Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

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Archive for 19 ottobre 2006

editoriale / Clic e basta, troppo poco

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

di Raffaele Mastrolonardo

“La natura pubblica della consultazione è coerente con la natura stessa di Internet”. Così la settimana scorsa Luigi Nicolais, Ministro per l’innovazione e le riforme nella Pa, riguardo alla Consultazione sulla Governance di Internet di cui si parla qui a fianco. Una frase che testimonia come in alcuni settori del nuovo governo ci sia attenzione per la rivoluzione che la rete ha portato in quasi tutti gli ambiti della nostra vita. Nuove generazioni crescono abituandosi, grazie al carattere interattivo del mondo virtuale, a discutere e relazionarsi in modo attivo con qualsiasi tipo di istituzione. Le aziende per prime vivono sulla propria pelle il tramonto della persuasione dall’alto e inventano, per salvare i profitti, forme di marketing che prevedono il coinvolgimento dell’utente e la costruzione di una relazione orizzontale con essi. I pubblicitari, da parte loro, parlano di pro-sumer, un consumatore consapevole e protagonista con cui fare i conti, al posto del tradizionale e passivo consumer. Così va il mondo, e la politica di  una democrazia moderna non può illudersi di rimanere intatta da simili trasformazioni. Per questo, se le frasi del Ministro fanno ben sperare, alcune iniziative telematiche avviate dall’esecutivo lasciano perplessi per il carattere elementare dell’interazione che propongono a un pubblico sempre più raffinato. Pensiamo a Turisti Protagonisti, il molto pubblicizzato portale lanciato dal Ministro dei beni culturali Francesco Rutelli per raccogliere dai vacanzieri nostrani suggerimenti tratti dalle loro esperienze di viaggio. Ma pensiamo anche al fronte virtuale della stessa Consultazione sulla Governance di Internet. Mentre milioni di utenti partecipano alla grande conversazione con i blog costruendo nuove e più democratiche regole di interazione, producono conoscenza insieme su Wikipedia, condividono risorse attraverso sistemi p2p, queste esperienze governative sembrano già vecchie, ispirate come sono da un’idea di partecipazione che non va oltre la metafora della cassetta delle lettere. “Imbucate pure qui le vostre idee, al resto penseremo noi”, è il messaggio più o meno implicito. Di forme più complesse di condivisione, di scambio bidirezionale, di rapporto orizzontale ma, soprattutto, di un processo strutturato all’interno del quale incanalare e valorizzare nel modo migliore i contributi di chi è realmente interessato, neanche l’ombra. E la partecipazione, di cui si fa gran vanto, rischia di rivelarsi poco più che cosmetica.

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Un governo del non governo

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Le regole della rete al centro di una consultazione del ministero Riforme e innovazioni
Il dibattito è sempre più affollato, come la frequentazione della rete cui ormai accede più di un miliardo di persone. Un punto e un forum aperto

Raffaele Mastrolonardo

Quale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood). In poche parole, la grande autostrada informatica è appesantita da un crescente carico di informazioni e dalle pressioni per piegare la sua natura a interessi privati. Più popolata, dunque, più ricca, ma anche più insicura sotto un duplice punto di vista: quello delle truffe ai danni degli utenti e quello del ricorso a internet per l’organizzazione di attività illecite, mentre la censura di alcuni stati (Cina, Iran e Arabia Saudita in testa) raggiunge, talvolta con la complicità di grandi aziende occidentali, proporzioni allarmanti.  La conseguenza di questi fattori e di queste preoccupazioni è che i dibattiti di cui sopra sono più affollati e la domanda di regole stabilite attraverso processi trasparenti ha raggiunto le sedi istituzionali più alte. A Tunisi nel 2005, in occasione del World Summit on Information Society, è stato il Segretario generale delle Nazioni Unite a indire un Forum sulla Internet Governance da tenersi ad Atene alla fine di questo mese. E la scorsa settimana a Roma sono stati più di cento i convenuti alla Consultazione pubblica convocata dal Ministro per le riforme e le innovazioni nella Pa Luigi Nicolais per elaborare la proposta italiana in vista dell’evento ateniese. Un processo condiviso in cui i quattro documenti  messi a punto dal Comitato consultivo presieduto da Stefano Rodotà (non tutti di eguale spessore, per la verità) sono stati discussi da esperti e rappresentanti della società civile in un’assemblea aperta che potrebbe diventare in futuro un forum consultivo permanente sulle questioni della rete. Il testo finale integrerà i contributi di coloro che sono intervenuti al dibattito e di chi vorrà partecipare alla discussione online (http://listserv.iit.cnr.it/internetgovernance.html) lungo quattro assi principali.

