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Una, dieci, molte reti digitali

Posted by franco carlini su 12 ottobre, 2006

Il comune di Milano cede la sua rete in fibra ottica a un paradiso fiscale. La provincia invece si allarga. In Italia la banda larga si moltiplica in cento reti locali diverse, spesso aperte dalle amministrazioni pubbliche. Dalla loro messa in comune potrebbe nascere un’infrastruttura nazionale dei bit, al servizio dei cittadini e delle imprese

Fiorello Cortiana

 

Tra le tante polemiche, il caso Telecom ha posto nell’agenda politica una questione centrale: le condizioni di accesso, controllo e proprietà delle reti di banda larga. Si tratta di definire la governance di una risorsa strategica, di un bene comune, sul quale circolerà l’economia della conoscenza e la nuova partecipazione sociale. Non a caso l’accesso alla rete sarà uno dei quattro temi del Forum mondiale promosso dall’Onu ad Atene per il prossimo novembre. Per questo la repentina decisione del sindaco di Milano Letizia Brichetto Moratti di vendere la rete milanese Metroweb, che copre in fibra ottica al fondo finanziario inglese Stirling Square, con sede nel paradiso fiscale di Jersey, risulta incredibile, sbagliata e sospetta.

Il debito di Metroweb è in calo costante e anche l’eventuale parziale sottodimensionamento della capacità dei cavi non giustificano una svendita sottocosto di una rete che ha fatto di Milano una delle città più cablate al mondo. Ciò che preoccupa e sconforta è la motivazione addotta dal sindaco: «la banda larga non è strategica ci dobbiamo dedicare ai contenuti», volendo intendere che gli enti pubblici useranno la rete per offrire servizi ai cittadini, ma che la proprietà e la gestione dell’infrastruttura non sono importanti.

E invece disporre di banda larga e partecipare alla sua governance significa disporre della infrastruttura produttiva strategica oggi e non in un futuro indeterminato. Dedicarsi solo ai contenuti, come propone la Moratti, sarebbe come, nel mercato dei cellulari, dedicarsi alle suonerie invece che agli apparati, ai loro software e alle loro reti di trasmissione. A fronte delle contorsioni della Moratti, è invece significativo che il presidente della provincia Penati abbia comunicato che la Provincia di Milano sta promuovendo gli anelli e le dorsali per una rete telematica a banda larga accessibile in tutta l’area metropolitana, anche attraverso le modalità wi-fi per contribuire alla costruzione di un distretto dell’innovazione.

La Provincia di Milano dispone di una propria rete in fibra ottica, che già oggi copre il 75% della popolazione e può allargarsi a tutta l’area metropolitana nel 2008. Un’integrazione di sistema con la rete Metroweb e con le altre esistenti costituirebbe una straordinaria disponibilità, anche internazionale, per il mercato e la sua qualità competitiva. Il caso Telecom e quello Metroweb vanno sottratti alla polemica politica contingente e al suo esaurimento e devono divenire la questione della distribuzione, dell’accesso e del controllo della banda larga.

 

Le polemiche sulla presunta ingerenza statalista e le nazionalizzazioni sono fuori luogo. La politica pubblica deve garantire le condizioni di pari opportunità di accesso per gli operatori esistenti e potenziali del mercato. Perché allora non considerare seriamente la possibilità di creare una pubblic company nella quale, insieme ai privati, partecipino le multiutility pubbliche? Un sistema così configurato avrebbe un riscontro operativo immediato connettendosi con le reti esistenti nel Nord Ovest ( sia sull’asse Milano Brescia, sia in relazione a Torino e Genova ) e contemplando la possibile estensione della rete che la Provincia di Milano sta posando, costituirebbe un distretto digitale di carattere internazionale.

Sarebbe auspicabile che sul piano del controllo L’Authority italiana venisse potenziata al fine di avere i poteri e l’autorevolezza dell’Ofcom britannica affinché le imprese possano avere le stesse possibilità di accesso, indipendentemente dai soggetti proprietari delle reti o dei sistemi di reti.

Di più, laddove si pensasse effettivamente ad una prospettiva non solo finanziaria bensì di riconoscimento strategico della natura infrastrutturale della rete Telecom, nella stessa Telecom quale tanto gli operatori privati (ad esempio Fastweb, Wind, ecc.) quanto le amministrazioni locali potrebbero partecipare, portando come asset la rete di cui dispongono.

 

Le disponibilità e gli impegni del Governo relativamente ai due disegni di legge collegati alla finanziaria relativi al federalismo fiscale e al riordino delle funzioni amministrative ai vari livelli di governo, consentono di inserire la rete telematica a banda larga tra le funzioni della città metropolitana e degli enti di coordinamento di area vasta. . Questo discorso riguarda quindi esperienze di aggregazione di multiutility che come Hera in Emilia Romagna consentono di mantenere un controllo pubblico da parte delle amministrazioni locali.

Credo che non sia esagerato e tanto meno velleitario pensare che proprio nell’integrazione delle reti, nel metterle a sistema, si possa trovare la realizzazione concreta delle potenzialità federali del decentramento previste nel Titolo Quinto della Costituzione. Su questo il Parlamento e il Governo devono aprire un confronto aperto e partecipato affinché questo paese sia capace di futuro, non è un desiderio ma una necessità.

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