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Le «buone azioni» telefoniche di Murdoch

Posted by franco carlini su 7 settembre, 2006

di Franco Carlini

Oggi si incontrano a Londra Rupert Murdoch, boss della News Corporation, e Marco Tronchetti Provera, presidente di Telecom Italia. E tutti ne fantasticano, giornalisti chiaccheroni e investitori ansiosi di plusvalenze. Oggetto dell’incontro la discussione sui diritti televisivi che News possiede e ai quali Telecom Italia è interessata per la sua televisione (La7), per la tv via Internet (Alice), e certamente anche per i gli utenti mobili di Tim. Anche su richiesta della Consob, e per «colpa» delle indiscrezioni apparse su diversi giornali, il 3 agosto il gruppo italiano precisava che «sono in corso discussioni con il predetto gruppo editoriale (News Corporation, ndr) in merito alla fornitura di contenuti nel campo dei media», aggiungendo che «non sussiste in merito alcuna intesa e tantomeno accordo, neppure con riferimento a possibili scambi azionari». La smentita fu tanto netta quanto doverosa e inevitabile, peccato che non ci creda nessuno, anche perché della formazione italiana a Londra fanno parte anche Riccardo Ruggiero e Carlo Buora, i due amministratori delegati di Telecom Italia: troppa grazia per due telefilm della Fox tv. I «rumori» di noi giornalisti prendevano origine dal deficit di Telecom Italia, bisognoso di urgenti interventi, e dal terremoto nel Gruppo Rcs (Corriere della Sera-Rizzoli) con le dimissioni dell’amministratore delegato Vittorio Colao. Una delle ipotesi avanzate suggeriva che Rcs potesse essere interessata a entrare anche lei in televisione, completando la sua offerta mediatica e in qualche modo, insieme, venendo in soccorso di Telecom Italia. Ma Murdoch senza dubbio suona più interessante e più ricco di Motentezemolo.
Il gruppo di Murdoch, dopo avere lungamente trattato con Mediaset, si è trovato stretto tra essa e la Rai e si è sentito maltrattato dal governo Berlusconi per via degli sconti generosamente attribuiti agli acquirenti di decoder digitali, che favorivano il (fallimentare) digitale terrestre a scapito dei decoder per satellite di Sky. E in Italia vuole dilagate di forza (lo deve).
Gli operatori di borsa, tuttavia, non sembrano aver dato retta alle smentite e infatti il titolo Telecom e quelli associati, come Telecom Italia Media, nei giorni scorsi si è mosso non poco e per una volta in meglio: se si trattasse solo di un po’ di diritti tv non si vede perché debbano riunirsi i grandi capi e non semplicemente i loro dirigenti commerciali. Magari oggi non succederà niente, ma un accordo tira l’altro, molti pensano e sperano.
Tutto questo è noto, ma forse è utile ricordarlo in apertura d’autunno perché rappresenta lo scenario economico e industriale al di sopra del quale si svolgono le discussioni tutte politiche tra i partiti a proposito del conflitto di interessi del signor B., delle nuove regole sulle telecomunicazioni di cui parla l’Europa, e in genere del futuro dei media italiani.
Non si deve dimenticare infatti che tra i frutti avvelenati della legge Gasparri c’è il famoso tetto del 10 per cento del mercato mediatico imposto agli operatori di telefonia; era quella una norma ad personam, anzi ad azienda, costruita direttamente per frenare le irruzioni televisive di Tronchetti Provera ed è un altro ostacolo che oggi rischia di impedire l’ingresso di Murdoch (in qualche forma, in qualche modo), nella catena di controllo di Telecom Italia media.
Ma l’interesse vero di Murdoch qual è? Possibile che gli interessi essere in Alice e distribuire via Internet qualche suo prodotto? La partita, in Italia come altrove nel mondo, è per lui più pesante e per capirlo occorre ricordare, una volta ancora, l’acquisizione che News Corp. fece un anno fa di MySpace, il più grande social network della rete internet, network giovanile e non solo. Per farne che cosa? Dov’è l’arrosto di MySpace? Il guadagno di imprese del genere si chiama database dei profili personali, che significa poter indirizzare pubblicità iper-mirata a milioni di persone. Altro che la rete fissa di Telecom Italia e l’ultimo miglio che porta il cavetto nella case: anche quello certo, pur di non dimenticare che il vero patrimonio di Ruggiero and Co. sono i profili di 20 milioni di famiglie italiane, clienti fedeli o ri-fedelizzabili, divoratori di banda larga e di telefonate cellulari. E il quadruplo gioco (quadruple play) fatto di televisione via Internet, broadband, telefonia mobile e le vecchie telefonate fisse. Tutte però con nome e cognome.

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