Libertà di espressione. La felice anomalia della rete è nella sua natura natura decentrata, una caratteristica che permette a ogni utente di offrire al mondo il proprio contributo di creatività senza passare attraverso un centro. Difendere questa magnifica differenza significa tutelare della libertà di espressione digitale. No, dunque, – recita il testo – a posizioni di controllo che possano impedire a individui situati nella periferia virtuale di innovare,  come fece, per esempio, l’indiano Sabeer Bhatia padre di Hotmail, il primo servizio di posta elettronica via web. E sì, invece, a una Carta dei diritti degli utenti a cui il Forum di Atene dedicherà un workshop specifico e alla salvaguardia dei diritti dei milioni di individui che attraverso blog  e siti personali esprimono le proprie opinioni e hanno pochi strumenti di difesa dal potere. Ma sì anche anche a formati aperti, perché chiunque possa accedere all’informazione con il programma che preferisce, e al software libero dentro cui si possa liberamente guardare e mettere le mani.

Sicurezza. La natura decentrata della rete, che la rende il medium potenzialmente più democratico mai esistito, può rivelarsi invece un ostacolo sul fronte della sicurezza. La piaga delle e-mail indesiderate (spam) e la proliferazione di crimini informatici sono il prezzo che si paga all’assenza di un controllo centrale. La quadratura del cerchio, in cui libertà e repressione si sposano, va allora individuata, secondo la proposta  italiana, in più investimenti in ricerca, coordinamento internazionale, accordo tra utenti e fornitori di servizi su tecnologie aperte e condivise. Tutto questo per ottenere un triplice risultato: fiducia nelle transazioni commerciali, tranquillità di non essere spiati nelle attività sociali in rete, collaborazione tra enti internazionali.

Rispetto delle diversità. Crescita e diversità non sono necessariamente sinonimi. Maggiore penetrazione della rete a livello mondiale può anche voler dire omologazione. Per questa ragione, il documento insiste sul rispetto della diversità culturale e dell’eguale rappresentanza delle lingue e sul coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse culture nella definizione di standard hardware e software.

Accesso per tutti. Da quale tipo di Internet può passare l’allargamento dell’utenza fino all’accesso universale? Da una rete “abbastanza buona” è la risposta. Da un network che garantisca un livello minimo di servizio per i Paesi del terzo mondo, attraverso attrezzature come portatili a 100 dollari e chioschi pubblici (e pubblicamente sovvenzionati), software libero e costi di accesso limitati dal ricorso a tecnologie di rete consolidate, o di nuova generazione ma semplificate.

raffaele@totem.to

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copyright / Via la tassa dai cd vergini

