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Scienza – Gli steccati del monsignore

Posted by franco carlini su 31 ottobre, 2006

Franco Carlini
Benissimo ha fatto Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolitano di Genova a esprimere le sue critiche al Festival della scienza in corso in questi giorni. Non ci metterà piede perché «mi pare un po’ a senso unico, in direzione laicista». Con questa pubblica dichiarazione, argomentata più diffusamente nella lezione teologica tenuta sabato a Sanremo, il prelato ha fatto cadere gli equivoci su cui molti si erano adagiati, laici credenti e non credenti. Ha volutamente demolito la consolatoria idea che tra i due approcci al mondo ci possa essere un dialogo fecondo dove gli uni e gli altri imparano, a partire dalle proprie ricerche e dai propri valori.
Bagnasco, che fu allievo del più anticonciliare tra i cardinali italiani, Giuseppe Siri, rimette le cose a posto (a modo suo) e ci ricorda che si tratta di due grandi narrazioni che entrambe aspirano al rango di verità e che perciò sono, in ultima analisi, tra loro antagoniste. Così come le tre religioni monoteiste restano ognuna convinta di essere la migliore, anche quando dialogano.
La scienza occidentale, a dire il vero, non ha mai avuto questa pretesa, almeno nei suoi cultori più seri. Piuttosto ha sempre sostenuto che le sue sono verità provvisorie, pronte a essere superate, purché ciò avvenga all’interno di un metodo scientifico, appunto. Alcuni tra i ricercatori sembravano aver trovato la pace delle idee dicendo che gli ambiti delle due ricerche sono separati: la scienza si occupa solo del come vanno le cose nel mondo fisico e le religioni semmai si occuperanno dei perché, argomento sul quale la ricerca nulla può dire. I teologi più aperti a loro volta dicevano che se il mondo è stato creato da Dio, allora lo studiarlo è soltanto una buona esplorazione di quel disegno.
Come noto si fa scienza per applicarla al mondo e, prima ancora per amore di conoscenza. Ma a Bagnasco non va bene né l’una né l’altra motivazione: «La ricerca scientifica deve essere ordinata non già all’utilità sociale e non può esserlo nemmeno a se stessa: una scienza del tutto libera, senza nessun vincolo, come oggi si sente dire, è destinata all’autodistruzione».
E’ una tesi pesante, una rivendicazione di egemonia sempre e comunque che non discende da un dialogo nel mondo né da uno interno alla chiesa cattolica: lo conferma il ridimensionamento dei laici credenti al convegno delle chiese d’Italia, in Verona.
Oggi riemergono le offese mai digerite,Voltaire e Darwin, e si rialzano gli steccati con la modernità in nome di verità che autorità autoreferenziali dichiarano indiscutibili. Non ci si stupirà se di fronte a una tale pretesa così manifestamente irrazionale e irruente, scienziati di vaglia come il filosofo Daniel Dennet e il biologo Richard Dawkins abbiano pubblicato libri infuocati in nome dell’«ateismo» (che in America è termine più tecnico e meno connotato che da noi) per esempio scrivendo: «Io attacco Dio, tutti gli dei, qualsiasi cosa di soprannaturale, dovunque e ogni volta che sia inventata» (La delusione di Dio, di Richard Dawkins).

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