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editoriale / Bit, pneumatici e mano pubblica

Posted by franco carlini su 29 settembre, 2006

di franco carlini

Da quando il consiglio di amministrazione approvò la svolta a U di Telecom Italia a oggi, giorno in cui Romano Prodi riferisce alla Camera, sono successe molte cose, ma c’è il timore che i deputati finiscano per parlare delle meno significative, ovvero dell’interventismo statalista del governo, con violazione della libera impresa, e delle moltitudine di gaffes dello stesso Prodi; adeguato spazio riceverà anche il cosiddetto piano Rovati, con il quale il consigliere di Prodi delineava due possibilità per la rete fissa. Quello era un documento del tutto ragionevole, su ipotesi che almeno un centinaio di esperti discutevano da mesi, ma in questo clima avvelenato è stato ridotto alla sola ipotesi B (intervento dello Stato a cofinanziare la rete fissa italiana).

Altre cose sono in verità più importanti, in particolare le dimissioni da presidente di Marco Tronchetti Provera, sostituito da Guido Rossi. L’ex presidente ha vestito la sua mossa di rispetto istituzionale (mi tolgo di mezzo così il conflitto tra me e Prodi potrà decantarsi), ma la sensazione è che fosse una scelta quasi obbligata, data la cattiva accoglienza che le sue decisioni avevano avuto dagli investitori e forse anche per la percezione anticipata dell’imminente deposito delle richieste dei pubblici ministeri sulle intercettazioni di Tavaroli-Cipriani in cui Telecom Italia è sì parte lesa, ma anche complice involontaria, almeno con le sue attrezzature.

Se poi venisse confermato quanto scritto dal giornale della Confindustria, ovvero che il buon Tavaroli venne richiamato in Telecom per dolci insistenze di Gianni Letta (ovvero Sismi?) Telecom dovrebbe spiegare qualcosina di più ai suoi azionisti e forse anche ai magistrati.

Le dichiarazioni di Guido Rossi sono formalmente all’interno della delibera dell’11 settembre, ma la stanno modificando dall’interno: Tim non verrà venduta (era solo scritto tra le righe) e se si trova un accordo decente con l’Autorità delle Comunicazioni, forse non ci sarà nemmeno di scorporarla e potrebbe tornare in vita il progetto del telefono «Unico» (vedi in questa stessa pagina). Tutto ciò riguarda il parlamento e il governo? Certamente, visto il peso che le reti di comunicazione hanno non solo per l’economia, quanto per la vita civile. Proprio per questo Tronchetti Provera, che si sente così assediato, non dovrebbe meravigliarsi: i bit sono socialmente più importanti dei pneumatici.

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