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Due giganti dell’elettronica, Nokia e Philips, chiedono all’Unione Europea di togliere l’anacronistica tassa sui materiali da registrazione e riproduzione. Attualmente, per compensare i titolari di copyright, soprattutto quelli musicali, i supporti vergini per la registrazione come cassette e Cd sono gravati di una tassa e lo stesso avviene per gli apparati elettronici come registratori e lettori di musica. Lo chiamano equo compenso ma tale non è dato che parte da una presunzione di colpevolezza generalizzata: tutti coloro che acquistano queste cose possono essere dei violatori del copyright e se non lo sono, peggio per loro, pagheranno lo stesso. La cosa è divenuta particolarmente assurda per i Cd, ormai usati da aziende e singole persone per uso strettamente privato, di solito per fare delle copie (backup) dei propri file oppure per trasferirli da un computer all’altro. In Italia, con una procedura complicatissima, le aziende, ma non i singoli, possono richiedere a posteriori il rimborso alla Siae, ma solo se dimostrano l’uso legittimo dei loro Cd, allegando voluminosa documentazione. Secondo Nokia e Philips, queste norme sono ormai obsolete per un altro motivo: brani musicali, filmati e persino romanzi sono ormai venduti con un software allegato che ne impedisce o limita fortemente la duplicazione abusiva. Sono i cosiddetti Drm (Digital Rights Management) grazie ai quali, per esempio, un brano acquistato legittimamente su iTunes della Apple non può essere riversato in un altro formato e in un altro lettore che non si l’iPod. I Drm, tutti diversi tra di loro e di solito incompatibili si stanno rivelando peraltro un freno alla diffusione della musica digitalizzata, ma in ogni caso, se i contenuti sono già protetti all’origine perché dovrebbero essere tassati anche un’altra volta? Le due aziende avanzano la richiesta per poter ridurre il costo dei loro apparati e favorirne quindi la vendita.

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giornali / L’evasione nascosta

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Concorso a premi: indovinate cosa voleva dire questo titolo pubblicato sabato scorso da Il Sole 24 Ore: «Unico gratifica gli autonomi». Difficile vero? Talmente incomprensibile che il titolista verrebbe certamente bocciato all’esame da giornalista professionista. Si trattava di un pezzo sulla mostruosa evasione fiscale di molti lavoratori autonomi, resi noti dall’Ansa il giorno precedente, ma, secondo il Sole, «trapelati», quasi fosse una cosa clandestina. Tutti i giornali li hanno ripresi. Il Corriere della Sera vi dedicava ben altro rilievo («I gioiellieri? Più poveri dei maestri») , anche per l’evidente connessione con le polemiche sulla finanziaria e sul fisco. Il quotidiano della Confindustria, invece, ha operato in maniera volutamente schizoide: la sua prima pagina, infatti, era un’esaltazione della compattezza degli autonomi che il giorno prima avevano sfilato a Roma, accompagnato da un invito abbastanza esplicito a manifestare per bene e compatti anche a Treviso. Le cifre sull’evasione finivano invece a pagina 20, nella sezione «Norme e tributi». Ogni quotidiano fa le scelte editoriali che meglio crede, in rapporto al suo pubblico e alle sue idee, ma il martellamento del Sole contro la finanziaria ha ormai raggiunto un’intensità militante vista raramente. L’ultima campagna dentro la campagna è quella contro il decreto del ministro dell’Ambiente che riclassifica i rifiuti e gli scarichi industriali, rimettendoci in regola con la Ue e con il buon senso ambientale e annullando gli sconti ambientali erogati dal governo Berlusconi. «Un passo indietro di 15 anni» protestò Emma Marcegaglia, nota ereditiera siderurgica, con il convinto supporto di Ermete Regalaci il cui unico rapporto con l’ambiente è ormai solo una Margherita.

 

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telegiornali / Nello stile di rete

