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editoriale / Acropoli dei diritti

Posted by franco carlini su 9 novembre, 2006

editoriale

L’impegno è importante e sarà il caso di prepararlo al meglio. Nel corso del recente Forum di Atene dedicato al governo dell’internet la sottosegretaria Beatrice Magnolfi ha detto che nella primavera prossima uno dei temi più caldi della rete attuale e futura avrà una tappa internazionale in Italia. E’ il problema della “Carta dei diritti dell’internet” che la delegazione italiana ha sostenuto con buona convinzione, soprattutto grazie agli interventi di Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Vittorio Bertola. Non è tuttavia una questione semplice: si tratta infatti di garantire anche nello “spazio pubblico più ampio e partecipato mai conosciuto dall’umanità” (Rodotà) l’insieme dei diritti già acquisiti, insieme rimodellandoli nel nuovo ambiente, che è fatto di tecnologie trasversali e globali, senza frontiere e di pratiche sociali del tutto nuove. Alcuni peraltro obbiettano a questa esigenza: non sono già le Nazioni Unite e i trattati internazionali pieni di richiami generosi e magari utopici ai diritti dell’umanità in generale, e poi a quelli dei bambini, delle donne, dei diseredati, dei senza parola? Davvero siete convinti che serva una nuova carta quasi costituzionale, un Bill of Rights, e che questa, quando mai approvata e siglata, possa essere efficace?

Nessuno ovviamente si illude, ma il valore delle dichiarazioni solenni non è mai consistito nella loro diretta efficacia, quanto nei processi sociali e possibilmente dal basso che esse possono attivare e potenziare. In questo caso poi, è del tutto chiaro che le formulazioni buone possono discendere solo dal lato luminoso della rete, che è largamente maggioritario, in contrapposizione al suo lato oscuro. Il quale non è fatto tanto di terroristi, pedofili e commercianti di droga e di uranio arricchito, quanto dalle reazioni abnorme e retrograde che tutti i governi hanno la tentazione di praticare, di fronte a un fenomeno che, da 15 anni a questa parte, scuote gli equilibri esistenti. Per non dire dei nuovi recinti, enclosure, che molto mondo del business va erigendo, con lo scopo del tutto evidente di ricondurre ai precedenti modelli economici quanto invece va scappando da tutte le parti verso orizzonti di condivisione e persino di altruismo non profittevole.

E’ anche evidente e obbligatorio che un tale percorso non soltanto deve essere dal basso, ma internazionale e le voci di Atene lo erano e anche questo dà ottimismo.

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