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Continente kafkiano: tante storie di ordinarie schedature di massa

Posted by franco carlini su 7 ottobre, 2006

di Anna Maria Merlo

Le nuove tecnologie applicate dai governi al controllo di massa di lavoro, scuola, immigrazione, «ordine pubblico», tempo libero. Dalle impronte biometriche a quelle genetiche (anche per furto), all’immagine numerica del volto e delle cinque dita

Parigi. Benvenuti nell’era delle schedature di massa, rese possibili dalle nuove tecnologie sofisticate. Alla Villette, una mostra – «Biométrie: le corps identité» (fino al 7 gennaio) – cerca di dare una visione ludica della trasformazione del corpo di ogni cittadino del mondo in una massa di dati utilizzabili dalle diverse autorità di controllo. I giovani del collettivo «George Orwell» hanno contestato questa mostra sulle tecniche «presentate per facilitarci la vita mentre in realtà facilitano soprattutto il lavoro dei poliziotti, dei giudici, dei padroni per meglio schedarci, controllarci, espellerci, rendere più redditizia la nostra produttività al lavoro», cioè fornire la «tracciabilità» di ogni individuo e delle sue mosse.
Tre membri di questo collettivo hanno già subito un processo e una condanna (500 euro di multa ciascuno più 9mila euro per danni) per aver voluto denunciare la diffusione delle schedature biometriche nella vita quotidiana. Il processo ha avuto luogo in seguito a una performance teatrale, improvvisata nel novembre 2005 alla mensa di un liceo a Gif-sur-Yvette, nella periferia parigina: i giovani avevano deteriorato i due apparecchi biometrici che il preside aveva fatto mettere all’entrata. Gli allievi dovevano solo più mettere la mano nell’apparecchio per avere via libera. La macchina, dall’impronta biometrica, puo’ stabilire se l’allievo è iscritto nella scuola e se ha pagato la mensa. In caso contrario, è respinto. I giovani avevano ottenuto l’appoggio della Federazione dei deportati, del Sindacato della magistratura, della Fsu e di Sud insegnanti, della Lega dei diritti del’uomo. «Con il pretesto di autentificare un documento di identità – denuncia l’avvocato Alain Weber – si profila la costituzione di una schedatura della popolazione. C’è il rischio di uno scivolamento ineluttabile verso un supporto biometrico unico e uno stato di polizia». In Francia, ad aprile, la Cnil (Commisione informatica e libertà) ha autorizzato il controllo biometrico all’entrata delle mense scolastiche, senza che le scuole debbano più chiedere l’autorizzazione. Un rapporto presentato al governo francese nel 2004 suggerisce che questo sistema venga adottato fin dalla scuola materna. Per il momento è stato messo nel casseto il progetto, avanzato dal prestigioso istituto di ricerca medica Inserm, di creare un «carnet di comportamento» dall’età di sei anni, per schedare i «turbolenti». Il movimento di difesa dei bambini sans papiers, Resf, ha insistito sull’importanza di tener separate le liste degli iscritti a scuola da quelle della polizia, per evitare gli incroci, che facilitano gli interventi della polizia. Un ricorso al Consiglio di stato è stato presentato il 2 ottobre per far annulare la schedatura «Eloi» che prevede di raccogliere e conservare per tre anni i dati di tutte le persone che ospitano o fanno visita a dei clandestini nel cpt.
Il 25 agosto, il pm del tribunale di Alès ha chiesto 500 euro di multa contro l’agricoltore Benjamin Deceuninck per «rifiuto da parte di una persona condannata di sottomettersi al prelievo destinato all’autentificazione della sua impronta genetica». L’agricoltore era stato condannato a un anno con la condziionale nel 2005 per aver sradicato del mais Ogm nel 2001. Sei ani dopo i fatti, grazie a una nuova legge, la giustizia gli impone la schedatura Adn.
In Francia, ormai, sono 137 le infrazioni alla legge che comportano un prelievo adn e conseguente schedatura. Il Fnaeg (Archivio nazionale automatizzato delle impronte genetiche) nasce con il governo del socialista Jospin, giustificato da «buone» intenzioni: uno serial-stupratore era stato arrestato grazie all’adn. La legge del ’98 prevede le schedature genetiche solo per i reati sessuali. Ma nel 2001 (sempre governo Jospin) viene esteso al terrorismo, ai reati contro la persona e contro i beni se accompagnati da violenza. Con la legge Sarkozy (destra) del 2003 la schedatura genetica viene estesa alle infrazioni più banali, come furto o sradicamenti di piante ogm, e da allora riguarda anche i semplici sospetti, non solo più i condannati. I dati vengono conservati dai 25 ai 40 anni, a seconda delle infrazioni. Con la legge Perben del 2004, un condannato che rifiuta di lasciare l’impronta genetica perde ogni diritto alla riduzione di pena. Il Fnaeg aveva i dati di 2100 persone nel 2002. Oggi sono 283mila. Nulla a confronto della Gran Bretagna, il paese leader del settore: 3 milioni di adn registrati, cioè il 5% della popolazione.
Prima ancora dell’accordo raggiunto ieri tra Ue e Usa, nell’agosto scorso, i ministri degli interni dell’Unione europea hanno stanziato un finanziamento supplementare per rendere più fluidi i controlli dei viaggiatori grazie alla diffusione della biometria: i visti di entrata nello spazio Schengen in futuro comporteranno l’immagine numerica del volto e di tutte le dieci dita della persona che ne fa richiesta (questa tecnica è già in via di sperimentazione in una decina di consolati francesi e all’arrivo all’aeroporto parigino di Roissy). Dal giugno 2009 i passaporti Ue dovranno contenere oltre alla foto numerizzata anche l’impronta dei due indici. Ma già dal 15 gennaio 2003, spiegano alla Commissione, «quando un nuovo entrante nello spazio Schengen si presenta, prendiamo l’impronta delle dieci dita e in 3-4 minuti, grazie all’archivio Eurodac, sappiamo se ha già presentato domanda in un paese vicino. Nel passato, l’80% diceva di aver perso i documenti, e questo rendeva impossibile la verifica». Eurodac è costato 9 milioni di euro ma a Bruxelles affermano che l’investimento è stato «ammortizzato in poche settimane». Il parlamento europeo è inquieto sulla prevista creazione di un registro comune dei passaporti dei cittadini dell’Unione. In Germania una battaglia ha impedito la centralizzazione a livello federale di tutti i dati biometrici. In Gran Bretagna è stata bloccata l’idea di Tony Blair di istituire la carta d’identità biometrica. Ma il futuro è kafkiano: «Si approfitta di un contesto emotivo forte (attentato terrorista, serial killer ecc.) per costituire un archivio – spiegano all’associazione Iris (protezione dei dati Internet) – una volta che lo strumento è attivato, basta estenderne l’applicabilità attraverso piccoli cambiamenti».
C’è anche il rischio che questi sistemi si sbaglino. E’ successo a un avvocato di Portland, Brandon Mayfield. Ha passato 15 giorni in carcere perché le sue impronte corrispondevano vagamente a quelle di uno dei sospetti dell’attentato di Madrid, nel marzo 2004. Ma Mayfield aveva sposato un’egiziana e si era convertito all’islam, elementi aggravanti per il poliziotto che ne ha deciso l’arresto.

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