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Piccoli segni di cambiamento al Tg1. C’è la conduttrice che non legge soltanto, ma fa un vero e proprio commento editoriale sulla violenza alle donne, ci sono degli striscioncini a fondo schermo che segnalano i siti Internet relativi agli argomenti di cui si parla, c’è il direttore che risponde alle e-mail degli ascoltatori. Sembra anche discesa la percentuale di servizi ispirati alla lettura dei giornali del mattino. Ma soprattutto, ed è una questione di stile e trasparenza, vengono più spesso citate le fonti da cui una notizia proviene, che si tratti della Washington Post o di un quotidiano locale dell’Umbria. Anche questo è forse un segno di quanto il costume dell’Internet, quello dei link alle fonti, si stia facendo strada negli old media. E poi si nota più attenzione alle cose dal mondo e della cultura. Difficile immaginare che nella gestione Minum ci si accorgesse che Robert Putnam, famoso studioso americano della politica, aveva tenuto una conferenza a Manchester, che il Finanzial Times se ne era occupato, e decidere al volo di costruirci un servizio. Il tema era la diversità e Putnam, nell’occasione, aveva sostenuto che più un paese contiene etnie differenti, più difficile risulta la reciproca fiducia tra i diversi gruppi. Se si vuole nulla di sconvolgente (è esperienza quotidiana) e il servizio del Tg certamente esagerava nel definirla una «teoria rivoluzionaria». Il redattore, oltre a tutto, trascurava di dire che nell’occasione Putnam aveva comunque aperto all’ottimismo, dicendo che per la coesione delle nazioni ci vuole sia il tempo che una comune volontà di farlo e che il famoso melting pot ci sono voluti anni ed è sempre in equilibrio instabile. Proprio di questo si occuperà il programma di ricerca congiunto tra le università di Manchester e di Harvard, intitolato «Social Change» e diretto dallo stesso Putnam. In ogni caso si è assistito a un buon tentativo di rendere televisivamente una questione astratta, facendola precedere da notizie italiane sul tema e seguire da due interviste nella città più multietnica d’Italia, Torino, entrambe prive di allarmismi.

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La passione di scrivere bene

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Patrizia Feletig

Una rassegna soggettiva dei luoghi in rete da consultare e da leggere per non perdere il gusto della scrittura che, prima di essere creativa, ha da essere curata, attenta, propria. Dai dizionari multilingue ai 2falsi amici», dalle espressioni polirematiche alle metafore più usate. Anche per vincere il blocco psicologico della pagina bianca.

(TUTTI I LINK, IN MANIERA SINTETICA IN QUESTO BLOG, AL PULSANTE “IL PIACERE DI SCRIVERE”)

Ricordate Don Felice, lo scrivano pubblico del film «Miseria e nobiltà» di Totò? Un mestiere ormai scomparso o evoluto nelle forme più specialistiche del negro e del coppywriter. Questa sarà pure l’era della comunicazione digitale, e tuttavia siamo costantemente chiamati a prendere la penna in mano o a sederci davanti a una tastiera per scrivere relazioni, lettere, tesine, discorsi, blog, curriculum o mail. Che siate «operai della parola» o dilettanti, i problemi rimangono gli stessi: blocco da foglio bianco, scelta delle parole giuste, dubbio di grammatica, incertezza sull’ortografia di un termine straniero.

Internet viene in soccorso al mestiere di scrivere. Sul web abbondano vocabolari e glossari. Per la lingua italiana, ma anche per i dialetti. Alcuni tecnici (d’automobilismo, biblico, di chimica), altri specializzati nella ricerca di sinonimi, contrari, acronimi, neologismi e espressioni polirematiche (quelle costituite da due o più parole che messe insieme, assumono un significato diverso da quello delle parole singole, per esempio «acqua e sapone», «paradiso fiscale»).

Una rassegna di dizionari online si trova all’indirizzo www.wuz.it nel menù web utile. Esistono anche siti che in qualche secondo traducono, coniugano, correggono e migliorano la prosa. Sono raccolte di regole di grammatica, consigli pratici per scrivere una relazione, modelli di corrispondenza, esempi di presentazione di curriculum, tracce di temi. Tra i diversi siti pensati un po’ come i «ferri del mestiere» per scrivere correttamente ne abbiamo selezionati 17 tutti gratuiti, privilegiando quelli con la maggiore chiarezza e facilità d’uso. Questi link di taglio pratico, da inserire nell’elenco dei preferiti, costituiscono dei preziosi risparmi di tempo, fatica e figuracce. Molte di queste pagine sono state create da appassionati linguisti, spesso docenti di letteratura italiana in università straniere. Egregio e atipico, il lavoro di Luisa Carrada, professionista di un’azienda high tech, che mette a disposizione di tutti i libri e i link utilizzati nella sua attività di scrittura professionale: dal bilancio all’intranet aziendale. Il suo www.mestierediscrivere.com è stato creato pensando a quello che le sarebbe piaciuto trovare sull’Internet per fare meglio il suo lavoro. Siccome non c’era, alla fine ha deciso di farlo da sola e di regalarlo a tutti..

