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Usi e costumi ai tempi di Internet, due o tre cose che è bene sapere

Posted by franco carlini su 26 ottobre, 2006

Gli effetti della banda larga e dei motori di ricerca su milioni di cybernauti, per i quali la rete è – o era – solo posta elettronica e qualche navigazione. Come usare al meglio quello che abbiamo
Franco Carlini
Cosa fanno in rete i circa quindici milioni circa di italiani che la frequentano? Essenzialmente ricevono, gestiscono e scrivono dei messaggi di posta elettronica e navigano sul web, per lavoro o per diletto. Per molti di questi l’internet è divenuta strumento quotidiano essenziale, la cui assenza eventualmente dovuta a interruzione del servizio del provider genera ansietà e stati di astinenza. In ogni caso l’internet è un dato di fatto, «è qui per restare», come dicono gli americani. Ma altre domande si pongono: come è cambiato l’uso, in questi ultimi dieci anni, e, secondariamente, se le sue potenzialità siano ben note e sfruttare al meglio. Le indagini migliori sono quelle realizzate, negli Stati Uniti, dal Pew Internet & American Life Project (www.pewinternet.org) che continua, anno dopo anno, a studiare gli atteggiamenti della «gente» riguardo alle tecnologie.
Qui segnaliamo soltanto due fenomeni macroscopici recenti che è possibile rilevare anche da osservazioni episodiche. Sono la banda larga e i motori di ricerca. La prima per ora ha cambiato le abitudini d’uso non già perché larga ma perché sempre accesa, la qual cosa è possibile solo per chi abbia abbonamenti forfettari e non a consumo. In questo caso il Pc di casa o di ufficio diventa lo strumento permanente, comodo e istantaneo di consultazione e di lavoro. Essendo sempre connesso, risulta spontaneo rivolgersi ad esso per conoscere l’orario dei treni, trovare una via di Torino sullo stradario, e per mille altre consultazioni che nel passato erano impossibili oppure richiedevano un intero scaffale di manuali, elenchi e repertori.
Ma per fare queste ricerche, assai spesso, occorreva sapere in anticipo dove cercarli. Da qui l’utilità degli elenchi di siti offerti dai programmi di navigazione e chiamati «Preferiti» o «Bookmarks»; pazientemente ogni utente salvava gli indirizzi utili e, se meticoloso, li organizzava per materie e argomenti. L’altro sistema era di rivolgersi a uno dei vari portali internet, come Yahoo!, Libero, Repubblica.it, Corriere.it che offrono almeno un bel po’ di questi link a siti di informazione specializzati.
Le cose tuttavia sono cambiate da quando i motori di ricerca (Google primo fra tutti, ma non solo Google) sono divenuti molto più efficienti: una domanda (query) loro rivolta ottiene risposte adeguate in meno di un secondo e queste sono abbastanza ben ordinate da offrire per primi i link ai siti davvero utili, almeno in questa categoria di servizi di base. La rapidità dei motori di ricerca è tale che molti ormai li usano anche per accedere anche ai siti che già conoscono. Chi scrive, per esempio, volendo leggere il settimanale inglese The Economist, non sta a battere nell’apposita riga del browser http://www.economist.com, ma, avendo la pagina di Google sempre davanti, inserisce le sole lettere «ec»: il browser completa la maschera con Economist; una pressione su Enter fa trovare il link al giornale e un clic ci porta a destinazione: più rapido a farsi che a raccontarsi. La potenza dei motori è tale che sia i Preferiti che i Portali generalisti risultano ormai meno utili e c’è chi li ha abbandonati del tutto.
Fin qua gli usi recenti, ma standard. Peccato però che sia i browser che i siti e i servizi web, offrano molte prestazioni in più e che queste siano largamente ignote o pochissimo usate, anche quando si potrebbe guadagnarne in efficienza ed efficacia. Il fatto non deve stupire ed è un fenomeno assai noto: i progettisti di lavatrici come di software o di cellulari, arricchiscono i loro prodotti di una enorme quantità di funzioni, ma gli utenti invece rifuggono dalle complicazioni e si accontentano di usare quelle che hanno imparato e tra queste quelle che gli appaiono utili davvero; le altre non vengono nemmeno scoperte oppure vanno nel dimenticatoio. Senza dubbio è una scelta saggia, che deriva da una valutazione più o meno conscia dei costi e dei benefici: perdere molto tempo per studiare il manuale, oppure intanto usare quel minimo che serve? Si pensi al banale tasto Indietro che nei programmi di scrittura cancella le lettere appena scritte: c’è chi per eliminare una parola fa back-back-back lettera per lettera, ma quando scopre che tenendo schiacciato il tasto Control la parola viene cancellata tutta assieme, non abbandonerà più quella scorciatoia da tastiera e la trasformerà in routine automatica. Tutto sta a trovare l’equilibrio giusto, ma qualche indicazione e trucco proveremo a indicarli nelle prossime settimane.

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