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La banca in tasca del Sud Africa

Posted by franco carlini su 30 novembre, 2006

Patrizia Cortellessa

La diffusione della telefonia mobile, in alcuni casi una vera e propria esplosione, sta cambiando il quadro generale di molti paesi in via di sviluppo. Sono più di 2,5 miliardi i telefoni mobili al mondo, più della metà posseduta proprio dagli abitanti dei paesi del Terzo Mondo,  dove le linee fisse crescono invece a ritmi lentissimi, visti i costi necessari per alzare pali e stendere fili. Già a partire dalla fine degli anni ’90 alcune innovazioni tecnologiche, e soprattutto i cellulari, entrando a pieno ritmo nella vita quotidiana di molti cittadini, hanno fatto compiere loro enormi balzi in avanti riducendo in parte il gap – fin lì cresciuto in modo esponenziale – rispetto alle nostre ricche “società dell’informazione”.

Inversione di tendenza dunque? Partendo da paesi come l’Africa, dove la diffusione dei cellulari è andata ben oltre le più rosee aspettative degli esperti, e parlando di numeri, si potrebbe affermare di sì, almeno per quel che riguarda la telefonia mobile. Anzi. In alcuni paesi la tecnologia non solo viene in aiuto ma fa evolvere forme di utilizzo addirittura d’avanguardia in occidente ancora non diffuse.  

Può succedere allora che proprio in Sudafrica, dove 16 milioni di persone (il 48 per cento della popolazione adulta) non ha accesso ai servizi finanziari, compresi quelli  bancari, e dove gli stessi telefonini hanno sostituito ormai da tempo le cabine telefoniche, sia ora possibile, ­pigiando semplicemente il tasto di un cellulare, eseguire diverse transazioni economiche. Nel giro di pochi secondi, in qualsiasi ora del giorno o della notte, da qualsiasi parte ci si trovi e con la massima semplicità si possono effettuare operazioni di m-banking (mobile banking) a costo zero o minimo: trasferimenti di denaro verso amici e familiari che vivono in un’altra città (magari ancora più povera di quella da cui parte la rimessa di denaro), effettuare e ricevere pagamenti di merci (fatture e quant’altro), lasciandosi alle spalle l’incubo dello spostamento con contante al seguito e i rischi derivanti. E senza certo rimpiangere quei 58 minuti di attesa (il tempo medio per l’accesso ad un’istituzione finanziaria in Sudafrica).

«Il tempo è denaro», e non soltanto per modo di dire. Vogliamo considerare la differenza che c’è rispetto a eseguire la stessa operazione recandosi in banca di persona? Due ore da passare sul bus (la banca spesso è lontana) e l’accesso agli sportelli è limitato soltanto a certi orari.

«Al momento sembra funzionare», dichiarano oggi al settimanale The Economist i fondatori di Wizzit, (http://www.wizzit.co.za/ ) innovativo erogatore di servizi finanziari, vera e propria banca virtuale che tre anni fa cominciato il proprio business rivolgendosi proprio verso le persone a basso reddito, snobbati in genere dalle banche tradizionali. Wizzit si appoggia alla South African Bank di Athens e ha come sloga promozionale la frase «Una banca nella vostra tasca».

 Positive sembrano essere soprattutto le risposte degli utenti, che considerano questo servizio migliore di quello tradizionale. Una volta raggiunto – come sembra – questo obiettivo, Wizzit se ne prefigge di nuovi: raggiungere quei 16 milioni di africani del sud che non sono clienti bancari, ma che per il 30 per cento hanno un telefono cellulare.

Uno studio è stato realizzato di recente dal Consultive Group to Assist the Poor (Cgap: http://www.cgap.org/). Questa organizzazione, basata in Washington, e ospitata presso la Banca Mondiale, ha come scopo quello di espandere la conoscenza e accesso ai servizi finanziari nei paesi poveri. La ricerca più recente, terzo di una serie sponsorizzata dalla Fondazione Vodafone, si intitola  «Sviluppo economico tramite il cellulare: il caso Sudafrica» (http://www.cgap.org/publications/mobilephonebanking.pdf ) e prende in esame proprio 515 sudafricani a basso reddito (low-incoming)  300 dei quali non avevano accesso a operazioni bancarie e 215 invece clienti di Wizzit. Nove su dieci degli intervistati ritengono «vantaggiose» ed «economiche» le operazioni effettuate tramite m-banking e il 93% ritiene che i propri soldi siano al sicuro come in qualsiasi altra banca. C’è poi da considerare l’impatto sociale. La possibilità di eseguire più facilmente transazioni in denaro favorirebbe le relazioni e, sempre tornando ai risultati del rapporto,  farebbe sentire «più indipendente»  il 52 per cento  delle donne intervistate.

Le operazioni di m-banking sono solo un esempio di un fenomeno in crescita e che non riguarda soltanto il Sudafrica. In Kenia, per dirne una, uno progetto-pilota denominato M-Pesa viene usato per concedere e pagare i microprestiti tramite telefono.  

Nel 2005, dati forniti dalle Nazioni unite, l’entità delle rimesse globali dei migranti ha raggiungo i 232 miliardi di dollari, di cui oltre il 20 per cento, tuttavia, persi però tra spese bancarie e frodi di vario tipo, considerando tutte le forme di trasmissione di denaro. Se invece di rimettere lo stesso nelle mani di qualche «compatriota di fiducia» che poi si dilegua fosse permesso a tutti inviarlo semplicemente pigiando il tasto di un cellulare.

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