Un pezzo forte della cassetta degli attrezzi di scrittura si trova all’indirizzo http://parole.alice.it che raccoglie una serie di strumenti online per tirarvi d’impaccio in un momento di incertezza sintattica o per suggerirvi quelle parole che avete sulla «punta della lingua». Dal vocabolario d’italiano al convertitore di parole in plurale e femminili, ai sinonimi e contrari, al coniugatore di verbi, citazioni e aforismi, viene offerto persino uno servizio per comporre rime poetiche.

Vocabolari a bizzeffe. Tra quelli da tenere sotto mouse c’è http://www.garazantilinguistica.it. Registrandosi gratuitamente al sito, è possibile consultare il dizionario italiano, inglese e francese. Nella lingua di Shakespeare troviamo una sezione dedicata ai false friends, le false analogie che ci inducono in errori di traduzione. Come potrebbe essere il caso di «actually» che non significa «attualmente» ma «effettivamente». Infine va elogiata la sua elasticità: il dizionario accetta anche i termini scritti con ortografia inesatta.

Altro link utile è il dizionario www.demauroparavia.it che presenta la pregevole particolarità della ricerca delle espressioni polirematiche. Alla voce del verbo «vedere» sono riportate locuzioni come vedere la luce, vedere rosso, vedere il sole a scacchi, ecc. Esaustivo persino nelle futili curiosità: riporta le statistiche sui lemmi più consultati (provate a indovinare chi figura nella top 5) o quelli non trovati.

L’etimologia di una parola si cerca su www.etimo.it. Se siete incerti sull’ortografia – in qualsiasi lingua – di un vocabolo e volete conoscerne la versione più diffusa, inserite le due interpretazioni e in pochi secondi www.spellweb.com. vi risponderà sulla base del verdetto del web, ossia attraverso il censimento svolto dai principali motori di ricerca. Così «Succube» con 525 voti è più in voga di «Succubo» – forma corretta per i puristi – che ne raccoglie solo 46.

Coniugatore espresso. «Giacere» alla seconda persona plurale del congiuntivo presente, si scrive con una o due C (giacciate o giaciate) ? Basta digitare il verbo nella casella di www.italian-verbs.com/verbi-italiani/verbi-italiani-top.php che fa apparire la tabella della coniugazione richiesta. Il quadro della coniugazione (circa 20mila tra verbi regolari e irregolari, forma attiva e riflessiva) appare anche quando il verbo non viene inserito all’infinito ma in una sua forma coniugata a una persona di un tempo.

Lo scacciadubbi. Una specie di “ricettario” linguistico da consultare per salvarsi dagli Sos di stile su www.manuscritto.it che, tra gli altri, propone un frasario di espressioni già pronte per ogni occasione dalle condoglianze alla promozione.

