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giornali online / Alla ricerca della qualità

Posted by franco carlini su 2 novembre, 2006

Dunque giornali di carta e di qualità, suggeriscono gli esperti a chi voglia non solo sopravvivere, ma persino (ri)acquistare influenza nella sfera pubblica. Ma cosa vuol dire qualità giornalistica oggi? E poi, secondariamente, lo strumento di carta è l’unico?

La qualità, viene invocata da tutti coloro che vedono minacciato il proprio mercato, una volta tranquillo: fabbricanti di scarpe, stilisti, produttori di riso eccetera. Aumentare il valore delle merci attraverso la qualità è la risposta ai cinesi invadenti. Analogamente, di fronte all’invadenza della free press e dell’internet, editori e molti giornalisti si illudono pensando che di loro ci sarà sempre bisogno e che,  anche in un mondo dove tutti producono notizie, la bravura professionale continuerà a premiarli.  La tesi potrebbe essere sensata se effettivamente il giornalismo fosse di qualità medio alta, la qual cosa è oggi difficilmente sostenibile ed è semmai una delle cause della caduta nelle vendite. A coloro, specialmente giovani, che dei quotidiani fanno a meno si aggiungono quelli che abbandonano perché delusi. La cattiva qualità ha molti genitori: l’organizzazione del lavoro,  le poche risorse, le scelte editoriali delle proprietà e dei direttori, la stessa acquiescenza dei giornalisti. Il deterioramento coinvolge tutti e suscita sovente rassegnazione.  

Il guaio è che sulla qualità grava un micidiale pregiudizio: che essa significhi paginate di piombo, argomenti astrusi e inavvicinabili dal lettore-spettatore tipo. Eppure i numeri dicono il contrario: il Sole 24 Ore, per esempio, è riuscito a motivare la sua esistenza alla domenica, giorno in cui gli affari sono fermi e chiusi gli uffici dei commercialisti, inventandosi un Domenicale con i fiocchi; Alias del manifesto, ha la straordinaria capacità di farti misurare quanto sei ignorante di filosofia e di musica, ma specialmente di incuriosire e spiazzare e proprio per questo ha un suo pubblico pagante.

Insomma nei giornali (ma anche nei film e nei romanzi) la qualità è fatta di temi, contenuti e  linguaggio e quest’ultimo chiede fatica e impegno. L’autore delle due pagine assai tradizionali che state leggendo  si chiede (ma il tempo non glie lo consente e forse non ne avrebbe le capacità) come le stesse idee potrebbero essere scritte, impaginate e illustrate in altra maniera, sia sulla carta ma a maggior ragione sul web: in quest’ultimo caso al lavoro netto  di scrittura (diciamo due giorni pieno) occorrerebbe aggiungerne  altri due per cercare meticolosamente i link giusti (ma non tutti, solo quelli veramente importanti); per spezzare gli otto pezzi di queste due pagine e per meglio intrecciarli tra di loro; per cercare, magari su Flikr o su Google Images foto e disegni adeguati, non troppo piattamente illustrativi, ma nemmeno eccessivamente stravaganti, e infine per realizzare uno o due grafici che rendano visivamente i fenomeni descritti a parole.

(Certamente si fa prima, come ha fatto un grande quotidiano nazionale dieci giorni fa, a leggere il Guardian, tradurre in italiano le otto opzioni di uscita dall’Afganistan e disegnarci sopra una bella pagina, naturalmente senza citare la fonte!).

 

E i giornali online? Ci sono testate che esistono solo in rete, progettate specificatamente per questo medium. Una delle più famose è la californiana Salon, un’altra, ormai consolidata, è Slate. Sono riviste vere e proprie, talune settoriali (tantissime parlano di tecnologia). Il modello è tradizionale, nel senso che al centro c’è una redazione, c’è una periodicità è c’è un indice del numero, cui corrispondo degli articoli classici. A cambiare rispetto alla carta c’è ovviamente il canale di distribuzione (la rete stessa) e i link tra i diversi articoli. Si finanziano con la pubblicità e/o con gli abbonamenti.

Ci sono siti web appoggiati a testate di carta che già esistevano prima, per esempio dei grandi giornali o settimanali (come Business Week, o l’Economist). I siti dei quotidiani hanno delle notizie fresche durante il giorno, ma sono quasi sempre preoccupati all’idea di «bruciare» quanto pubblicheranno il giorno dopo. Per i periodici questo problema non si pone, ché anzi il sito web li aiuta a colmare i vuoti tra un’uscita e l’altra; i settimanali dunque offrono notizie fresche e brevi durante la settimana e gli articoli importanti all’uscita in edicola. Spesso consentono la lettura completa solo a chi sia abbonato: alcuni articoli dunque sono Free, altri Premium.

Ci sono poi, non ancora mature, ma interessanti, un numero crescente di esperienze di giornalismo civico (dal basso, di base), dove le notizie vengono scritte dai cittadini. Si possono presentare in forma di blog ma anche, come nel caso di Ohmynews o di Newsvine, impaginate come un giornale.. Possono riguardare piccole comunità locali oppure comunità sparpagliate ma unificate da un tema. I contributi possono essere ceduti gratuitamente dai lettori-redattori o anche retribuiti.  Su questo fronte tutto è in movimento e in cerca di un equilibrio.

 

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