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eventi sportivi / Gentiloni liberaci tu

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Franco Carlini

Domenica abbiamo avuto un piccolo ma significativo motivo in più per sostenere convinti il disegno di legge del ministro Gentiloni, specialmente nella parte che limita al 45 per cento la quota di mercato pubblicitario che le grandi reti possono detenere. E’ successo infatti che il campionato del mondo di Moto Gp sia stato deciso da uno scontro fratricida tra i due piloti delle moto Honda ufficiali, Manuel Pedrosa e Nicky Haiden. Al quarto giro Manuel, forzando allo spasimo per superare il compagno, perdeva aderenza in curva e lo falciava di netto: due Honda fuori gara e via libera a Valentino Rossi verso il probabile titolo, tra due domeniche in quel di Valencia. Bene, per colmo di sfortuna delle rete Italia 1 (Mediaset), quell’episodio, cruciale per tutta la stagione, non è stato visto. O meglio lo si è potuto vedere solo in un quadratino in basso a sinistra dello schermo, mentre nella parte grande scorrevano implacabili nove interminabili spot. A questo sotterfugio antisportivo a autolesionista Italia 1 ha fatto ricorso per aggirare una norma europea e italiana che vieta le interruzioni pubblicitarie durante gli eventi sportivi, salvo che nelle pause naturali del gioco, come sarebbe il caso di un giocatore a terra infortunato o di un cambio di campo al tennis. Con il magico quadratino i legali di Mediaset possono cavillosamente sostenere che gli spot non interrompono perché gli spettatori posso pur sempre vedere quanto succede.

La probabilità che l’Autorità delle Comunicazioni (Agcom) intervenga sanzionando sono minime, vista l’inerzia che continua a dimostrare. Si spera allora che, grazie a Gentiloni e alla prevista riduzione della pubblicità sulle reti Mediaset che già ora sono al di sopra del 45%, simili torture non si riproporranno in futuro.

Al di là della legge, la soluzione escogitata da Italia 1 è comunque sbagliata per diversi motivi.

Intanto perché nuoce agli stessi inserzionisti dato che, con quel sistema, la loro esposizione al pubblico è ridotta. Se in passato il pubblico si irritava per i minispot da 5 secondi (come quelli usati dalla Rai durante la Formula 1 di automobilismo), ora gli viene offerto un buco della serratura e pur se limitatissimo, su di esso lo spettatore indirizza lo sguardo; tutto quanto gli sta attorno verrà considerato un disturbo visivo e lo sforzo percettivo sarà dedicato al fine di rimuoverlo dalla propria percezione. Qualsiasi manuale di psicologia della visione lo conferma: l’occhio non è una banale macchina fotografica e i movimenti oculari scattano automaticamente e inconsciamente per portare gli oggetti che interessa vedere nella zona della retina a più alta definizione, la fovea. Il resto sarà contorno.

Perciò i baldi inserzionisti che domenica scorsa popolavano i monitor hanno in larga misura mancato l’obbiettivo perché pochi hanno visto i loro spot. Per scrupolo di cronaca andrà ricordato che le aziende sprecone di domenica scorsa erano: (1) Allure pour Homme, una colonia per uomo di Chanel, (2) Gatorade, nota bevanda per sportivi del gruppo PepsiCo, (3) Nuovo Clear, prodotto per capelli (4) Opel Astra, (5) Pastasnella, (6) Borotalco, (7) il rasoio Quattro della Wilkinson, (9) Il modello Alfa Brera dell’Alfa Romeo.

Il secondo motivo è che, il pubblico della moto è altamente specifico e proteso verso l’evento e perciò anziché essere attratto da profumi, auto e bevande, svilupperà nel tempo una vera e propria ostilità verso le marche che gli rovinano la domenica. Difficile che scelga proprio l’insopportabile Allure, quando di dopobarba ce ne sono tanti altri. Probabile che, dovendosi radere, si accontenti di un normale usa e getta, giusto per dispetto punitivo.

Ad aggravare il futuro televisivo c’è anche la proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» cui sta lavorando la Commissione Europea. Essa prevede maggiori flessibilità e concessioni alla pubblicità televisiva e cioè abolire il tetto di tre ore al giorno, lasciare libertà alle emittenti di mettere gli spot quando vogliono (e non a distanza minima prefissata), autorizza le nuove forme di pubblicità come appunto lo schermo diviso (split screen) utilizzato da Italia 1, si propone anche di autorizzare e regolare il cosiddetto product placement, quella situazione in cui gli attori usano una particolare marca di prodotti che per questa esibizione dentro l’opera cinematografica o televisiva pagheranno un tot.