Potere al popolo. Il neologismo, espressione di una cultura in evoluzione nasce dalla cultura di massa non poteva trovare in Wikipedia un miglior lessicografo (http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Neologismi). Il continuo aggiornamento delle parole che entrano nella nostra lingua è assicurato dai continui interventi e integrazioni degli utenti dell’enciclopedia. Siccome il neologismo rappresenta una lente degli anni in cui vive, quando viene letto in chiave cronologica (la stratificazione delle modifiche è riportata), si coglie anche un’immagine sociale dell’epoca, esplicitata in termini di moda come «cerchiobottismo» e «pornocrazia»

Per stare al passo con le trasformazioni dell’idioma, un osservatorio delle parole nuove viene proposto anche dalla culla dei puristi www.accademiadellacrusca.it che è però meno attuale e ampio di quello di wikipedia: l’ultimo neologismo, sitografia, risale all’anno scorso. E’ però è ricco di approfondimenti etimologici. Molto interessanti, divertenti e per nulla dottorali, i quesiti di stile, le Faq linguistici che tormentano gli italiani .

Piccoli ma importanti. Come stanno in Italiano i segni d’interpunzione? Si registra certamente un uso esagerato dei punti esclamativi e dei puntini sospensivi, mentre il punto e virgola sembra un po’ finito del dimenticatoio. Eppure, punteggiare con criterio e misura fa parte strettissima dello scrivere bene. Dunque www.immaginaria.net/risorsa.php/id/5/start/18 dedica un prospetto ai segni che danno ritmo al testo. Sebbene la punteggiatura rifletta lo stile di chi scrive, qualche regola nella loro collocazione va rispettato. Nel sito, oltre ad esempi, c’è anche un’originale antologia di citazioni da Diderot a Martinetti sulla segnaletica del discorso.

Decrittare. Inciampate sulla sigla ADSL e l’acronimo ULL? Nel mondo della rete e della tecnologia si usano molte sigle, quasi sempre inglesi, non sempre conosciute o familiari. Per la loro decodifica c’è un motore specializzato, www.acronyma.com, in sei lingue, italiano compreso, con un archivio, che al momento, spiega 466.000 sigle.

Font, gif, form, ftp: l’alfabeto del web editing. Per familiarizzare con i termini tecnici utilizzati dagli htm-ellisti e web editor, spulciate il glossario di www.infocity.it/medialab/web/glossario.htm

Do you speak English? Traduttore istantaneo proposto da Google per parole e paragrafi interi con funzione copia-incolla o pagine web inserendo direttamente l’indirizzo nell’apposita casella. Malgrado le sue imperfezioni, http://www.google.it/language_tools?hl=it rimane uno dei migliori traduttori online gratuiti.

Little Italy. Dai professori del Centro Studi Italiani di San Francisco, un agile sussidiario di lingua digitale da sfogliare per trovare espressioni metaforiche, vezzeggiativi, frasi idiomatiche, proverbi o glossari di termini iperspecialistici. Ad esempio quelli usati in fotografia accompagnati dal relativo termine inglese http://www.locuta.com/welcome.htm

Caro amico. Un guida pedagogica sull’arte della corrispondenza creata da alcuni docenti dell’Università di Toronto: le parti di una lettera, la sua disposizione, le formule per esporre una richiesta, presentare un reclamo, sollecitare una risposta, esprimere un sentimento www.chass.utoronto.ca/~ngargano/corsi/corrisp/copertina.htm contiene anche una digressione sulle origini dello scambio epistolare che risale al III° millennio a.C. in Babilonia. Per evitare che le lettere fossero lette da estranei vengono avvolte in uno strato di argilla fresca sulla quale si imprimeva il sigillo del mittente e il nome del destinatario. La busta è un’invenzione più tardiva del XVII°secolo. È solo nel 1820 che il commerciante di carta inglese Brewer produce, sebbene sempre a mano, la prima busta in vendita sul mercato.

http://www.bellacopia.com è un servizio commerciale online di stesura e revisione testi. Tuttavia sul loro sito, si può compulsare un agile vademecum di consigli e regole per una scrittura corretta, nonché attingere a una selezione di modelli di curriculum vitae, lettere di dimissioni, richieste di aumento. Un po’ standard ma utili come base.

