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editoriale / Delusione Guido Rossi

Posted by franco carlini su 26 ottobre, 2006

Franco Carlini
Il giorno 19 della settimana scorsa il presidente di Telecom Italia è stato sentito alla Commissione Giustizia del Senato a proposito delle intercettazioni telefoniche di mister Tavaroli and Co., realizzate a partire dai computer della società. Rossi ha fatto sua la linea di Tronchetti Provera, ovvero che Telecom Italia è «parte danneggiata» perché dirigenti infedeli hanno abusato dei sistemi. Tuttavia c’è qualcosa che non funziona in questa versione perché dei dipendenti Telecom sono state schedati. «A questi dipendenti non ritiene di dover chiedere scusa?» gli ha chiesto il senatore Massimo Brutti. E’ chiaro infatti, che, almeno in questo caso, i nomi delle persone da scrutare illegalmente devono essere stati forniti dall’ufficio personale di Telecom, con una debita richiesta di accertamenti. Difficile pensare che il tizio facesse tutto da solo. Risposta del professor Rossi: «sono solo 150 su 85 mila dipendenti». In America c’è stato un caso analogo, quello dell’americana Hp che intercettava i giornalisti per capire da quali fonti interne ricavassero le notizie. Ebbene il Chief executive Mark Hurd ha ammesso di sapere, se non i dettagli, almeno l’oggetto della ricerca; ha riconosciuto pubblicamente lo sbaglio; infine si è impegnato a comunicare a tutti i soggetti «bersaglio» delle investigazioni illegali, i metodi e il dettaglio di tutte le informazioni su di loro raccolte. Invece Rossi, l’uomo della trasparenza e del capitalismo moderno, ha opposto una risposta negativa alla richiesta del senatore Felice Casson che venisse messa a disposizione del senato l’indagine conoscitiva sui sistemi di sicurezza da Telecom affidata agli analisti di Kpmg.
Intanto uno dei bersagli di Hp, la giornalista Pui-Wing Tam del Wall Street Journal, per nulla tranquillizzata, si è già data da fare diligentemente e ha raccontato in pubblico, in un lungo articolo di 2800 parole, come Hp, fosse andata rovistando financo nella spazzatura di casa sua, oltre che nei telefoni e nella posta elettronica. Sia lecito nutrire qualche ammirazione per il giornalismo americano e per quelli che in Italia fanno cose analoghe, come i colleghi Bonini e D’Avanzo di Repubblica, anche se per questo, sulla televisione di Telecom Italia, vengono sbeffeggiati, loro e il pm milanese Spataro. E’ avvenuto nella trasmissione Otto e Mezzo, gestita da un tizio che spavaldamente rivendicò di aver lavorato per la Cia.

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