, di cui aveva acquisito la licenza da una piccola software house di Seattle.

Grazie a una maggiore determinazione nel marketing avrebbe vinto il secondo e se oggi la Microsoft è quel gigante che è questo dipese anche dall’intuizione dell’allora ventiseienne Gates di non cedere in un colpo solo il Dos alla Ibm,  ma di chiedere il pagamento a copia installata. Così tuttora ogni Pc che va nei negozi con il sistema operativo di Microsoft produce cassa, qualcosa come una cinquantina di dollari a pezzo.

In ogni caso l’interazione con il computer avveniva allora solo attraverso dei comandi da battere alla tastiera. Non c’erano mouse né clic.  Una volta acceso il computer ci si trovava di fronte a uno schermo verde con su scritto: C:>, dove il C: rappresentava il disco rigido e il simbolo > indicava che la macchina era in attesa di un comando. Per esempio battendo C:>dir si otteneva l’elenco  (directory) dei file presenti. Battendo C:>WS si lanciava un programma di scrittura testi chiamato Word Star, che allora era uno dei primi disponibili.

Sembra antidiluviano, ma anche  così ai primi utilizzatori del Pc apparve una fantastica meraviglia. Fino ad allora per utilizzare i computer si dovevano inserire le istruzioni e i dati nella classiche schede di cartoncino dove ogni buco rappresentava un carattere; dopo di che, con il proprio pacchetto di schede, ci si recava al centro di calcolo dell’università o dell’azienda e si chiedeva ai tecnici in camice bianco di far girare quel calcolo. Avveniva a lotti (batch), mettendosi in coda come all’ufficio postale e i risultati magari erano disponibili solo il giorno dopo.

Nei sistemi più evoluti gli operatori avevano a disposizione un terminale, fatto di tastiera e monitor, ma questo era stupido, nel senso che la macchina sul tavolo non aveva sue capacità di calcolo né programmi in loco e invece si doveva collegare a un computer centrale, richiedendo le prestazioni.

Il Pc invece era autonomo, avendo il suo processore, il suo sistema operativo e i suoi programmi applicativi.

Era pensato per utilizzatori medio bassi e non per degli specialisti di informatica, e proprio per questo sarebbe nata la necessità di dotarlo di software standard per fare le attività più normali come scrivere, far di conto, archiviare i dati. Queste funzioni base da ufficio non per caso si sarebbero coagulate in un unico pacchetto integrato di Microsoft, quello che oggi si chiama Office.

Anche in questo caso la forza di Gates non è consistita tanto nell’inventare cose nuove, ma nel sapersi ispirare a prodotti concorrenti, migliorandoli e integrandoli in un unico ambiente di lavoro. Si prenda il caso delle tabelle elettroniche: l’antesignano di tutte si chiamava Visicalc e avrebbe prodotto un clone migliorato detto 1-2-3 della Lotus. Il famoso Excel di Microsoft, oggi diffuso in milioni di copie, sarebbe arrivato dopo, sbaragliando tutti gli altri grazie al fatto di essere ben integrato nel sistema operativo e di proporre alcune migliorie significative.

A voler essere semplicistici, ma la semplicità è spesso una virtù, la grande forza dell’ambiente di lavoro Microsoft si concentra in due parole soltanto: Cut and Paste, Taglia e Incolla. Con un semplice colpo di tastiera (Control-X) si taglia (o si copia) un pezzo di testo o un’immagine, o un  blocco di dati, e con un altro comando (Control-V) lo si incolla (o si sposta) in  un altro documento. E’ l’analogo digitale di quanto si faceva con forbici e colla sui documenti cartacei, ma più veloce e istantaneo. Oggi sembra  ovvio, ma dal punto di vista della programmazione non lo era affatto perché fu necessario predisporre formati e regole capaci di riconoscere in ogni ambiente anche oggetti nati in un altro software.

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