Blocco da foglio bianco. Per gli studenti a corto di idee è possibile scaricare dal web temi, appunti , tesine, riassunti: la salvezza, insomma. Tuttavia spesso le procedure sono macchinose e i materiali non sono proprio gratuiti come appaiono. Convincente invece, il sito www.interruzioni.com. dove è possibile scaricare lo svolgimenti di una selezione di temi d’attualità e letterari. Le pagine sono gestite personalmente da un privato che mette a disposizione degli altri la sua “abilità”, a loro rischio e pericolo s’intende.

 

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Nel web invece (e anche)

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Le parole sono magiche e affascinanti. Basta girare o cambiare un aggettivo per mutare il suono di una frase e persino il suo significato. Vale per i testi a stampa della nostra cultura classica, mentre c’è chi sostiene che nel web la parola deve cambiare perché fugaci e saltellanti sono l’occhio e l’attenzione cognitiva del lettore. Il risultato di questa cattiva teoria sono pagine con testi che sembrano scarni dispacci d’agenzia, e per di più sovente scritti male, senza cura né passione. Non è però una scelta obbligata dalla tecnologia. Che si tratti di comunicati aziendali, del diario di una sedicenne, o di una documentazione da studiosi, si può fare di più e di meglio, magari sfruttando quella caratteristica del web che si chiama ipertestualità, fatta di rimandi da un blocco a un altro, i quali non necessariamente spezzano il ritmo, ma permettono utili divagazioni o discese in profondità su una questione. E’ a tal punto vero che uno scrittore di carta, l’americano David Foster Wallace ha costruito «alla web» alcuni dei capitoli del suo ultimo libro, Considera l’Aragosta (Einaudi Stile Libero). In alcuni dei saggi lì contenuti le classiche note a piè di pagina si dilatano per più di una pagina e diventano conversazioni laterali e addirittura ospitano delle note dentro le note. In un altro vengono immesse in un riquadro bordato, al quale si viene indirizzati da una freccia che parte dal testo principale e dai quali riquadri altre frecce eventualmente si diramano. I critici potrebbero sostenere che in questo modo l’autore, che magari ci sta proponendo una astrusa disquisizione tra due scuole di grammatici e linguisti, ci obbliga a uno sforzo supplementare perché le deviazioni risultano dispersive rispetto al filo del discorso. E’ anche vero tuttavia che, così facendo, egli un po’ si ritrae, democraticamente lasciando a noi la responsabilità e il piacere di costruire il nostro filo. Non è letteratura sperimentale, né virtuosismo tecnico, ma semmai uno sforzo apprezzabile di conversazione con noi, ancorché lontani nel tempo e nello spazio. Che poi è la virtù di ogni grande testo.

F. C.

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eventi sportivi / Gentiloni liberaci tu

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Franco Carlini

Domenica abbiamo avuto un piccolo ma significativo motivo in più per sostenere convinti il disegno di legge del ministro Gentiloni, specialmente nella parte che limita al 45 per cento la quota di mercato pubblicitario che le grandi reti possono detenere. E’ successo infatti che il campionato del mondo di Moto Gp sia stato deciso da uno scontro fratricida tra i due piloti delle moto Honda ufficiali, Manuel Pedrosa e Nicky Haiden. Al quarto giro Manuel, forzando allo spasimo per superare il compagno, perdeva aderenza in curva e lo falciava di netto: due Honda fuori gara e via libera a Valentino Rossi verso il probabile titolo, tra due domeniche in quel di Valencia. Bene, per colmo di sfortuna delle rete Italia 1 (Mediaset), quell’episodio, cruciale per tutta la stagione, non è stato visto. O meglio lo si è potuto vedere solo in un quadratino in basso a sinistra dello schermo, mentre nella parte grande scorrevano implacabili nove interminabili spot. A questo sotterfugio antisportivo a autolesionista Italia 1 ha fatto ricorso per aggirare una norma europea e italiana che vieta le interruzioni pubblicitarie durante gli eventi sportivi, salvo che nelle pause naturali del gioco, come sarebbe il caso di un giocatore a terra infortunato o di un cambio di campo al tennis. Con il magico quadratino i legali di Mediaset possono cavillosamente sostenere che gli spot non interrompono perché gli spettatori posso pur sempre vedere quanto succede.

