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statistiche / Sommersi dagli exabytes

Posted by franco carlini su 2 novembre, 2006

Secondo una ricerca dell’università di Berkeley, che purtroppo risale al 2002, in quell’anno vennero prodotti 5 nuovo exabytes di informazione, depositata in forma digitale. Un exa è un miliardo di miliardi. Gli stessi ricercatori stimavano che ogni tre anni raddoppiasse, e dunque dovremmo essere a 10 exa (il link relativo lo si trova a https://chipsandsalsa.wordpress.com/giornalismi/). Ovviamente 10 exa è una quantità sconvolgente: è come se ognuno dei 6,5 abitanti della Terra producesse ogni anno un camioncino pieno di libri. Di questa nuova informazione il web superficiale», quello accessibile, rappresenta però soltanto una parte, e nemmeno la più grande: pari a 167 terabyte (un tera è mille miliardi), meno di un decimillesimo. La posta elettronica, un diluvio, è circa tre volte il web. La gran parte dei nostri fantastici exa è data da film, musiche, fotografie, registrazioni tv, eccetera. Se si tenesse conto anche delle conversazioni telefoniche, che sono pur sempre informazioni, ma per fortuna non tutte intercettate e registrate i totali schizzerebbero ancora più in alto. La carta è una cenerentola che di più non si può, e buon per gli alberi. La cosa significativa in questo gran fiume di bit e bytes (un byte è otto bit ed equivale grosso modo a un carattere a stampa), è però un’altra: che essa in larghissima misura nasce già digitale, perché viene prodotta sui computer o altri apparati elettronici di registrazione. E ciò avviene perché le tecnologie della microelettronica hanno messo alla portata di miliardi di persone apparati di produzione che un tempo erano molto costosi e riservati solo ai professionisti: dalle camere digitali ai Pc, dai cellulari ai registratori. Dopo di che è persino ovvio che tanto ben di bit «voglia essere libero» e tenda a propagarsi altrove, andando in rete, viaggiando come Mms, e via saltando.

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Una Risposta to “statistiche / Sommersi dagli exabytes”

  1. Gianni said

    Una statistica interessante – e anche più interessante un problema ad essa strettamente collegato, quello di come diavolo si può muovere tutta ‘sta roba.

    Le fibre più rapide oggi installate arrivano a quanto, 100gigabit, ovvero 10gbyte; muovere un peta (un millesimo di exa) richiede dunque un milione di secondi nominali, 10-15 milioni reali, circa 6 mesi.

    Qualche giorno fa si è sviluppata la discussione sul Blackbox di Sun, preconizzata da Cringely (anche se lui aveva predetto che sarebbe stata brevettata da Google perché è ossessionato da Google) ma secondo me l’uso quale superthumbdrive non è poi da ignorare.

    Backuppare un anno di RAI? Attacchi una decina di BB al frontend, dumpi tutto, li metti su dieci TIR e li porti nelle miniere di sale sotto gli studi di RAI Romania…

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