Il tutto in una situazione in cui si avverte una certa stanchezza della pubblicità televisiva. Non solo essa è troppa, ma è anche sempre meno attraente. Su questo fronte la legge Gentiloni propone anche di modificare il sistema di rivelazione degli ascolti, l’Auditel, che finora è una libera associazione tra imprese televisive che ha governato il sistema dei sondaggi in modo da escludere i concorrenti come Sky dal computo. Il risultato è uno strumento di misura falsato, che non significa necessariamente taroccato in malafede. Convenzionalmente esso viene preso per buono anche dagli inserzionisti e anche in questo caso non si capisce perché se ne fidino.

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6 Risposte to “eventi sportivi / Gentiloni liberaci tu”

  1. Attenzione, non confondiamo due argomenti separati della revisione della direttiva Tv Sans Frontiere.

    Sull’affolamento pubblicitario sono d’accordo con i contenuti di questo post. Occorre limitarlo per il bene degli utenti e degli investitori pubblicitari. Serve meno pubblicità ma più rilevante.

    Per quanto invece il product placement, mi limito a far notare che è una pratica già esistente in tv in forma non ufficiale, basta chiedersi chi veste veline, presentatori e soubrette, tanto è vero che nei convegni diversi marchi candidamente hanno ammesso questa pratica. Inoltre il product placement è ammesso al cinema dal Decreto Urbani. I film americani sono ampiamente infarciti di product placement, quindi quando passano poi in tv, gli utenti se lo sorbiscono.
    Questa è una grave incongruenza che la revisione cerca di sanare.

    Occorre trovare nuove forme pubblicitarie che permettano la riduzione dell’affollamento che è diventato insopportabile.

    Il nuovo framework della direttiva cerca di regolamentare nuovi formati come il virtual advertising e lo splitscreen, in modo che non siano più selvaggi.

    Credo che una revisione sia indispensabile anche se molte critiche attuali sono sicuramente giustificate.

  2. Antani said

    “Stupido è chi lo stupido fa”

    Prima considerazione: quell’o che l’indomito cronista chiama “riquadrino” (e aggiunge “quello che gli sponsor ci permettono”) su un bel 14″ è un francobollo indistinguibile: che puntino su questo gli sponsor? Che tutti abbiano un 14″?

    Seconda considerazione: se con 300 Euro mi compro un box in grado di fare il time shift, perchè diavolo non lo fanno anche loro? Per inciso, Italia 1 lo fa quando manda le gare del motomondiale in differita integrale.

    E’ l’esser stupidi che da fastidio. Se vuoi mandare tutta quella pubblicità almeno falla da furbo. Chiaro che se me ne liberano sono più contento.

  3. Col massimo rispetto che si deve a uno sconosciuto, tutti possono sbagliare, io per primo… considerare un’argomentazione a supporto del DDL Gentiloni l’episodio della mancata trasmissione della caduta di Pedrosa su Hayden mi pare quantomeno “privatistico” – se non “peggio”.

    Lesa maestà?

  4. Marcello Testi said

    Ma in questo periodo Carlini sbaglia i nomi apposta come Emilio Fede? Pedrosa è Daniel e il compianto Ermete Realacci di Legambiente è stato sostituito da un certo Regalaci…

    A parte questo, credo che oltre agli studi di psicologia gli inserzionisti badino anche al ROI. Non conosco nel dettaglio né gli uni né l’altro, ma se si vuole criticare in modo serio l’efficacia dello split screen si devono portare anche dati concreti sui risultati ottenuti, per stabilire se sia effettivamente un fallimento o no. A livello teorico, la penso anch’io come Carlini, ma in mancanza di dati, sospendo ogni illazione.

  5. nik said

    «Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.» (P. Coelho)
    NOI DELLA KINSHIP ABBIAMO IL CORAGGIO DI SOGNARE
    VIVA IL VERO MADE IN ITALY W KINSHIP E KIN

  6. nik said

    «Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.» (P. Coelho)

    MADE IN ITALY VERO E’ IL NOSTRO GRANDE SOGNO

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