La probabilità che l’Autorità delle Comunicazioni (Agcom) intervenga sanzionando sono minime, vista l’inerzia che continua a dimostrare. Si spera allora che, grazie a Gentiloni e alla prevista riduzione della pubblicità sulle reti Mediaset che già ora sono al di sopra del 45%, simili torture non si riproporranno in futuro.

Al di là della legge, la soluzione escogitata da Italia 1 è comunque sbagliata per diversi motivi.

Intanto perché nuoce agli stessi inserzionisti dato che, con quel sistema, la loro esposizione al pubblico è ridotta. Se in passato il pubblico si irritava per i minispot da 5 secondi (come quelli usati dalla Rai durante la Formula 1 di automobilismo), ora gli viene offerto un buco della serratura e pur se limitatissimo, su di esso lo spettatore indirizza lo sguardo; tutto quanto gli sta attorno verrà considerato un disturbo visivo e lo sforzo percettivo sarà dedicato al fine di rimuoverlo dalla propria percezione. Qualsiasi manuale di psicologia della visione lo conferma: l’occhio non è una banale macchina fotografica e i movimenti oculari scattano automaticamente e inconsciamente per portare gli oggetti che interessa vedere nella zona della retina a più alta definizione, la fovea. Il resto sarà contorno.

Perciò i baldi inserzionisti che domenica scorsa popolavano i monitor hanno in larga misura mancato l’obbiettivo perché pochi hanno visto i loro spot. Per scrupolo di cronaca andrà ricordato che le aziende sprecone di domenica scorsa erano: (1) Allure pour Homme, una colonia per uomo di Chanel, (2) Gatorade, nota bevanda per sportivi del gruppo PepsiCo, (3) Nuovo Clear, prodotto per capelli (4) Opel Astra, (5) Pastasnella, (6) Borotalco, (7) il rasoio Quattro della Wilkinson, (9) Il modello Alfa Brera dell’Alfa Romeo.

Il secondo motivo è che, il pubblico della moto è altamente specifico e proteso verso l’evento e perciò anziché essere attratto da profumi, auto e bevande, svilupperà nel tempo una vera e propria ostilità verso le marche che gli rovinano la domenica. Difficile che scelga proprio l’insopportabile Allure, quando di dopobarba ce ne sono tanti altri. Probabile che, dovendosi radere, si accontenti di un normale usa e getta, giusto per dispetto punitivo.

Ad aggravare il futuro televisivo c’è anche la proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» cui sta lavorando la Commissione Europea. Essa prevede maggiori flessibilità e concessioni alla pubblicità televisiva e cioè abolire il tetto di tre ore al giorno, lasciare libertà alle emittenti di mettere gli spot quando vogliono (e non a distanza minima prefissata), autorizza le nuove forme di pubblicità come appunto lo schermo diviso (split screen) utilizzato da Italia 1, si propone anche di autorizzare e regolare il cosiddetto product placement, quella situazione in cui gli attori usano una particolare marca di prodotti che per questa esibizione dentro l’opera cinematografica o televisiva pagheranno un tot.

Il tutto in una situazione in cui si avverte una certa stanchezza della pubblicità televisiva. Non solo essa è troppa, ma è anche sempre meno attraente. Su questo fronte la legge Gentiloni propone anche di modificare il sistema di rivelazione degli ascolti, l’Auditel, che finora è una libera associazione tra imprese televisive che ha governato il sistema dei sondaggi in modo da escludere i concorrenti come Sky dal computo. Il risultato è uno strumento di misura falsato, che non significa necessariamente taroccato in malafede. Convenzionalmente esso viene preso per buono anche dagli inserzionisti e anche in questo caso non si capisce perché se ne fidino.

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