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articoli e appunti da franco carlini

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sogni di libertà / Mac SuperBowl 1984

Posted by franco carlini su 10 agosto, 2006

Nacque nel 1984 il secondo e più famoso computer della Apple: il MacIntosh. Esattamente il 22 gennaio, con un spot leggendario proiettato durante il terzo quarto del SuperBowl XVIII. L’agenzia creativa era la Chiat/Day e Ridley Scott il regista che vi portò con se molto del suo  Blade Runner. Esplicito fu il richiamo al romanzo «1984» di Gorge Orwell. Il computer sarebbe divenuto una megamacchina capace di controllare tutta la società? Quell’incubo autoritario che lo scrittore americano aveva narrato in anticipo si stava avverando? Proprio per niente, diceva lo spot della Apple. Certo il rischio del Grande Fratello c’era, ed era rappresentato dal mainframe, dalla cultura e dal modello Ibm. Ma l’orrore si poteva battere grazie alla Apple, nell’occasione impersonata da una splendida bionda in short che, sfuggendo ai poliziotti, infrangeva il monitor di Big Brother.  Sogno di libertà individuale e di autonomia. Così chiudeva lo spot: «Il 24 gennaio, Apple Computer introdurrà il Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà come il 1984».  Un commercial da culto, premiato e citato infinite volte e per fortuna che c’è la rete, dove ognuno di noi lo può rivedere e apprezzare:

http://www.apple-history.com/movies/1984.mov

Il Macintosh, il cui nome derivava da una varietà di mele californiane, si ispirava a idee e ricerche fatte altrove, sempre in California. Era dalla metà degli anni ’70 che i più intelligenti tra i giovani progettisti del Parc, il centro di ricerche della Xerox a Palo Alto, avevano elaborato una nuova idea di interfaccia tra uomo e macchina: si chiamava programmazione per oggetti,  Small Talk  era il linguaggio. Su una macchina della Xerox, lo Star, c’era già tutto quello che in seguito  la Apple avrebbe proposto: il monitor, organizzato e pensato come una scrivania elettronica su cui disporre dei fascicoli altrettanto elettronici, da aprire e chiudere e su cui scrivere o leggere; c’erano anche dei graziosi simboli grafici (icone) per indicare gli strumenti di lavoro (i programmi) a disposizione dell’utente e c’era un puntatore luminoso mosso da una scatolina con sferetta (il mouse), in modo da rendere superfluo, per molte operazioni, l’uso della tastiera. Tutto ciò oggi sembra ovvio, ma tale non era, dato che fino ad allora per interagire con i computer si dovevano immettere dei comandi a caratteri, su schermi a bassa definizione e senza grafica.

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