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editoriale / Un sindaco sfibrato

Posted by franco carlini su 12 ottobre, 2006

di Agostino Giustiniani


Ma chi sono i consiglieri scientifici del sindaco di Milano Letizia Moratti? Nel motivare al consiglio comunale il suo assenso alla cessione a un fondo straniero della rete in fibra ottica finora controllata dall’Azienda Elettrica Milanese, ha infilato molte perle una dietro l’altra, la migliore delle quali va citata per intero:
«Gli investimenti in fibra ottica non sono più strategici nel settore delle telecomunicazioni: le grandi reti di connessione infatti si basano ormai su tecnologie eterogenee che sfruttano non solo la fibra ottica (dove c’è) ma anche il tradizionale doppino telefonico in rame e soprattutto le tecnologie di connessione ‘senza fili’ (wireless) che sono le grandi protagoniste di questo decennio». Aggiunge anche, il testo ufficiale, che: «Umts (la tecnologia cellulare di terza generazione; ndr), Wi-fi (senza fili, con altro standard e portata di poche decine di metri; ndr), Wimax (senza fili, a lunga portata, in fase di maturazione tecnologica, in Italia ancora bloccata dalle frequenze dell’Esercito; ndr) consentono connettività che raggiungono i 50Mb al secondo … Tali considerazioni non rendono quindi più convenienti nuovi investimenti sulla fibra ottica e incentivano dismissioni di tale tecnologia in tutto il mondo».

Il sindaco avrebbe potuto forse chiedere informazioni al riguardo a Rupert Murdoch il quale ha appena stretto un contratto con Fastweb (un tempo associata alla stessa Aem) perché la fibra è ideale, più del satellite, per tutte quelle cose lì. Potrebbe chiedere a Vincenzo Novari, che con la sua 3 detiene una licenza Umts, se con quella tecnologia sia possibile trasmettere firmati televisivi – ed egli le risponderebbe di no, tant’è vero che per i suoi videofonini usa un’altra tecnologia. O ancora potrebbe telefonare a qualche manager inglese o americano (ne avrà pur qualcuno) i quali le faranno notare come Verizon (usa) e le altre telefoniche stiano tutte cablando furiosamente in fibra, consapevoli che la normale aDSL non ce la farà mai a fornire quei servizi avanzati di cui ella parla. E come l’ex monopolista inglese Bt investa 15 miliardi di euro in 3 anni per rifarsi una rete tutta nuova, senza la quale non c’è business né servizi civici. Altro che dismissioni, sono investimenti per il futuro. E sono strategici appunto, come hanno capito le città americane che suppliscono all’iniziativa privata dotandosi di reti in proprio.

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