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articoli e appunti da franco carlini

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Al primo posto il retrobottega

Posted by franco carlini su 30 novembre, 2006

F. C.

Ma che ne è della partecipazione civica in rete, la cosiddetta e-democracy? E tutti i progetti di e-Gov? Secondo Beatrice Magnolfi, sottosegretario all’innovazione tecnologica,«una nuova fase» si impone e ci verrebbe voglia di chiamarlo e-Gov 2.0. Magnolfi, parlando lunedì a Pisa in una conferenza sull’argomento, ha proposto un bilancio del già fatto, non senza qualche sano criticismo. Nella pubblica amministrazione italiana ci sono 17 mila anni/uomo di attività informatiche, il che ne fa la più grande azienda IT del paese. E ci sono stati investimenti massicci, ma gli effetti, sia quelli reali che quelli percepiti dai cittadini, sono bassi. Come mai? Due, in sintesi i motivi. Il primo è l’attenzione prevalente data al front office, lo sportello in rete con le sue interfacce web, rispetto al back office, il retrobottega fatto di persone, procedure e database. Il risultato sono certamente moltissimi siti pubblici (praticamente tutti i comuni ce l’hanno), ma servizi e modalità di interazione poco conosciuti e poco soddisfacenti. Grandi portali, sovente rigonfi, quasi sempre poco usabili. Il secondo motivo, forse inizialmente inevitabile, è l’essersi mossi più per esperimenti pilota che per farne un sistema coerente. Degli exploit insomma, più che una sana e permanente attività di rete. Lo ha confermato l’assessore ligure al bilancio e alle tecnologia, G. B. Pittaluga: in genere si è assistit6o a una visibile sproporzione tra investimenti e risultati.

Magnolfi insiste: bisogna assicurare a tutto il paese una soglia minima di servizi e partecipazione online, ma insieme continuare a spingere e a incentivare le eccellenze. E ancora colmare i molti divari, sia regionali che culturali che limitano l’accesso ai servizi online. L’incontro pisano era dedicato alla e-partecipation, anche per fare il punto dei molti progetti cofinanziati dal precedente ministro all’Innovazione, Lucio Stanca. Molti hanno iniziato il loro percorso, ma come ha fatto notare Fiorella De Cindio dell’università di Milano, il punto debole è la scarsa convinzione di molte amministrazioni che considerano l’Internet e la partecipazione dei cittadini o come fiore all’occhiello, laterale, oppure, ciò che è peggio, come un disturbo. Andrà anche aggiunto che molti in passato hanno accentuato troppo l’aspetto tecnologico, rispetto a quello sociale, come nel caso di un programma «intelligente» destinato a tradurre in italiano le delibere scritte in burocratese, laddove, evidentemente, il problema era semmai il contrario, e cioè di insegnare ai funzionari a ragionare e scrivere come i cittadini. Quel programma per fortuna è stato lasciato cadere: anche lui si occupava solo dell’interfaccia e non agiva sui processi amministrativi retrostanti.

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