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Microsoft lo preferisce blended

Posted by franco carlini su 9 novembre, 2006

La casa di Bill Gates si allea realisticamente con una parte del mondo Linux, indicando un mondo del software né monolitico, né polarizzato, ma semmai eterogeneo, dove il suo software, ben certificato, sia ancora centrale e di garanzia per gli utenti

Franco Carlini

«Se non puoi batterlo, accordati con lui» è vecchia regola delle guerre e degli affari che la Microsoft di Bill Gates e Steve Ballmer segue da tempo, con tranquilla empiria. L‘accordo che la casa di Redmond (non di Richmond, come questo giornale ha scritto nei giorni scorsi!) ha disegnato con un suo storico avversario, la Novell di Provo nello Utah, risponde a questa regola aurea e si inserisce in una linea di condotta meno presuntuosa e più aperta che Microsoft va da tempo praticando.

Novell è una delle aziende di software che trascinò la Microsoft davanti alle giurie antitrust in America e in Europa (una sua causa è tuttora pendente), ma l’accordo quadro della settimana scorsa si riferisce a un altro terreno di conflitto, quello tra il mondo dei software proprietari, come Windows e Office di Microsoft, e i software a sorgente aperta (Open Source) come Linux e i suoi derivati. Quel Linux a suo tempo venne definito dai dirigenti di Microsoft come un cancro, nel senso che con le sue regole di distribuzione non profit (la famosa licenza Gpl) distruggebbe il valore della proprietà intellettuale del software. In altre occasioni, e per lo stesso motivo, venne considerato una roba da comunisti. Novell, assai mormone e poco comunista, è una delle aziende che offre il sistema operativo Linux, software di base per i computer, offrendo ai suoi clienti assistenza e personalizzazione; il suo pacchetto si chiama Suse Linux Enterprise, perché discende dall’acquisizione, tre anni fa, della Suse, una delle aziende che per prima cavalcò quel sistema. L’altra grande stella mondiale del firmamento è RedHat, il cappello rosso, che non rientra nel recente accordo e che semmai lo guarda con vera preoccupazione.

I dettagli dell’accordo sono ottimamente descritti da Novell in un’ottima pagina di Faq, Domande e Risposte, un ottimo caso di gestione delle relazioni con il pubblico. In sintesi si tratta di tre livelli di collaborazione: tecnica, legale e di marketing. Sul primo fronte verrà costituito un centro di ricerca comune per garantire compatibilità e interoperabilità tra i due mondi. Su quello del mercato, le forze di vendita delle due aziende saranno in grado di offrire ai clienti soluzioni miste, open e proprietarie, attingendo al portafoglio di prodotti comune. Più significativo è il fronte legale perché affronta uno dei problemi che fino ad ora hanno in parte frenato l’espansione di Linux: molte aziende infatti, pur attratte da quel sistema, hanno paura che esso possa diventare vittime di cause legali da parte dei detentori di brevetti software; famosa al riguardo, anche se ormai finita nel nulla, è la causa che Sco, altra azienda di software, aprì contro Ibm, accusando il colosso del software di offrire una versione di Linux che conteneva dei pezzi di software di proprietà della stessa Sco. In occasione di quella vicenda Microsoft non nascose allora la sua simpatia per Sco e molti anzi sospettarono che ci fosse proprio lei dietro a tanta offensiva giudiziaria. Oggi invece Microsoft e Novell in pratica si scambiano l’una con l’altra una serie di brevetti e così garantiscono ai loro clienti che i prodotti misti da loro offerti non corrono nessun rischio di rivalsa.

Marco Comastri, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, ci tiene a sottolineare che «questo accordo è un fatto concreto, in un mercato eterogeneo, e che la chiave di tutto è l’interoperabilità». E c’è ragione di credergli: lui del resto e proviene dalla Ibm dove ha visto il gigante blu progressivamente trasformarsi nel principale promotore di Linux; sa dunque che nessuna egemonia è per sempre e che ogni dominante vedrà continuamente emergere, alla periferia del suo impero, nuovi agili invasori. E’ quello che Gates fece con la Ibm ed è quello che il mondo Linux sta facendo con Microsoft: svilupparsi in una nicchia e poi crescere fino a proporsi come alternativa. A quel punto la saggezza impone che si operi per coesistenza, anziché per guerre di religione.

D’altra parte coesistenza non vuol dire matrimonio né pace duratura: la mossa di Microsoft rompe l’accerchiamento open, ricostruisce un’immagine non arrogante e meno isolazionista di se stessa, ma nello stesso tempo è anche un’idea di riconquista: Comastri, gentile e pratico, non lo dice, ma la decisione di Redmond mira certamente anche a dividere il mondo Linux tra quelli che saranno certificati Microsoft e quelli che no, tra quelli che stanno sotto il cappello Ibm, quelli di RedHat e quelli free e alternativi come il grande sognatore dell’Open Source e della sua «licenza pubblica» la Gpl del grande utopista libertario Richard Stallman.

Il fenomeno non è nuovo: certe espressioni culturali, e anche il software lo è, nascono alternative e dal basso, dal mondo degli esclusi e dalle minoranze, che si tratti dei blues o dei jeans a vita bassissima; dilagano per virtù propria e allora vengono scoperte dalle corporation che le fanno proprie, in parte le deformano. E’ il loro successo, ma la sfida si sposta ad altri livelli.

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Una Risposta to “Microsoft lo preferisce blended”

  1. Mi viene da aggiungere però che la “strategia” Microsoft, come segnalato in alcuni paper che sono trapelati tempo fa, è quella definita delle 3E: “Embrace, Extend, Exterminate”.

    E seppure Windows Vista sembra secondo alcuni essere l’ultimo canto del cigno della serie Windows così come la conosciamo, non è escluso che Microsoft, sotto altre forme e modi, tenti sempre e ancora quella strategia. Abbracciare una tecnologia, estenderla fino all’incompatibilità e quindi sterminare la concorrenza.

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