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Contratto Rai riveduto e scorretto

Posted by franco carlini su 18 gennaio, 2007

Modificato misteriosamente il contratto di servizio Rai, traditi i buoni propositi dell’offerta multimediale. Il palazzo contro la partecipazione

Gabriele De Palma e Franco Carlini

 

Cancellata dal sito Internet del governo la bozza Gentiloni. Al suo posto, sul sito di Radio Radicale, ce n’é un’altra riveduta e (s)corretta di gran lunga peggiore. La «cosa» di cui si parla  è il contratto di servizio con cui lo stato definisce che cosa si aspetta dalla Rai tra il 2007 e il 2009, ai fini del servizio pubblico e in cambio del canone. In particolare è sensibilmente diverso il sesto capitolo che dettagliava gli impegni Internet e multimediali della Rai.

Il primo testo, già approvato dall’autorità delle comunicazioni (Agcom) era frutto di una vera consultazione tra utenti e associazioni. Anche il manifesto l’aveva commentato con piacevole stupore (il 22 dicembre 2006): maggiore offerta di contenuti su tutte le piattaforme tecnologiche; pubblicazione di tutti i contenuti autoprodotti dall’azienda sotto licenza Creative Commons che, diversamente dal copyright, ne garantisce una libera circolazione e condivisione. Il testo peggiorato è stato reso pubblico dall’onorevole Marco Beltrandi (Rosa nel pugno). Egli ci ha detto di non conoscere l’autore delle modifiche e comunque lo definisce «certamente molto autorevole». Mistero. 

 

La prima cosa che balza all’attenzione è che non c’è più alcun riferimento al portale Rai.it. Esso, nel disegno originario, doveva essere il luogo di tutta l’offerta Rai multimediale ospitandone i contenuti, direttamente accessibili a tutti coloro che hanno pagato il canone, subito dopo la loro messa in onda. Nella riscrittura non si fa menzione di Rai.it.  Ancora: non si dichiara più che verrà messa online tutta l’offerta Rai ma solo «specifici contenuti», e non si indica il lasso di tempo che intercorrerà tra messa in onda e messa online. Ma il peggio è quanto viene dopo: nella versione Gentiloni  era prevista la possibilità per chiunque «si impegni a rispettare l’integrità dei contenuti …   di distribuire (cioè ri-distribuire, ndr) tutti i contenuti» Rai. Al contrario nel documento ora in discussione alla Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai non c’è più alcuna traccia delle licenze Creative Commons, né della possibilità di creare siti mirror che replichino l’offerta multimediale. L’idea invece era ottima: i contenuti pubblici potevano essere ripresi e fatti circolare anche da altri soggetti, nello spirito della condivisione delle idee e nella modalità tipica della rete.

 

Il tutto lascia supporre che la distribuzione avverrà non più dalla Rai, ma da siti terzi, magari for profit. E’ un totale rovesciamento di prospettiva: nella bozza Gentiloni i materiali pagati dal canone per svolgere un servizio pubblico venivano messi in rete oltre che in onda e andavano a costituire un patrimonio culturale comune aperto. Ruolo civico e civile. E’ il modello virtuoso della Bbc. Nella bozza taroccata si abbraccia, implicitamente, l’idea che la Rai produca e rivenda, a operatori telefonici, satellitari o di rete, i quali sceglieranno quanto giudicano appetibile a un mercato di massa, seppellendo il resto nell’oblio. Anche in Inghilterra gli imprenditori privati avevano menato una violenta campagna contro il progetto della Bbc, accusandolo di concorrenza sleale, ma sono stati respinti, in nome della pubblica utilità. In Italia non c’è nemmeno l’ombra del riformismo alla Blair.

 

Vengono abbandonati anche i buoni propositi relativi all’accessibilità dei siti web con buona pace dei diversamente abili e tra le proteste irate delle associazioni dei consumatori. L’Adiconsum ha chiesto ufficialmente che venga approvata la bozza Gentiloni e non il pastrocchio ambiguo e pericolosamente vago che è la sua riscrittura. I due testi sono per fortuna consultabili sul sito www.adiconsum.it.

 

La nebbia calata all’improvviso sul contratto di servizio Rai, con la rimozione del documento dal sito del governo e la sua riscrittura annacquata, sembra voler togliere efficacia all’azione di un ministro che  ha avuto il pregio di aver interpretato la politica come piace ai cittadini attraverso consultazioni di cui ha tenuto conto. A qualcuno nei molti palazzi tutto questo non deve essere piaciuto.  I grandi giornali tacciono forse perché sono concorrenti. Gli interessi di parte ovviamente hanno diritto di manifestarsi e di premere (di fare lobby, appunto), ma nei paesi civili come gli Stati Uniti, ciò avviene pubblicamente e si sa quali interessi ogni onorevole intende sostenere. E’ insopportabile e indecoroso invece che una discussione di questo tipo avvenga furtivamente e i presidenti delle camere dovrebbero impedirlo.

Tanto sabotaggio tuttavia può ancora essere fermato. Juan Carlos de Martin,promotore delle licenze Creative Commons italiane dichiara: «La speranza  è che davvero, come annunciato prima dell’inizio dei lavori della Commissione da Landolfi, si apra una ampia consultazione pubblica sull’argomento». Lawrence Lessig, il famoso giurista americano  dei Creative Commons si è detto disponibile ad essere audito.  Restano le domande per ora senza risposta: chi ha tolto il testo originale? Chi ha scritto quello nuovo?

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4 Risposte to “Contratto Rai riveduto e scorretto”

  1. Splendido articolo, sintetico ed esauriente. Grazie. 🙂

  2. chissa quando le cose cominceranno a cambiare?

  3. […] abbiano la tendenza a far apparire/sparire articoli durante le varie fasi preparatorie… leggete qui. Ciò nonostante, la firma della petizione potrà favorire degli eventuali […]

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