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articoli e appunti da franco carlini

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Giù dalla torre d’avorio

Posted by franco carlini su 7 dicembre, 2006

editoriale

Mai come di questi tempi  scienza  e tecnologia sono sui media e nei pubblici convegni. Per non dire della magica parola «ricerca» che all’improvviso, e in maniera assolutamente generica, sembra tornata a essere, ma solo nel vuoto ciarlare dei politici, rimedio alla crescita economica che non viene. Tanta generica popolarità si accompagna peraltro a un diffuso sentire fatto di magiche aspettative e insieme di diffidenza, per superare le quali – molti pensano –  servirebbe «soltanto» un po’ di sana e corretta divulgazione.

Non stanno così le cose e a ricordarcelo è un fisico teorico importante, Marcello Cini, che molti lettori del manifesto conoscono per lunga frequentazione, fin dai tempi del debutto come rivista e passando poi per il quotidiano che state leggendo.

Il Supermarket di Prometeo. La scienza nell’era dell’economia della conoscenza (Codice
Edizioni, 29 euro) è il luogo colloquiale, il seminario in tre parti e otto capitoli, dove Cini ci invita a entrare con la dovuta voglia di rileggere, di ristudiare e di rifarsi molte domande colpevolmente accantonate, le quali non riguardano solo la scienza e la tecnologia, ma anche il capitalismo più recente, il fallimento teorico di alcune idee di Marx e il senso della sinistra oggi. E il legame profondo tra tutte queste cose.

A molti questo libro non piacerà. Ad alcuni ricercatori perché mette in dubbio certi fondamenti teorici e metodologici delle loro discipline: sono quelli che per contrapporsi giustamente all’antiscientismo troppo dilagante, della scienza così com’è oggi finiscono difendono tutto o quasi, richiudendo la torre e rivendicando una separatezza che era invece felicemente stata intaccata dai movimenti sociali. Ad altri, a sinistra, apparirà forse post moderno e cioè privo di una teoria politica generale ed eventualmente rivoluzionaria. E certamente non incontrerà l’interesse dei politici moderati perché troppo drastico nei giudizi sullo stato del mondo. Ma questi sono esattamente i suoi pregi e i buoni motivi per leggerlo. E del resto, che cosa deve fare un giovane fisico (l’età in questi casi non conta) se non continuare a minare con pazienza e curiosità le fondamenta di un discorso solo apparentemente solido? E cosa deve fare un comunista se non interrogarsi sullo stato di cose presenti e sulla possibilità di cambiarlo, con il pensiero e con l’azione? Questo giornale venne immaginato proprio per questo.

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