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Nel web invece (e anche)

Posted by franco carlini su 19 ottobre, 2006

Le parole sono magiche e affascinanti. Basta girare o cambiare un aggettivo per mutare il suono di una frase e persino il suo significato. Vale per i testi a stampa della nostra cultura classica, mentre c’è chi sostiene che nel web la parola deve cambiare perché fugaci e saltellanti sono l’occhio e l’attenzione cognitiva del lettore. Il risultato di questa cattiva teoria sono pagine con testi che sembrano scarni dispacci d’agenzia, e per di più sovente scritti male, senza cura né passione. Non è però una scelta obbligata dalla tecnologia. Che si tratti di comunicati aziendali, del diario di una sedicenne, o di una documentazione da studiosi, si può fare di più e di meglio, magari sfruttando quella caratteristica del web che si chiama ipertestualità, fatta di rimandi da un blocco a un altro, i quali non necessariamente spezzano il ritmo, ma permettono utili divagazioni o discese in profondità su una questione. E’ a tal punto vero che uno scrittore di carta, l’americano David Foster Wallace ha costruito «alla web» alcuni dei capitoli del suo ultimo libro, Considera l’Aragosta (Einaudi Stile Libero). In alcuni dei saggi lì contenuti le classiche note a piè di pagina si dilatano per più di una pagina e diventano conversazioni laterali e addirittura ospitano delle note dentro le note. In un altro vengono immesse in un riquadro bordato, al quale si viene indirizzati da una freccia che parte dal testo principale e dai quali riquadri altre frecce eventualmente si diramano. I critici potrebbero sostenere che in questo modo l’autore, che magari ci sta proponendo una astrusa disquisizione tra due scuole di grammatici e linguisti, ci obbliga a uno sforzo supplementare perché le deviazioni risultano dispersive rispetto al filo del discorso. E’ anche vero tuttavia che, così facendo, egli un po’ si ritrae, democraticamente lasciando a noi la responsabilità e il piacere di costruire il nostro filo. Non è letteratura sperimentale, né virtuosismo tecnico, ma semmai uno sforzo apprezzabile di conversazione con noi, ancorché lontani nel tempo e nello spazio. Che poi è la virtù di ogni grande testo.

F. C.

2 Risposte a “Nel web invece (e anche)”

  1. Dust said

    molto azzeccata la citazione di Wallace. Mi pare che in definitiva la scrittura sul web sia ancora largamente basata sul testo lineare, forma che Wallace aggredisce in modo creativo e intellettualmente stimolante qui e altrove (v. ad es. l’uso delle note). Questo – ovvio – dipende anche dalle caratteristiche delle piattaforme utilizzate, che non consentono, che so, di interagire con un database o di inserire scripts. Avendo tempo mi piacerebbe creare dei testi “preparati”, che mescolano scrittura e programmazione, o una libreria di funzioni per creare testi “reattivi”, sia alle azioni del lettore (input espliciti, movimenti del mouse,..) sia ad eventi esterni. Un esempio inverso l’ho visto qualche tempo fa (non riesco a recuperare il link): uno schermo che segnala in zone e con colori diversi l’arrivo di messaggi e email

  2. Ice said

    sto leggendo ora quel libro. è un poco faticoso per via dei tanti hyperlink, ma sicuramente meglio di una voce di wikipedia.

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